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Attesa la firma del Presidente Bolsonaro per l’avvio delle procedure del trattato di cooperazione internazionale italo-brasiliano

Il narcotrafficante e superboss della ‘Ndrangheta Rocco Morabito sarà estradato in Italia. È quanto stabilito ieri sera dalla sentenza della prima sezione della Corte suprema brasiliana - come riportato dal portale di notizie brasiliano Uol - che ha autorizzato l'estradizione in Italia del narcotrafficante della ‘Ndrangheta: secondo solo al boss stragista Matteo Messina Denaro nella lista della direzione centrale della polizia criminale. Una decisione adottata all'unanimità dalla presidente Carmen Lucia e dai giudici Alexandre de Moraes, Luis Roberto Barroso e Rosa Weber. Difficilmente la difesa del boss potrà trovare altri cavilli per ritardarne l'esecuzione, per cui il dossier dovrebbe ora essere trasferito al presidente della repubblica Jair Bolsonaro che dovrà firmarlo e far sì che il ministero della Giustizia avvii le procedure previste dal trattato di cooperazione internazionale italo-brasiliano. Stando a quanto riferito dai media brasiliani, i legali di Morabito avevano cercato di impedire l'estradizione sostenendo, tra l'altro, che il loro difeso era perseguitato in Italia. Nello stesso tempo il boss italiano aveva anche presentato una domanda di asilo politico al governo di Bolsonaro.

I giudici della Corte suprema, al contrario, hanno valutato che le condanne comminate dalla giustizia italiana riguardano reati comuni, non politici, e che "l'Italia è una democrazia". Prima dell'inizio dell'udienza, la difesa di Morabito ha chiesto alla presidente Carmen Lucia di togliere il caso dall'ordine del giorno del processo, trasferendolo alla prossima sessione. L'argomento era che c’è una "decisione imminente della Corte interamericana dei diritti umani”, chiamata in causa per verificare una presunta illegalità delle procedure della giustizia italiana, oltre al fatto che il governo brasiliano non si era ancora pronunciato sulla richiesta di asilo. Tale richiesta, però, non è stata accolta dalla Corte, la quale nella sua ordinanza ha disposto che l'Italia rispetti alcuni requisiti richiesti dalla legislazione brasiliana in caso di estradizione, come la sottrazione da una eventuale condanna della detenzione scontata in Brasile e l'applicazione di una pena massima di 30 anni di carcere.

Dunque, Rocco Morabito, 54enne originario di Africo e latitante dal 1994, tornerà in patria e si sottoporrà alla giustizia italiana dinnanzi alla quale dovrà rispondere di associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti e altri gravi reati.

Considerato il re del traffico di cocaina che ha invaso la Lombardia, in Italia Morabito deve scontare 30 anni di reclusione. Una condanna al carcere alla quale sfuggì nel 2019 quando riuscì incredibilmente e misteriosamente ad evadere da un carcere dell’Uruguay, dove era stato recluso due anni prima. Un’evasione da film resa possibile grazie a un tunnel e - probabilmente - alla complicità di alcuni agenti della polizia penitenziaria locale. Da allora si erano perse le sue tracce, anche se gli investigatori sospettavano potesse trovarsi in Brasile. Su di lui si erano concentrati subito i militari del Ros dei Carabinieri che con un lavoro magistrale sono riusciti ad individuarlo e a catturarlo - di nuovo - nel maggio 2021 assieme alla polizia federale a Joao Pessoa, per poi essere trasferito al penitenziario federale di Brasilia, dove è attualmente detenuto. Un'operazione che ha visto coinvolti anche i comandi provinciali di Torino e Reggio Calabria, in un’operazione congiunta con Interpol e l’Fbi statunitense che ha impiegato una ventina di uomini.

Di recente, il nome di Rocco Morabito era tornato sulle pagine di cronaca internazionale per un potenziale coinvolgimento del suo clan nei cosiddetti “Suisse Secrets”: la recente massiccia fuga di dati che ha rilevato un circuito di riciclaggio di denaro per un valore di circa 100 milioni di dollari, al cui interno - secondo le indagini - sarebbe coinvolta anche la ‘Ndrangheta italiana. Al centro dell’attenzione l’omonima istituzione finanziaria svizzera Credit Suisse. L'indagine è condotta da un pool internazionale di giornalisti, OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project), composto da 48 organi di informazione di tutto il mondo. Anche se, ad oggi, non ci sono indizi che colleghino le banche a Morabito, quel che è certo è che l’OCCRP ha pubblicato un rapporto su un gruppo di conti bancari legati a uomini d'affari connessi a uno dei clan mafiosi della 'Ndrangheta, più precisamente al clan Africo di cui Rocco Morabito è originario. E, se è vero che le famiglie della 'Ndrangheta riciclano il loro denaro in Svizzera “dagli anni ’80”, come scrive il quotidiano El País, cioè “da quando gli spalloni (corrieri) della ‘Ndrangheta si recavano in Svizzera con denaro in contanti”, e che “oggi tutto questo avviene in una forma più sofisticata, attraverso transazioni realizzate mediante holdings finanziarie di tutto il mondo (anche se il concetto è lo stesso)”, non è utopico pensare che il coinvolgimento tra il clan Morabito e l’indagine sugli “Suisse Secrets” sia molto più che una teoria. Molto probabilmente è solo questione di tempo.

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