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E nel frattempo la NATO si prepara a diventare alleanza militare mondiale

Non ci attendono tempi rosei. Jens Stoltenberg, Segretario Generale della NATO, ha annunciato nei giorni scorsi la creazione di una “NATO mondiale”. Il 5 Aprile si è svolto a Bruxelles un inconsueto summit della NATO, presenti per la prima volta anche gli alleati del Pacifico: Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Tutti contro Russia e Cina. Oltre ai membri dell’Alleanza sono stati invitati Svezia, Finlandia, Georgia e Ucraina, tutti possibili candidati futuri (tranne l’Ucraina in standby per la guerra) e quattro Paesi chiave nel Pacifico, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. A scriverlo è la Repubblica.

Punto centrale del vertice era ufficialmente la situazione in Ucraina. La NATO è totalmente schierata con il governo ucraino e si oppone alla Russia e a tutti quei Paesi che, vuoi per ideologia o per interessi, sono vicini a Mosca, come la Repubblica Popolare Cinese appunto.

Fondamentale è per gli alleati proteggersi dalla minaccia russa sul versante dell’Europa orientale. Siccome “la guerra (in Ucraina, ndr) può durare mesi, anche anni, dobbiamo essere pronti ad un lungo confronto” ha affermato con forza il Segretario Generale della NATO Jens Stoltenberg. L’Alleanza prevede una massiccia militarizzazione dei Paesi NATO confinanti con la Federazione Russa. In Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania saranno schierati complessivamente ben 250 mila militari con relativi mezzi e attrezzature.

Gli Stati Uniti, burattinai di Kiev, propongono “dieci sistemi anti-carro per ogni tank russo”. Parole, queste, del Segretario di Stato americano Antony Blinken, a cui fa eco il pacchetto di armamenti da 800 milioni di dollari deciso dal governo di Joe Biden per l’Ucraina, in cui sono previsti proprio missili anticarro Javelin, missili antiaereo Stinger e Droni. Probabilmente il fine non è quello di incentivare la resistenza dell’esercito ucraino, ormai alla disfatta, ma di trasformare il Paese in un mattatoio a cielo aperto, senza nessun riguardo per le perdite civili che questa guerra ad oltranza comporta. L’importante è piegare Vladimir Putin.

Intanto il segretario della NATO incoraggia Finlandia e Svezia che “devono decidere se chiedere o meno l’adesione. Se lo faranno, essendo partner molto stretti della Nato e rispettando già i nostri standard, l’iter sarà accelerato”. Il nodo qui è la Finlandia, perché Mosca aveva minacciato un intervento militare contro il Paese nel caso di una sua adesione. L’Ucraina, anche se invitata, non punta per ora a diventare membro per evitare un’escalation ancora maggiore tra Occidente e Russia. Mentre la Georgia è un altro Paese insoddisfatto del vicino Russo a causa delle tensioni e della guerra del 2008 per l’Ossezia del Sud.

Perché però il vertice è stato allargato agli alleati asiatici? Un documento di proposta, riservato, sarebbe stato presentato da Stoltenberg. L’Obiettivo è dare all’Alleanza atlantica una nuova forma, più ampia e “globale”

La strage di Bucha, su cui, lo ricordiamo, non è ancora stata fatta un'indagine a livello internazionale che ne attribuisca le colpe, rivelerebbe “la vera natura della guerra del presidente Putin”, secondo Stoltenberg.

Anche l’eliminazione del Consiglio Nato-Russia è stata proposta al vertice. Il Consiglio, creato nel 2002, serviva come format per incentivare il dialogo tra Mosca e i membri della NATO su questioni di difesa militare. Dopo le pressioni ricevute durante il 2021, la delegazione russa lo ha abbandonato alla fine dello stesso anno. Assistiamo così all’annichilimento di un ulteriore strumento di cooperazione con il Cremlino. 

Per Stoltenberg il conflitto russo-ucraino mette a repentaglio non solo l’Europa ma anche la “sicurezza globale”, motivo per cui sarebbe necessario allargare l’Alleanza atlantica verso il Pacifico. Si è parlato infatti di una “Nato Mondiale”. Questo il grande obiettivo per la nuova strategia occidentale.

Pur essendo concordi sul fatto che questa guerra ha un impatto globale, è lecito chiedersi fino a che punto può un inasprimento del militarismo e un allargamento delle alleanze militari portare alla pace?

Proprio per il nuovo assetto dell’Alleanza sarebbero venuti Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Il perché è presto detto, il nemico degli Stati Uniti e dell’Europa non è più solo Putin ma anche la Cina di Xi Jinping. Ma si sbaglia chi pensa che la neutralità della Cina nella vicenda ucraina e la vicinanza strategica tra i due Paesi eurasiatici siano il movente di questo cambiamento di passo. Questa decisione della NATO, trova le sue radici nelle politiche estere degli Stati Uniti d’America. Già nel 2018, quindi con largo anticipo sugli eventi attuali, il Pentagono aveva pubblicato il documento Providing for the Common Defense che riportava la strategia di difesa nazionale statunitense. Nel documento, reso noto al grande pubblico da Giulietto Chiesa, vengono additati come nemici i due nuovi “competitors”, cioè proprio la Russia e la Cina, Paesi che stanno scalzando gli USA dal dominio del mondo.

Il Giappone sarebbe la punta di diamante in questo nuovo assetto della NATO. Oltre 6 miliardi di euro sarebbero gli investimenti in campo militare del Paese del Sol Levante, che vede oggi un massiccio riarmo.  Tokyo sarà quindi addetta al contenimento della Cina nel Pacifico.

In Asia esisteva comunque già un accordo militare, l’Aukus, volto a fornire sottomarini nucleari all’Australia. Oltre a Camberra ne fanno parte Gran Bretagna e USA. Tutti Paesi presenti al meeting NATO. Mentre India, Giappone, Australia e USA formano l’alleanza militare denominata QUAD, che viene percepita da Pechino – almeno fino a questo momento –  come una sorta di NATO del Pacifico. Nonostante l’assenza dell’India al summit, Aukus e QUAD potrebbero rappresentare il punto di partenza per l’espansione della NATO in Asia.

Ampliare un’organizzazione militare che si definisce difensiva è assurdo, soprattutto perché dettata dall’ostilità con Pechino e Mosca. Questo non può fare altro che avvicinare i due Paesi e favorire lo scontro con l’Occidente. Al dialogo si antepongono così le armi e l’esclusione della Russia da tutta una serie di organismi internazionali ne è l’esempio lampante. La creazione di una NATO planetaria rende bene l’idea delle trasformazioni mondiali in atto, dove il militarismo la fa da padrone.

Foto © Imagoeconomica

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