La prima sezione penale della Cassazione, collegio presieduto da Carlo Zaza e relatore del caso il consigliere Filippo Casa, ha accolto il ricorso presentato da Gaspare Spatuzza contro l'ordinanza con cui il tribunale di sorveglianza di Roma aveva respinto la sua richiesta di tornare in libertà. La prima sezione penale della Suprema Corte, dopo una camera di consiglio svolta ieri, ha infatti annullato con rinvio l'ordinanza dei giudici di sorveglianza, disponendo quindi un nuovo esame sull'istanza di Spatuzza, il quale, ergastolano, collaboratore di giustizia dal 2008 e detenuto ai domiciliari in una località protetta, chiede di poter accedere alla libertà condizionale, dopo aver scontato 25 anni di reclusione. Il tribunale di sorveglianza di Roma, lo scorso settembre, aveva però ritenuto che il suo percorso di rieducazione non potesse ancora dirsi concluso. Dopo il deposito delle motivazioni della Cassazione, i giudici della Capitale dovranno ora riesaminare il caso.
"Spatuzza ha compiuto un percorso spirituale di cambiamento, ha fatto condannare dei criminali e ha permesso di smascherare il depistaggio di Scarantino, un depistaggio di Stato. È giusto che lo Stato mantenga adesso le promesse, rispettando una legge, voluta, tra l'altro, da Falcone e Borsellino". Così Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo Borsellino, aveva commentato ieri all'Adnkronos la decisione di Gaspare Spatuzza di chiedere di poter tornare in libertà.
Il boss ha sulle spalle numerose condanne tra cui quella per l'omicidio di Don Pino Puglisi e per la strage di Via D'Amelio in quanto riconosciuto autore del furto e della preparazione della Fiat 126 che il 19 Luglio 1992 era stata impiegata come autobomba.
Come anticipato ieri dal ‘Corriere della Sera’ il Riesame aveva respinto la richiesta dell’ex boss di Brancaccio poiché serviva "un esame particolarmente approfondito e attento", che certifichi "un effettivo e irreversibile cambiamento". Da dimostrarsi attraverso la "condanna totale del proprio passato criminoso" e "comportamenti coerenti" per "lenire le conseguenze materiali e morali delle condotte delittuose". Spatuzza è sulla buona strada, aveva concluso il Tribunale, ma deve "completare e consolidare il positivo percorso intrapreso". Per il legale di Spatuzza, l’avvocata Valeria Maffei, la decisione dei giudici di sorveglianza è "contradittoria" e frutto di "preconcetti". Il suo assistito pratica "riparazione e solidarietà sociale da ancor prima di collaborare con la giustizia, chiede scusa alle vittime, svolge attività di volontariato, proclama la necessità di collaborare e invita a farlo tutti i soggetti mafiosi con cui è stato posto a confronto”. Certo, è responsabile di delitti feroci, tra cui il sequestro di Giuseppe Di Matteo, figlio del pentito Santino, confessato dopo il pentimento con relativo sconto di pena, ma - ha sostenuto l’avvocata - "è proprio dalla gravità dei reati che deriva la eccezionalità e notorietà (mondiale) della collaborazione, anche perché inizialmente ostacolata da varie fasce politiche; e nonostante le polemiche, la bagarre politica, le minacce velate, Spatuzza non ha mai revocato la decisione di collaborare a tutto campo, rivelando notizie, ribaltando sentenze, inimicandosi buona parte degli esponenti politici di allora".
Il contributo che ha dato in questi anni Spatuzza, secondo l’avvocata, non sarebbe stato valutato in maniera adeguata dai giudici di sorveglianza, come il "percorso religioso e di studi intrapreso" in carcere. E anche alla luce della riforma dell’ergastolo ostativo richiesto dalla Corte costituzionale, per Spatuzza "è evidente il raggiungimento della prova del completamento del percorso trattamentale di rieducazione e di recupero". Inoltre, secondo la legge, gli ergastolani possono avere i benefici dopo ventisei anni di reclusione. E Spatuzza, calcolando la liberazione anticipata che si applica a tutti i detenuti, è già a trenta.

Foto © Imagoeconomica

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