La presenza di militari NATO nel Paese aumenta il livello di pericolosità dello scontro

Dopo i bombardamenti notturni, è iniziata stamattina la grande offensiva russa nel Donbass.
La guerra potrebbe diventare più violenta con la “fase 2”, anche a causa dell’aiuto fornito agli ucraini dai Paesi NATO. “Alti ufficiali di Paesi NATO sono caduti in mano russa” ha riportato il free lance Giorgio Bianchi. E con il proseguimento della guerra, prosegue pure l’adesione di Kiev all’UE.
Il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov rende noto che “la Russia ha iniziato la seconda fase dell’operazione speciale in Ucraina”, cioè la grande offensiva russa nel Donbass, ma “non cambieremo il regime in Ucraina” e “non stiamo valutando la possibilità di utilizzare armi nucleari”. Truppe russe si starebbero raggruppando nella regione russa di Rostov e in Crimea.
Questa notte infatti sono stati condotti attacchi mirati nel Donbass da parte dell’esercito russo. Il ministero della Difesa di Mosca, Sergey Shoigu, ha riferito che i militari “hanno colpito 60 strutture militari dell’Ucraina”, mentre “l’esercito russo sta attuando sistematicamente il piano per la liberazione delle repubbliche di Donetsk e Lugansk”. Riporta il Fatto Quotidiano.
Lavrov ha inoltre spiegato che le cause della guerra sono da ricercare nel “desiderio dell’Occidente di governare il mondo”, espandendo la NATO fino ai confini russi e riempiendo di armi l’Ucraina.
Nel frattempo continua l’assedio russo all’acciaieria Azovstal nella città di Mariupol. Dentro sono asserragliati il reggimento neonazista Azov, militari ucraini della 36esima brigata dei marines e mercenari stranieri. Il Ministero della Difesa russo ha richiesto ai combattenti ucraini dentro lo stabilimeenti di “deporre le armi”. Il comandante del reggimento neonazista Azov, Denis Prokopenko, ha fatto un appello al mondo per liberare “i civili presenti nell’acciaieria”. Come ha fatto notare sul suo canale Telegram Vittorio Rangeloni, reporter di guerra nel Donbass, cosa ci fanno civili nell’impianto industriale usato come “fortino” dai militari ucraini? Come mai solo dopo giorni di combattimenti nella zona viene fuori questa notizia? L’ipotesi del giornalista è che l’Azov li stia usando come “scudo umano”. Pratica, questa, usata spesso dai militari del reggimento. Lo hanno anche affermato civili di Mariupol intervistati dallo stesso Rangeloni nelle scorse settimane.
Conscio della situazione sfavorevole, il presidente ucraino, Volodimyr Zelensky, ha affermato che “gran parte dell’esercito russo è concentrato su quest’offensiva”, ma “non importa quanti militari russi verranno trasferiti in quest’area: combatteremo!”.
Ieri è stato effettuato anche un raid russo su obiettivi sensibili nella città di Leopoli (Lviv). La città, situata vicino al confine polacco, è un importante centro della Galizia, regione fondamentale per il nazionalismo ucraino. La metropoli è una delle più vicine al governo di Kiev e alle politiche della NATO, tanto da ospitare nelle vicinanze la base di Yavoriv, già distrutta dai russi, in cui la NATO addestrava i militari ucraini. I bombardamenti di ieri avrebbero colpito “siti vicini alla ferrovia”, come ha riportato il capo delle ferrovie ucraine, Oleksandr Pertsovskyi. La difesa russa ha parlato di “missili ad alta precisione che hanno colpito il 124° centro di supporto logistico delle truppe ucraine nella regione di  Leopoli, il grande deposito di armi straniere consegnate all’Ucraina negli ultimi sei giorni dagli Stati Uniti e dai Paesi europei”. Riporta l’agenzia Ansa. Probabilmente a Leopoli si stavano immagazzinando le armi che l’Occidente continua ad inviare al governo di Kiev.
Secondo il New York Times ci sarebbero prove che attribuiscono all’esercito ucraino l’uso di bombe a grappolo nel villaggio di Husarivka, tra Kharkiv e Kramatorsk. Non solo, anche a Kramatorsk, l’8 aprile, furono usate tali bombe che uccisero molti civili. Organizzazioni per i diritti umani hanno evidenziato che l’esercito ucraino avrebbe utilizzato ordigni vietati già dall’inizio del conflitto. Le bombe a grappolo sono infatti proibite dal diritto internazionale a causa degli effetti devastanti.
