Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

L’obiettivo è appacificare Miccichè e Musumeci in guerra per le prossime regionali

Ebbene sì, Marcello Dell’Utri, co-fondatore di Forza Italia condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa (pena scontata), la settimana scorsa si è recato a Palermo in missione. Obiettivo? Salvare Forza Italia dall’implosione.

A darne notizia è stato Repubblica che nelle sue colonne - scritte dal giornalista Claudio Reale - ha riportato come l’ultimo intervento diretto dell’ex senatore nel capoluogo risalga a mercoledì scorso, “quando cenava con il presidente dell'Assemblea regionale siciliana Gianfranco Miccichè (proconsole di Berlusconi sull’isola, nonché delfino dello stesso Dell'Utri, ndr) al ristorante Mec di Palermo subito dopo aver conversato con il presidente della Regione Nello Musumeci al Grand hotel delle Palme, nel cuore del capoluogo siciliano”.

L’ex segretario diventato presidente di Publitalia - da grande bibliofilo - ha detto di essersi recato in Sicilia “per parlare di libri”, di aver incontrato Musumeci “per caso” e Miccichè perché “è un amico, normale che vada a cena con lui". Un viaggio di piacere, dunque. Ma la realtà sarebbe ben altra: riappacificare gli animi forzisti dopo la guerra interna al partito scoppiata tra Miccichè e Musumeci.


micciche musumeci imago

Nello Musumeci e Gianfranco Miccichè (di spalle) © Imagoeconomica


Da mesi il partito del Cavaliere in Sicilia è alle prese con lotte intestine sulle posizioni del presidente dell’Ars, che recentemente ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione in contrapposizione con l'uscente Musumeci (vicino a FI), mentre ha lasciato intendere di puntare a Palermo su Roberto Lagalla dell’Unione dei Democratici Cristiani, alias Unione di Centro. Ed ecco dov’è entrato in gioco Dell’Utri, di recente assolto in appello nel processo Stato-mafia dopo una condanna in primo grado (attendiamo ancora le motivazioni della sentenza, ndr).

Prima ha incontrato il governatore uscente in hotel rassicurando Musumeci, ha scritto Reale, circa la “volontà forzista di sostenere la sua ricandidatura e poi ha anche chiamato Berlusconi per passarglielo al telefono”. Successivamente, il braccio destro di Berlusconi “ha cenato con il suo ex allievo Miccichè, da sempre plenipotenzario del partito in Sicilia” trasmettendo al presidente dell'Ars le indicazioni politiche del Cavaliere e “ribaltando di fatto la linea tenuta dal partito fino a quel punto”. Prova ne è che dopo il suo ritorno in scena Forza Italia è stata costretta a cambiare in corsa il candidato su cui puntare per le Amministrative di primavera a Palermo e a modificare la strategia per Palazzo d'Orléans in vista delle Regionali d'autunno. Una manovra politica giunta direttamente da Arcore. Dell’Utri, infatti, ha dimostrato di essere tornato a tutti gli effetti nelle vesti del messaggero dell’amico Silvio Berlusconi, che continua ad incontrare e con cui parla di tutto: “Di politica, della guerra, come si fa fra amici".


dellutri berlusconi imago pulp

Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi © Imagoeconomica


Marcello Dell’Utri non è nuovo al ruolo di “playmaker ombra” (o regista dietro le quinte) e chi lo conosce sa che spesso gioca con largo anticipo, in modo tale da strutturare schemi di gioco efficaci e avere sempre una via di fuga in caso di sconfitta. Insomma, sa cadere sempre in piedi.

Prima ancora di quella siciliana, infatti, ci fu la spedizione romana in vista delle elezioni al Colle, con l’obiettivo di favorire - da dietro le quinte - l’elezione del Cavaliere al Quirinale, tentando anche il dialogo con Matteo Renzi affinché Italia Viva sostenesse Berlusconi in quella corsa. Progetto fallito miseramente perché - almeno questa volta - nel Parlamento ha prevalso quel barlume di buon senso rimasto, dinnanzi alla candidatura di quell'imprenditore, pregiudicato ed ex premier la cui azienda, come dicono le sentenze, “finanziava Cosa nostra”.

In queste grandi manovre politiche siciliane è tornato anche Totò Cuffaro, ex presidente della Regione Sicilia già condannato a 7 anni per favoreggiamento alla mafia (pena scontata) con interdizione perpetua dai pubblici uffici: oggi commissario regionale della Democrazia Cristiana Nuova. Era presente ieri mattina a Palermo all’evento commemorativo di Emanuele Piazza, agente di Polizia e collaboratore del Sisde ucciso da Cosa nostra il 16 marzo 1990. È stato invitato per parlare di politica, per presentare il nuovo progetto di partito intitolato “Marciapiedi della memoria” - la realizzazione di un luogo comune che non discrimina ma ricorda, paritariamente, tutte le vittime della mafia in Sicilia - e per parlare di mafia: anche se non è ancor chiaro da quale pulpito dato che lui la mafia l’ha favorita e non ci risulta che abbia mai pronunciato parole di ammissione di colpa o di pentimento.


cuffaro salvatore davidedb

L'ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, all'evento commemorativo dell'agente Emanuele Piazza © Davide de Bari


Tutto nell’arco di poco tempo - prima Dell’Utri e poi Cuffaro - perché le Amministrative a Palermo sono dietro l’angolo e le Regionali poco più in là. Il ritorno di certi nomi, però, ci fa interrogare, a maggior ragione quando si tratta di Palermo che nel 2022 risulta essere ancora una metropoli sommersa dalla mafia. È un Ancien Regime che avanza, riesumato dal passato. Vecchi nomi della politica che si fanno leva su un gruppo di fedelissimi in Sicilia e su rapporti privilegiati con soggetti potenti (vedi il Cavaliere). È il “remake” di un film già visto 30 anni fa prima delle stragi di mafia, quando la DC aveva ancora una certa influenza, Forza Italia stava per fare irruzione nelle case degli italiani e Berlusconi, Dell’Utri e Cuffaro erano nomi emergenti di una classe dirigente giurassica.

Ma dopo 30 anni le promesse di una politica migliore si sono trasformate in chiacchiere e propaganda; le sentenze sono diventate definitive; e questi tre soggetti risultano i “Matusalemme” di una classe dirigente rapace come un tempo, con la differenza che oggi loro sono pregiudicati in cerca di rivalsa.

In foto di copertina: Marcello Dell'Utri © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI


ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy