Peskow: “Possiamo avere successo nel confronto con l’occidente

La conferma è arrivata dal Times: il corpo d’èlite britannico Sas (Special Air Service) starebbe addestrando militari ucraini del 112esimo battaglione a Obolon, nella periferia nord di Kiev, all’utilizzo dei 5000 missili anti-tank NLaw forniti da Londra. Si tratta di armi molto efficaci contro i carri armati russi, dal costo di 40mila euro l’una), facili da utilizzare e in grado di colpire obiettivi in movimento a oltre 770 km/h fino a distanze di 400 metri.

Il ministero della Difesa britannico non ha rilasciato commenti nel merito; certamente non è una novità per gli alti comandi dell’esercito russo: nell’ultimo incontro ufficiale tra Russia e Regno Unito l’11 febbraio scorso, il ministro della Difesa Sergei Shoigu aveva provocato infatti l’omologo britannico Ben Wallace, chiedendo spiegazioni in merito all’invio da parte di Londra di forze speciali britanniche.

A metà febbraio, anche il Sunday Mirror riportava che prima dell’invasione russa, cento forze speciali Sas e Sbs (Special Boat Service) erano state spedite a Kiev per addestrare gli ucraini in controguerriglia, artiglieria, cecchinaggio e sabotaggio dei piani di Mosca e delle forze speciali russe; ma ora la posta in gioco si fa più alta.

È emerso che Londra, nei prossimi giorni, addestrerà altre centinaia di truppe di Kiev nel Regno Unito e l’MI6 sta collaborando con Kiev per penetrare le comunicazioni russe. Non è un caso che Mosca abbia recentemente chiuso l’ingresso al Primo Ministro Boris Johnson, così come al Ministro degli Esteri Elizabeth Truss e al Ministro della Difesa Ben Wallace.

È uno scontro sempre più diretto, quello che si profila tra Mosca ed i paesi della Nato e non si scorge più il confine che separa un conflitto regionale in Ucraina con una vera e propria “terza guerra mondiale a pezzi”.

Non è solo l’Ucraina a destare preoccupazione, ora anche il fronte del nord sta assistendo ad un’escalation senza precedenti: il primo aprile si è conclusa in Norvegia l’esercitazione Cold Response 2022, la più grande manovra guidata dal paese dagli anni '80, che ha coinvolto 30.000 soldati e 200 aerei provenienti da 27 nazioni, tra cui l’Italia. Scopo ufficiale: simulare un ipotetico conflitto che vede in campo i Paesi dell'Alleanza Atlantica. A complicare le cose vi è inoltre l’intenzione di Svezia e Finlandia, secondo il Times, di presentare l’adesione alla Nato già dall'estate. Eventualità che stando alle parole del vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo Dmitry Medvedev imporrebbe che la Russia rafforzi i suoi confini occidentali, tanto che non si parlerebbe più “di uno status non nucleare per i paesi baltici".

"L'internazionalizzazione delle attività militari dell'Alleanza alle alte latitudini, in cui sono coinvolti Stati Nato non artici, non può non destare preoccupazione", ha affermato all’agenzia di stampa russa TASS l'ambasciatore generale del ministero degli Esteri russo Nikolay Korchunov, che è anche Presidente del Comitato degli Alti Ufficiali del Consiglio Artico. "Ciò aumenta il rischio di incidenti non intenzionali, che, oltre ai rischi per la sicurezza, possono anche causare seri danni al fragile ecosistema artico”, ha aggiunto.

Mentre l’Europa continua ad infiammarsi in uno scenario di guerra sempre più generalizzato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, incalzato dal giornalista Pavel Zarubin sulle possibilità che la Federazione Russa sarebbe stata in grado di "avere successo" nel confronto con l'Occidente, a differenza dell'URSS, ha risposto senza mezzi termini: "Possiamo".

Nonostante Mosca sia stata pesantemente colpita dalle sanzioni occidentali, è sempre più evidente come queste si stiano ritorcendo contro i paesi ostili: all'inizio di aprile, si è appreso che a causa dell'aumento dei prezzi dell'energia, il Regno Unito rischia di affrontare un forte calo del tenore di vita; in Germania, l'inflazione è salita al 7,3% a marzo, il livello più alto dalla riunificazione della Repubblica federale di Germania e della DDR nel 1990; negli Stati Uniti, i prezzi al consumo sono aumentati dell'8,5% entro la fine di marzo, il tasso di inflazione più alto dal 1981.

Foto d'archivio: it.depositphotos.com

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