La Russia e l’Ucraina sono in guerra, ma nei fatti sono coinvolti molti Paesi della NATO. Oltre l’abbondante invio di armi occidentali al governo di Kiev, c’è anche una forte presenza di istruttori stranieri che addestrano le truppe ucraine. E’ di qualche giorno fa la notizia del Times, secondo cui  addestratori del corpo d’èlite britannico Sas starebbero addestrando militari ucraini vicino a Kiev. Infatti, essendo che la capitale ora non è più circondata dai russi.
In un video del 16 aprile, il reporter di guerra Giorgio Bianchi ha riferito di un suo colloquio con una “fonte qualificata” che gli ha confermato che “alti ufficiali di Paesi NATO sono caduti in mano russa e i nomi per il momento non sono rivelati”. L’intromissione non ufficiale dei Paesi NATO nel conflitto, sta peggiorando la situazione. Per Bianchi, la Russia sta valutando “l’ipotesi della dichiarazione di guerra nei confronti dell’Ucraina e di un ulteriore livello di escalation”, siccome finora il Cremlino parlava di “operazione speciale”, cioè un intervento militare chirurgico. “Ora i russi smetteranno di combattere avendo le mani legate dietro la schiena”, dato che l’UE, la Gran Bretagna e il governo Zelensky, guidato dagli USA, non vogliono realmente trattare, bensì continuare a combattere. Mosca potrebbe quindi usare “missili balistici, probabilmente anche nucleari”, “bombardieri a lungo raggio” e “tutto quello che si può usare per annientare in poco tempo l’avversario”, ha affermato il giornalista.
A inizio aprile c’era stato l’incontro tra la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Zelensky, per l’adesione di Kiev all’UE. Durante il meeting sono state espresse le posizioni dell’UE riguardo alla guerra. “L'Ucraina fa parte della famiglia europea” aveva detto la von der Leyen, e “sono profondamente convinta che l'Ucraina vincerà questa guerra, che vinceranno la libertà e la democrazia”. E l'Alto rappresentante dell'Ue per la Politica estera, Josep Borrell, rivolgendosi a Zelensky, aveva rincarato la dose, “Presidente, lei ha avuto tanti applausi ma ha bisogno di armi” e “noi faremo di tutto per farle avere le armi per vincere questa guerra”. E al rientro dall’incontro, sempre Borell, aveva annunciato su Twitter, “questa guerra sarà vinta sul campo”. Risulta quindi chiara la posizione ufficiale delle istituzioni europee: “armi”, “guerra” e “vittoria sul campo”, dimenticandosi di dialogo e negoziati per giungere alla pace.
Prosegue intanto l’iter per l’adesione dell’Ucraina all’UE. Ieri il governo ucraino ha consegnato alle istituzioni europee il documento compilato per poter candidarsi a diventare membro dell’Unione.
Secondo il presidente francese Emmanuel Macron, uno dei pochi interlocutori europei che cercava di tenere aperto il dialogo con il presidente russo Vladimir Putin, “da quando abbiamo scoperto i massacri a Bucha e in altre città, la guerra ha preso una piega diversa, per cui da allora non gli ho parlato direttamente, ma non escludo di farlo in futuro”. E, come riportato da il Fatto Quotidiano, sul petrolio russo ha detto, “spero che nelle prossime settimane riusciremo a convincere i partner europei a interrompere l’importazione”.
L’offensiva russa è una risposta all’aggressività occidentale. Istituzioni UE e governi europei, Londra e Washington, hanno ormai deciso di piegare Mosca con le bombe. Questa politica è un suicidio non solo per l’Ucraina, ma per tutto il mondo. E a pagare il prezzo più alto per questo braccio di ferro militare, sono sempre i civili. Presidenti e Primi ministri si ergono a grandi strateghi, mentre mandano al macello i loro popoli.

Foto: it.depositphotos.com

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