La ‘Ndrangheta o le mafie in genere non è che hanno collegamenti con fabbriche che producono armi da guerra e quindi non ne può fare commercio” tuttavia “diciamo che dopo le guerre ci sono centinaia e centinaia di armi incustodite, non nelle mani degli uomini delle istituzioni, c’è il mercato nero delle armi". Sono state queste le parole del procuratore della Repubblica di Catanzaro Nicola Gratteri in un’intervista al giornale on line ‘la Nuova Calabria’ rispondendo in merito ad un possibile interesse della criminalità organizzata per la guerra in Ucraina e in particolare per il mercato nero delle armi.
Il magistrato ha ripreso quanto già accaduto in Bosnia e Montenegro dopo la guerra: “Siccome loro nella loro testa sono convinti che la guerra tornerà ogni nucleo familiare ha 10 kalashnikov, 20 chili di plastico C-3 e C-4, bazooka, ogni famiglia ce le ha sotterrate vicino casa” e le mafie - come appunto la ‘Ndrangheta - hanno molte volte “comprato plastico C-3 e C-4 in Bosnia” o armi “dalle organizzazioni criminali pugliesi”  barattandole anche con droga o cocaina. “I paesi dell'ex Jugoslavia sono diventati un supermarket di armi da guerra - ha detto - Quindi quando sarà finita questa guerra (Ucraina, ndr) sarà un'occasione per andare comprare armi nuove e sofisticate".

Mancano 50 mila uomini delle Forze dell’Ordine
“Nel 2010 - ha continuato Gratteri - di questo si parla poco, sono stati bloccati i concorsi, le assunzioni. Mancano 20 mila uomini della Polizia di Stato, 18 mila della Polizia penitenziaria, più di 20 mila dei Carabinieri e almeno 12 mila della Guardia di Finanza. Stiamo parlando di 50 mila uomini, addetti alla sicurezza dello Stato, che non ci sono. Stanno arrivando milioni di euro, ma mancano 50 mila uomini dello Stato che dovrebbero fare anche attività investigativa e anche attività delegata da parte delle Procure”.

L’affare della pandemia
Secondo Gratteri anche il Covid è stato un affare per la criminalità organizzata. "Le mafie - ha detto - sono organizzazioni parassitarie, sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere e quando gli altri sono in crisi le mafie invece ne approfittano e ne abusano. Pensiamo ad esempio al Covid: almeno due anni pieni di attività commerciali ridotte all'osso, soprattutto il mondo dell'imprenditoria e il mondo della ristorazione. Le mafie hanno fatto shopping, hanno comprato a prezzi da outlet attività commerciali e imprenditoriali. Anzi, hanno fatto qualcosa di molto più sofistico, cioè di lasciare come titolare formale il proprietario dell'attività di ristorazione ma in realtà lavora per riciclare i soldi del mafioso. Dal problema Covid non ne siamo usciti e non ne stiamo uscendo. In qualsiasi città si vedono molte saracinesche abbassate, molte attività abbandonate e moltissimi passaggi di proprietà”. Con il bonus 110%, dice poi Gratteri ne ‘la Nuova Calabria’, "per ristrutturare facciate, per mettere il cappotto alle case, c’è stato aumento di oltre 150% di nuove aziende, di nuove imprese edili. E molti di questi imprenditori edili non sono altro che organizzazioni criminali che stanno cercando di approfittare di queste attività. Sono stati fatti studi molto seri della Guardia di Finanza, finora sono riusciti a truffare 4 miliardi di euro. E siamo appena all'inizio rispetto ai soldi che devono arrivare dall'Europa. Questo spiega che intanto forse che i bandi non sono fatti in modo stringente e anche che non siamo attrezzati sul piano del contrasto e normativo”.

Fonte: lanuovacalabria.it

Foto © Imagoeconomica

ARTICOLI CORRELATI

La guerra in Ucraina, la mafia russa e l'inefficienza dell'Occidente
di Giorgio Bongiovanni


Crisi Ucraina, con le armi vincono solo i mercanti della morte
di Giorgio Bongiovanni


La guerra tra Russia e Ucraina e l'ipocrisia dell'occidente
di Giovanni Bongiovanni


Il ministro russo Lavrov: se non si fermano le sanzioni sarà guerra nucleare

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy