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Di Matteo e Ardita favorevoli all'assegnazione dell'incarico

Marcello Viola, attualmente Procuratore Generale a Firenze, è il nuovo procuratore capo di Milano. Lo ha nominato il plenum del Consiglio superiore della magistratura a netta maggioranza, con 13 voti a favore, di cui due dei consiglieri togati Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita. Viola, andrà quindi a prendere il posto lasciato da Francesco Greco, in pensione da novembre scorso.
Gli altri due candidati proposti dalla commissione erano il capo della procura di Bologna Antonio Amato, al quale sono andati 3 voti, e il procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli, che ne ha avuto 6. Tre sono stati gli astenuti.
Viola, considerato esperto di modelli organizzativi per la collaborazione con le altre istituzioni per ottenere l'ausilio di personale amministrativo per gli uffici giudicanti, è un magistrato molto attento anche alla repressione non solo dei grandi fenomeni criminali ma anche della piaga dell'abusivismo edilizio. Magistrato dalla schiena dritta, che non guarda in faccia a nessuno, è stato per anni impegnato nella ricerca del superlatitante Matteo Messina Denaro, oltre che ad essere stato titolare di inchieste delicate sul rapporto mafia-massoneria. Inchieste per le quale è stato anche minacciato varie volte.
Alla procura Milanese già si parla di "anno zero", "ripartenza" e "discontinuità". È la prima volta infatti che viene eletto un magistrato esterno a capo dell'ufficio inquirente del capoluogo lombardo al posto di un 'interno' come sarebbe stata quella di Maurizio Romanelli.
Quella di Milano è una Procura che negli ultimi tempi ha subito non poche lacerazioni e tensioni, scaturite in particolare dalla gestione del processo Eni-Shell/Nigeria e dai verbali secretati dell'ex legale esterno dell'Eni Piero Amara sulla cosiddetta ‘Loggia Ungheria’.
Anche per queste vicende quella del nuovo Procuratore di Milano era una scelta delicata.
Le divisioni ed i contrasti che hanno spaccato l'ufficio e che ruotavano attorno all'ex procuratore Greco, al pm Paolo Storari e ad alcuni aggiunti sono finite davanti al Csm e al centro di indagini della Procura di Brescia. Ed è proprio per questo che alcuni consiglieri hanno parlato di una "esigenza di discontinuità" con la precedente gestione dell'ufficio, come ha chiesto il consigliere Nino Di Matteo ricapitolando tutte le tensioni nate in seno alla procura Milanese. Nel corso del dibattito di questa mattina è stato anche ricordato come il nome di Viola - come emerso dalle intercettazioni del 'caso Palamara' - era stato indicato quale favorito per la nomina del procuratore capo di Roma nella riunione notturna all'hotel Champagne del maggio 2019.  Tale circostanza è stata ricordata dal togato di Area Giuseppe Cascini, il quale ha detto che Viola è "un magistrato che viene scelto perché esplicitamente i conversati dicono: ‘fa tutto quello che dice Cosimo’”.
Cascini ha anche detto che non c’è stato un coinvolgimento diretto da parte di Viola, “però ho un dato oggettivo: cioè che due persone, due ex membri del Csm, fanno questa valutazione e hanno scelto quel soggetto sulla base di questa valutazione. Per me che devo scegliere e devo tutelare la credibilità dell’ordine giudiziario diventa un problema”.
A queste considerazioni ha risposto il togato Nino Di Matteo dicendo che "non c’è nessuna prova, nessun indizio, nessuna traccia anche minima, di rapporti diretti e il dottor Viola e i protagonisti di quella riunione in funzione dell’attribuzione del posto dell’incarico di procuratore di Roma. Non c’è nessuna intercettazione in cui il dottor Viola è stato interlocutore dei partecipanti a quella riunione. C’è di più. Non risulta da nessuna parte, e questo è veramente da sottolineare, che il dottor Viola abbia svolto una attività di auto promozione per quell’incarico o per un altro incarico. Il dottor Viola è un magistrato che è stato citato da terzi e che per quella situazione è stato, e non potrà esserlo a vita, se non con profonda ingiustizia, vittima”.

Viola: ''Nessuno al Csm mi disse 'voterò per te'
"Nessuno mi disse 'voterò per te'". Così ad aprile del 2021 davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura Marcello Viola era stato ascoltato come testimone nell'ambito del procedimento a carico dei 5 ex togati Luigi Spina, Corrado Cartoni, Antonio Lepre, Gianluigi Morlini e Paolo Criscuoli, ha ricordato di non avere mai avuto nessuna indicazione sulle intenzioni di voto a suo favore da parte di esponenti del Csm quando nella primavera del 2019 era candidato all'incarico di capo della procura di Roma.


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Viola ha raccontato di essersi recato al Csm nei primi giorni di maggio 2019, poche settimane prima del voto in Quinta Commissione che lo vide in 'pole' per la nomina: si trattò, ha raccontato l'ex pg di Firenze sentito come teste dalla disciplinare di Palazzo dei Marescialli, "di una chiacchierata con alcuni consiglieri che conoscevo, nella stanza di Criscuoli: parlai con lui, ma anche con altri, non tutti contemporaneamente". In quell'occasione, "si parlò di una serie di cose, anche della vicenda della nomina di Roma, ma non si entrò nel dettaglio di alcun argomento", aveva spiegato Viola, il quale, alla domanda se si parlò di intenzioni di voto, ha risposto: "Non credo mi fu detto da qualcuno 'voterò per te'".
Viola, quindi, aveva risposto anche in merito alle audizioni dei candidati davanti alla Quinta Commissione: "In maggio non ci fu nessuna richiesta, ho ricevuto la comunicazione ufficiale in ottobre. Fui invitato a ricostruire il mio profilo professionale e a illustrare le mie proposte organizzative". Viola ha anche riferito di aver saputo che, sempre nei giorni di maggio 2019, anche altri candidati al vertice della procura della Capitale - quali il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo e il capo dei pm di Palermo Francesco Lo Voi - passarono al Csm: "Io non li incontrai, ma mi fu detto".

Le parole del neo procuratore di Milano
"Sono onoratissimo della decisione del Csm che riguarda la mia persona. Andrò a sostenere il nuovo incarico a Milano mettendo lo stesso grande impegno che ho sempre dato nei miei 42 anni di carriera e anche qui a Firenze, nel distretto toscano". Sono state queste le parole di  Marcello Viola. “Vorrei andare col pensiero ai miei collaboratori e anche a chi non c'è più - ha aggiunto Viola - visto che nei miei anni in Sicilia ho visto tante di quelle cose...In particolare rivolgo un pensiero a Paolo Borsellino con cui c'era un rapporto personale di grande affettuosità, lo considero un mio grande maestro, me lo ricordo prodigo di consigli nei miei confronti". Il magistrato ha anche voluto ricordare la figura di "Rocco Chinnici a cui venni assegnato per lo svolgimento del mio tirocinio". Quanto alla realtà che lascerà per andare a Milano, cioè la procura generale di Firenze, Marcello Viola ha detto: "Mi ha colpito molto la realtà sociale che ho trovato a Firenze e in Toscana, è una realtà dove si può collaborare insieme molto bene. Inoltre, a parte il senso civico e la grande attenzione dei fiorentini e dei toscani, ho avuto modo di apprezzare questa grande tradizione della solidarietà, che peraltro ritorna ben visibile in questi giorni di guerra in Ucraina e che è già stata pienamente evidente durante il Covid. Questa è una realtà che ti consente di lavorare bene, non solo sul piano giudiziario, ma in un clima generale di grande sinergia" tra istituzioni e "voglio dire anche con la stampa".
Viola era dato favorito fin dalla vigilia: aveva incassato due importanti voti in commissione, quelli dei togati Antonio D'Amato e Sebastiano Ardita. Nel corso della seduta del Plenum, il consigliere togato D'Amato, relatore della proposta, ha riferito "le rilevantissime capacità investigative, a partire dalla direzione che ha impresso alle indagini alla Procura di Trapani, che ha guidato per 5 anni. Periodo in cui la Procura è stata oggetto di gravi intimidazioni, proprio per la grande capacità dimostrata nelle indagini di criminalità organizzata, in un territorio storicamente interessato da una rilevante e radicata presenza delle mafie"."Viola ha trattato diverse indagini delicatissime a partire da quelle svolte presso la Dda di Palermo - ha ricordato D'Amato - come quelle sul clan mafioso legato alla famiglia Badalamenti e ha svolto numerose e complesse rogatorie internazionali".
In magistratura dal 1981, Viola è stato in passato giudice a Lanusei, poi pretore ad Avola e a Palermo, mentre dal '95 al 2006 ha svolto funzioni di giudice nel capoluogo siciliano, dove in seguito (fino al 2011) è stato pm. Nel 2011 Viola è stato nominato capo della procura di Trapani e dal 2016 a oggi, ha svolto funzioni di pg a Firenze. Alle spalle ha anche una lunga esperienza nella lotta alla mafia e ha incassato importanti risultati investigativi quando era sostituto procuratore a Palermo e nel ruolo di Procuratore a Trapani.

Foto © Imagoeconomica

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