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Riportamo qui di seguito un articolo che condividiamo di Ennio Remondino, giornalista e inviato di guerra per il servizio pubblico italiano. Trascorse più di dieci anni come corrispondente dai fronti di alcuni dei principali eventi bellici esteri: la Guerra del Golfo, cui seguiranno servizi dalle "zone calde" del conflitto nei balcani, della Guerra del Kosovo quindi di Afghanistan, Palestina e Libano.



Chi vi ha raccontato che tutta l’informazione occidentale è fuggita sdegnata da Mosca? Sì, la Rai ha chiuso le notizie ma non la sede di corrispondenza, con Marc Innaro che rimane, anche se ridotto a pagare bollette, affitto e stipendi, senza poter fare il suo vero mestiere.
Questo mentre le televisioni e i giornali seri nel mondo sono praticamente tutti operativi a Mosca, e nessuno di loro è certo tenero con Putin. Ovviamente le versione dei fatti che raccontano è quella Russa per il necessario utile confronto.

L’Europa che c’è
La BBC, che era stata la prima a chiudere la sede con personale russo sotto minaccia di censura, non ha mai chiuso la sua strategica BBC World in inglese. E dopo qualche giorno di tentennamenti, trasmettono regolarmente da Mosca, imprescindibile postazione nella crisi: l’EBU, il consorzio delle tv pubbliche europee; la televisione pubblica austriaca; le francesi pubbliche e private France 2 e TF1; la tv finlandese e quella giapponese, mentre stanno per riaprire tedeschi e spagnoli. E altre certamente di cui non sappiamo.
Noi Italia ci siamo ma non trasmettiamo. Autocensura di schieramento o censura e basta?

Tutti meno una
Le stesse agenzie di stampa internazionali non hanno mollato. L’americana Associated Press, l’inglese Reuters, la France Press, la giapponese Asahi. L’Ansa italiana manca ormai da tre mesi per cambio di corrispondente con il sostituto in attesa di accreditamento oggi difficile da ottenere. Operativo solo un suo collaboratore italiano. Operativa anche la piccola Agenzia Nova.
Collaboratori free lance per tutti, a partire dai grandi quotidiani ridotti sempre più all’osso, e l’eccezione del Corriere della Sera con l’inviato Marco Imarisio, e Repubblica con Rosalba Castelletti.

Trombettieri
Un Tg1 letteralmente militarizzato sul fronte Nato, senza neppure un barlume di terzietà di apparenza tra ragioni e torti, persino quando qualcuno parla di storia; e il resto dell’informazione del ‘Servizio pubblico’ – sottolineatura necessaria -, salvo meritevoli eccezioni professionali personali, con sempre minor spazio in un palinsesto che (sempre salvo meritevoli eccezioni), tende a trasformare anche la tragedia-guerra in un talk show purché poco critico e allineato.

Perché la Rai non riapre?
Se censura Rai era (e lo è stata), ora cadono le giustificazioni pretestuose. Marc Innaro silenziato tornerà a raccontarci la guerra vista anche da Mosca? Lui, Innaro, non trasmette e non parla di cose Rai.
Tocca ai vertici confusi parlare nei fatti, anche se già nei corridoi di Viale Mazzini si sussurra di un prossimo ‘promoveatur ut amoveatur’. Corrispondenze estere spesso come storico esilio dorato.
Promozione per la brava Lucia Goracci da Istanbul a New York a breve. Innaro via da Mosca dopo la riapertura giornalistica ormai dovuta?
A questo punto della mortificante vicenda, una domanda d’obbligo: dalla lottizzazione dei partiti a cosa? Chi comanda realmente in Rai oggi?

Fonte: Remocontro

Tratto da: liberainformazione.org

Foto © Imagoeconomica

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