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Scambio di accuse tra Ue e Cremlino. Nel frattempo, secondo Kiev, in Donbass è “iniziata l’offensiva finale russa

Il cancelliere austriaco Karl Nehammer (in foto) e il presidente russo Vladimir Putin hanno tenuto un incontro a Mosca stamattina per discutere della crisi in Ucraina. L'incontro, durato circa 90 minuti, si è svolto a porte chiuse senza la partecipazione dei media, riferisce il quotidiano austriaco Kronen Zeitung.
Come ha dichiarato il ministro degli Esteri austriaco Alexander Schallenberg prima di una riunione dei ministri degli Esteri dei paesi membri dell'Unione europea, svoltasi a Lussemburgo, il cancelliere austriaco intende presentare al presidente russo "messaggi molto chiari di natura umanitaria e politica".
"Non vogliamo lasciare nessuna opportunità inutilizzata e dobbiamo sfruttare ogni possibilità per porre fine all'inferno umanitario in Ucraina", ha affermato il politico. "La diplomazia non è mai finita", ha sottolineato. Secondo i media locali, l'incontro era stato coordinato con i "partner essenziali" dell'Austria, tra cui il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, il presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il presidente del Consiglio europeo, Charles Michele. Nel frattempo, la vice portavoce del governo tedesco, Christiane Hoffmann, ha dichiarato lunedì che Berlino "accoglie con favore l'iniziativa" ed è "del parere che bisogna sostenere qualsiasi sforzo diplomatico volto a porre fine alle ostilità in Ucraina e creare le condizioni di base per i negoziati" tra Mosca e Kiev. Allo stesso tempo, ha confermato che il cancelliere tedesco era stato informato in anticipo della visita. Dichiarazioni sono giunte anche dal portavoce presidenziale russo Dmitri Peskov il quale ha confermato che “il problema principale sarà la situazione intorno all'Ucraina. D'altra parte, le questioni del gas non possono essere escluse [dall'ordine del giorno] in quanto è una questione molto importante per la parte austriaca". Sempre sul fronte diplomatico, i toni tra Ue e Mosca si sono nuovamente accesi dopo le dichiarazioni dell’alto rappresentante dell’Ue Josep Borrell che, di rientro dalla sua missione a Kiev, si è detto convinto, in un Tweet, che “questa guerra sarà vinta sul campo" dall’Ucraina aggiungendo che “gli invii di armi saranno decisi sulla base delle esigenze degli ucraini". Immediata è stata la risposta del presidente della Duma, Vyacheslav Volodin: "Borrell deve essere immediatamente licenziato dai Paesi dell'Ue. Il suo compito è cercare una soluzione al problema attraverso la diplomazia", ha detto. Della stessa linea è anche il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. "Devo dire che ciò che Borrell ha detto in questo contesto è aggressivo e senza precedenti, davvero, cambia significativamente le regole del gioco", ha dichiarato Lavrov. Il Cremlino inoltre critica l'ipotesi di un allargamento della Nato con il progetto di un ingresso di Svezia e Finlandia nell'Alleanza Atlantica per questa estate. La notizia era stata riportata dal Times che cita fonti secondo le quali l'adesione al blocco militare da parte di entrambi i paesi è stato "un argomento di conversazione a più sessioni" durante gli incontri tra i ministri degli esteri dell'Alleanza che si sono svolti la scorsa settimana, nei quali vi hanno partecipato anche i rappresentanti di Stoccolma ed Helsinki. Per tale decisione, dai risvolti geopolitici imprevedibili, non sarebbe necessario un referendum secondo il premier finlandese in quanto c'è il sostegno popolare a suo dire.
La Finlandia dovrebbe presentare domanda per l'adesione alla NATO a giugno, seguita dalla Svezia. Nel caso in cui si realizzassero i sindacati, l'Alleanza sarebbe composta da 32 nazioni.

L’aggiornamento della guerra
Sul piano militare la situazione è sempre esplosiva. Secondo i media ucraini l’offensiva finale della Russia nella regione orientale del Donbass "è già iniziata”, come afferma alla Cnn Vadym Denysenko, consigliere del ministro dell'Interno ucraino. "I russi stanno accumulando le loro forze", ha detto Denysenko. "Sì, non ci sono ancora le grandi battaglie di cui si parla tanto negli ultimi giorni. Ma in generale potremmo dire che l'offensiva è già iniziata". Denysenko ha segnalato esplosioni durante la notte nella regione di Dnipro e ha detto che anche il bombardamento di Kharkiv, la seconda città più grande dell'Ucraina, è continuato. A detta di Kiev, il primo obiettivo dell'attacco russo sarebbe la città di Izium, poi toccherebbe a Dnipro, considerata un "obiettivo strategico". La conferma arriva anche da Ramzan Kadyrov, capo della repubblica russa della Cecenia e comandante delle milizie cecene impegnate nella guerra in Ucraina: "Ci sarà un'offensiva. Non solo su Mariupol, ma anche su altri luoghi, città e villaggi. In primo luogo libereremo completamente Luhansk e Donetsk, e poi prenderemo Kiev e tutte le altre città”, ha detto in un video pubblicato sul suo canale Telegram. Proprio a Mariupol i combattimenti sono sempre più intensi e le forze russe sono riuscite a conquistare nuovo terreno: la città portuale ucraina, assediata ormai da settimane, ora è divisa in due parti, come afferma l'equipe di esperti dell'Institute for the Study of War nel suo ultimo report. I combattenti ucraini - circa 3.000 - si trovano nel porto principale a sud-ovest e nell'acciaieria Azovstal a est. L'esercito ucraino dice che si sta preparando per "la battaglia finale" nella città assediata di Mariupol. Dal canto loro, invece, i russi rivendicano la distruzione, con i missili Kalibr, alla periferia meridionale di Dnepropetrovsk, dei sistemi di difesa aerea S-300 forniti all'Ucraina dall'Europa. Tra gli altri, secondo il ministero della Difesa russo, sono stati eliminati quattro lanciamissili S-300 e fino a 25 soldati ucraini. Inoltre, dal Ministero si afferma che le truppe russe hanno distrutto vicino alla città di Velíkaya Novosiólovka, una base di riparazione per armi e attrezzature militari delle forze ucraine, nonché due depositi di munizioni vicino a Nikolaev e Zhovtnevoye.
Inoltre, nove carri armati, cinque sistemi di artiglieria semovente 2S3 Akatsiya, cinque sistemi di lancio multiplo BM-21 Grad e più di 60 nazionalisti furono liquidati vicino alle città di Vozdvízhenka-2 e Ivanovka nella regione di Donetsk. Le forze di difesa aerea russe hanno anche abbattuto due aerei Su-25 ucraini vicino alla città di Izium, si legge nella nota.
In totale, dall'inizio dell'operazione speciale, le truppe russe avrebbero distrutto 129 aerei, 99 elicotteri, 243 sistemi missilistici antiaerei S-300, Buk-M1 e Osa, 441 veicoli aerei senza pilota, 2.079 carri armati e altri veicoli corazzati, 239 più lanciarazzi, 909 unità di artiglieria da campo e mortai, nonché 2.003 unità di veicoli militari speciali, ha affermato il ministero della Difesa russo.

Foto © Imagoeconomica

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