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L’intervista a Il Fatto Quotidiano: "Promuovere tavolo di pace. Secondo me anche il Papa partirebbe"

"Sono ancora del parere che una delle motivazioni per cui oggi Russia e Ucraina sono in questo conflitto drammatico e gravissimo, sia stata proprio l'ipotesi di allargare la Nato fino a Kiev”, sono parole coraggiose e controcorrente, quelle dell'arcivescovo Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi. A Il Fatto Quotidiano, Ricchiuti ha affermato che l’Alleanza Atlantica abbia precise e gravi responsabilità per l’attuale guerra in Ucraina dicendosi contrario, come del resto ha detto Papa Francesco, all’invio di armi e all’ipotesi di aumentare le spese militari. “Penso che se oggi la Nato assicurasse di non avere alcuna volontà di andare a impiantare missili o basi in Ucraina - ha aggiunto - potrebbe contribuire fortemente a smorzare la tensione". Ricchiuti ha anche definito l'invio di armi in Ucraina "un punto davvero dolente" e ha proposto una soluzione: "Perché tutti i leader europei non prendono un aereo per Kiev per promuovere un tavolo di pace?". Secondo Ricchiuti anche il Pontefice sarebbe pronto ad andare in Ucraina: "Secondo me non aspetterebbe un attimo a partire se insieme a lui ci fosse una 'coalizione', una interposizione di disarmati". Infine sulla questione legata alle spese militari aggiunge: "La politica sembra sorda - ha evidenziato -. Sorda alle richieste dei giovani e anche all'appello di 50 scienziati premi Nobel, tra cui Carlo Rovelli, che hanno chiesto di ridurre del 2% la spesa militare, calcolando che si potrebbe creare un fondo di solidarietà tra nazioni di due miliardi di dollari".
Ricchiuti ha anche fatto delle riflessioni critiche dedicate alle guerre dimenticate dall’Occidente.
Nel mondo c’è già la ‘terza guerra mondiale a pezzi’, come la chiama Papa Francesco. La nostra miopia è una parte del problema e mi permetta di rimproverare anche la sua categoria, i giornalisti. Chi sta contando i milioni di vittime in Congo? Noto un certo pudore nello scrivere che le bombe dell’Arabia Saudita in Yemen sono anche italiane, fabbricate in Sulcis. Sull’Ucraina per fortuna c’è tanta informazione e questo porta a una splendida solidarietà. Ma perché non ci siamo commossi per i migranti africani? Qualcuno è riuscito a dire che quelli di oggi sono rifugiati veri e quelli di ieri erano falsi”, ha affermato. Tra le guerre ignorate c’è anche quella in Donbass, ovvero l’ dove, “non si può non rammentare che il fuoco di questo conflitto terribile covava sotto la cenere dal 2014”. “Non si può non ricordare che a Odessa i nazisti di Azov mandarono al rogo 50 manifestanti filorussi. In otto anni non è stato fatto nulla per leggere quegli eventi e incoraggiare altre strade”, ha dichiarato. In conclusione, l’arcivescovo ha dedicato parole di condanna a traffici d’armi e lobbies di potere. “Qualche tempo fa ho incontrato il Papa e mi sono permesso di fargli questa domanda: ‘Cosa ne pensa del commercio di armi?’. Rispose così: ‘Fatta eccezione per quelle che servono da deterrenti per l’ordine pubblico, le fabbriche di armi andrebbero riconvertite’. Due sono le lobby che moltiplicano il denaro in maniera spaventosa: quelle dell’industria farmaceutica e bellica. È la grande ipocrisia di nazioni che si dicono pacifiche, ma producono barbarie”, ha concluso.

Foto © Imagoeconomica

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