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Margherita Asta: "Aggiunto un altro tassello alla verità"

C'è un legame stretto tra la strage di Pizzolungo e quello che è avvenuto dopo, con tutti gli altri attentati degli anni '80 e '90. Di fatto è questo che viene sancito grazie alla condanna in appello a 30 anni di carcere per il boss Vincenzo Galatolo, accusato di aver ordinato l'attentato del 2 aprile 1985 contro il giudice Carlo Palermo e che costò la vita ad una giovane madre, Barbara Rizzo, ed ai suoi due figli, gemellini di 6 anni, Salvatore e Giuseppe Asta.
Il magistrato e gli agenti di scorta Raffaele Di Mercurio, Totò La Porta, Nino Ruggirello, a cui si aggiungeva l’autista della blindata Rosario Maggio, rimasero feriti, salvati dall'auto su cui viaggiavano la donna ed i due bambini che la macchina del giudice stava sorpassando nel momento esatto in cui esplose l’autobomba
La sentenza è stata emessa dalla Corte d'Assise d'appello di Caltanissetta, che ha accolto la richiesta del procuratore generale Lia Sava. 
Nel corso del processo di primo grado (svolto con il rito abbreviato e giunto a sentenza il 13 novembre 2020) i giudici hanno accertato che l'ordine per l'attentato di Pizzolungo partì dalla mafia palermitana. 
Non da un luogo qualunque, ma da quel "Fondo Pipitone" che fu centro di comando di tanti attentati e delitti nel corso degli anni.
Ed è un dato noto che il tritolo usato a Pizzolungo è lo stesso usato in altre stragi come quella al treno rapido 904, il tentativo di attentato all'Addaura e la strage di via d'Amelio.
Ad accusare il capomafia erano state soprattutto le parole della figlia, Giovanna Galatolo, divenuta collaboratore di giustizia, che aveva raccontato ai magistrati alcune reazioni avute dal padre in famiglia, proprio nei giorni del delitto: "Non appena il telegiornale diede la notizia mia madre iniziò a urlare, i bambini non si toccano. Mio padre le saltò addosso, cominciò a picchiarla, voleva dare fuoco alla casa - riferì anche in aula - Avevo vent'anni, a casa sentivo mio padre che diceva 'quel giudice è un cornuto'. Poi si verificò l'attentato. E mi resi conto, anche mia madre capì. Non si dava pace".
Quelle accuse furono in qualche maniera confermate da un altro pentito, Francesco Onorato, che collocava la strage di Pizzolungo dentro una possibile "trattativa".  
Questa sentenza si aggiunge alle condanne nei confronti di Totò Riina, Antonino Madonia e Vincenzo Virga, emesse nel corso di questi decenni e agli interrogativi sugli esecutori dell'attentato.
Soddisfatta per questo pezzo di verità che giunge a 37 anni dal delitto è proprio Margherita Asta, figlia di Barbara Rizzo e sorella di Salvatore e Giuseppe Asta, presente a Caltanissetta quest'oggi alla lettura della sentenza. "Essere qui oggi è importante per dare sostegno a quei magistrati che cercano e contribuiscono a scrivere la verità non solo sul piano storico, ma anche sul piano giudiziario" ha commentato. Quindi ha aggiunto: "Personalmente continuerò come parte civile ad essere presente perché la ricerca della verità non si può fermare anche se non sempre la verità storica coincide con quella giuridica". Ed infine ha concluso con la speranza che da questa sentenza si possa anche giungere ad ulteriori passi in avanti per la ricerca di quei mandanti esterni che chiesero la strage: "Sappiamo bene che questo è un piccolo tassello nella speranza che si apra dell'altro. Ora abbiamo il collegamento della strage di Pizzolungo con quella strategia di attacco allo Stato perpetrata da Cosa nostra negli anni Ottanta e Novanta. E sappiamo cosa accadeva a vicolo Pipitone. Un tassello che si aggiunge a quella condanna di Riina e Virga come mandanti. In quel processo venne messo nero su bianco il cortocircuito che c'è stato sui veri esecutori materiali della strage e che il processo argomentativo che fu sviluppato era totalmente errato. Nella sentenza che riguarda il boss Madonia, invece, si parla del movente e si dice che la forza della mafia è nella 'strutturale collusione con settori importanti dello stato ed in definitiva nella garanzia di poter lucrare comunque attraverso manovre, contatti, alleanze e scambi ‘latu sensu’ politici l’assoluta impunità'. Ecco io spero tanto che la condanna di Galatolo possa contribuire a svelare le 'strutturali collusioni'. Comporre 37 anni dopo un puzzle di verità non è semplice. Non so quanti altri anni ce ne vorranno per giungere al completamento, ma io spero nella giustizia con la G maiuscola". 

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