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In marcia anche Vauro Senesi, padre Alex Zanotelli, Aboubakar Soumahoro e tanti collettivi studenteschi

"Cessate la guerra, Europe for peace". È questo lo slogan che lo scorso sabato 5 marzo si è pervaso a Roma durante la manifestazione organizzata dalla Rete Pace e Disarmo contro la guerra e l’invasione russa in Ucraina. Arrivare alla cessazione degli scontri con tutti i mezzi della diplomazia e della pressione internazionale, "con principi di neutralità attiva ed evitando qualsiasi pensiero di avventure militari insensate e fermando le forniture di armamenti che non possono portare la pace ma solo acuire il conflitto". È quello che hanno chiesto le decine di migliaia di partecipanti, 20 mila per le forze dell'ordine (50 mila per gli organizzatori), che hanno aderito alla manifestazione nazionale. Un fiume di persone di età, culture ed etnie diverse che hanno colorato le strade di Roma per dire "No alla guerra".


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Colori, musica, cori, cartelloni e striscioni: "Più facile mandare armi che proporsi mediatori di pace"; "No invio armi"; "La pace dipende anche da te"; "Fuori la guerra dalla storia". Tutto ciò in un corteo durato un'ora e mezza e lungo quasi 2km: partito da piazza della Repubblica e terminato a piazza San Giovanni (giunti all'arrivo la coda del corteo aveva da poco lasciato il punto di partenza). Alla partenza due erano le anime dell'evento: da piazza della Repubblica è infatti partito il corteo dell'associazionismo e della Cgil con una grande bandiera della Pace, lunga una decina di metri; da piazza dei Cinquecento, nei pressi della stazione Termini, si sono mossi altri manifestanti con lo striscione "Né Nato né Putin". I due cortei poi si sono mossi insieme verso piazza San Giovanni dove si sono alternati gli interventi degli organizzatori dal palco, tra i quali quello del segretario generale del Cgil Maurizio Landini. “Bisogna fermare la guerra, chiedere l’intervento dell’Onu, che sia presente al tavolo delle trattative. La strada non è l’invio delle armi, ma il ricorso alla massima diplomazia - ha detto Landini -. Non possiamo accettare la guerra come strumento di relazione tra stati. Serve ogni sforzo per fermarla. È importante che il movimento sindacale e della pace sia in piazza”.


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Vauro: “La parola Pace riacquisti il proprio senso e il proprio valore”
Alla manifestazione hanno aderito anche uomini e donne che delle lotte sociali hanno fatto scuola a generazioni intere. Vauro Senesi è uno di questi. Storico vignettista e militante per i diritti umani lo abbiamo incontrato assieme a Cecilia Strada, figlia di Gino Strada - fondatore di Emergency - e membro del team della ong "ResQ People Saving People".
"Sono qua per la pace - ha detto l'artista ai nostri microfoni -. Qui in questa manifestazione questa parola sembra riacquisire il proprio senso e il proprio valore. Questa parola che è stata violentata dalle logiche di guerra. Ho visto manifestazioni per la pace 'dove si approvava e si richiedeva l'invio di armi' là dove di armi ce ne sono già troppe. Questo è indecente. C'è una militarizzazione completa o quasi dell'informazione anche in Italia. Siamo tutti arruolati in una illogicità che esclude la possibilità di una pace giusta e negoziata". Per una pace bisogna essere contro la Russia e contro la Nato? "Assolutamente. La Nato è l'unica alleanza militare mondiale. Dicono difensiva, ma da chi? Il patto di Varsavia non c'è più da anni. È semplicemente uno strumento di arricchimento per l'industria per le armi e di oppressione e sottomissione per l'Europa". In conclusione, al vignettista abbiamo chiesto un pensiero nei confronti del compianto amico giornalista Giulietto Chiesa che, in tempi non sospetti (nel 2014), anticipò l'odierno conflitto in Ucraina. "Il pensiero che va a Giulietto è che, con la sua competenza e intelligenza, aveva visto lungo. Non era un profeta, ma un giornalista che faceva bene il suo lavoro analizzando le situazioni, traendone le conclusioni e le conseguenze e denunciandole. Solo per questo, post mortem, è stato messo nella lista dei filorussi (alludendo a Corrado Formigli che lo scorso 3 marzo a PiazzaPulita su La7 ha definito Chiesa "ventriloquo di Putin", ndr). E questo la dice lunga sul livello dell'informazione in Italia".


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Soumahoro e Zanotelli: No alle guerre. Rischiamo guerra nucleare
Altro grande attivista che ha partecipato alla manifestazione è Aboubakar Soumahoro, sindacalista dell'Usb. "Sono qui in piazza per affermare le ragioni di un'umanità che possa andare avanti attraverso lo spirito della pace e per dire no a tutte le guerre, anche quelle silenziate", ha detto ai nostri microfoni. A fine corteo, in Piazza San Giovanni, invece, abbiamo raggiunto padre Alex Zanotelli, missionario comboniano pacifista. "È fondamentale essere qui in questo momento storico. Oggi ci stiamo giocando tutto. Quella che stiamo vedendo è una guerra fra due potenze nucleari - ha detto Zanotelli -. Basta un incidente per precipitare in una vera e propria guerra nucleare".
Siamo dinnanzi a due minacce, afferma il missionario, "l'inverno nucleare e l'estate incandescente per le problematiche dovute alla crisi ambientale". Oggi è "necessario scuotere i governi", dice, perché "sono prigionieri dei potentati economico-finanziari". Successivamente, esorta i giovani a "fare e muoversi" perché "la mia generazione sarà la più maledetta della storia umana, perché nessuna generazione come la mia ha violentato il Pianeta come la nostra. E a voi giovani consegniamo un mondo malato dinnanzi al quale non siete il futuro del mondo ma l'unico presente che abbiamo. E spetterà alle giovani generazioni cambiare radicalmente tutto se vogliamo sopravvivere in questo pianeta".


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Il grido dei collettivi studenteschi
E sono proprio i giovani studenti e studentesse i veri protagonisti della manifestazione organizzata lo scorso 5 marzo dalla Rete Pace e Disarmo contro la guerra e l’invasione russa in Ucraina. Sul palco di San Giovanni in Laterano, hanno avuto modo di parlare anche due giovani rappresentanti del Movimento "La Lupa" e "Rete Roma no War". "Crediamo che questa guerra sia l'ennesima dimostrazione di come le istituzioni, asservite ad un sistema di sviluppo violento ed opprimente, si curino soltanto degli interessi dei pochi e dei ricchi. Stiamo assistendo all'ennesima aggressione imperialista ai danni dei popoli: quella di Putin - dice Pietro de "La Lupa" -. Diretta reazione, però, assurda di una continua campagna espansionistica della Nato nei Paesi dell'Est Europa". E ancora: "Non accettiamo che le potenze mondiali, dalla Russia di Putin alla Nato, dall'Ue all'Italia, diano priorità al profitto e lo facciano sulla pelle delle popolazioni oppresse". Pietro dice di non accettare "chi si professa contro la guerra e dice di essere dalla parte del popolo ucraino e di quello russo, ma poi in Parlamento e sulla stampa approva l'invio degli armamenti e dei soldati al confine - dice il giovane -. Che solidarietà è quella del governo che da anni fornisce armi ai governi dittatoriali di tutto il mondo che fomentano le guerre in Yemen, in Israele, in Siria e in tante altre Stati".
È poi la volta di Siria, della "Rete Roma no War" la quale afferma: "Il tempo delle parole è finito". "Siamo qui a ribadire che ci opporremo alla guerra in tutte le sue forme - sottolinea la giovane -. Che sia di Putin, della Nato o dell'Europa che invia armi. E allo stesso tempo non daremo pace a chi ci sfrutta, ci violenta, ci devasta, ci vuole schiavi. Noi saremo rivolta. Saremo in piazza l'8 marzo perché la guerra è la massima espressione della violenza maschile e patriarcale sulle nostre vite e sui nostri corpi".


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Tanti ospiti internazionali
Tra le testimonianze dai conflitti che si si sono alternate, Batool Karim (co-portavoce dell'Iraqi Social Forum), Silvia Maraone (Ipsia Acli attiva nei Balcani), la rifugiata siriana Yasmine Azeem, che dal palco ha dichiarato: "Vengo dalla Siria grazie ai corridoi umanitari che hanno dato una risposta alla guerra, permettendomi di ricostruire la mia vita studiando e lavorando. Oggi vedere questa nuova guerra in Ucraina mi riapre le ferite: è la scienza della distruzione. Crea fame, dolore, morte. Io ripudio la guerra come la ripudia anche l'Italia. Mettiamo fine alla guerra".
Sono intervenuti anche Amos Basile (Casco Bianco in Ucraina per Ibo Italia socio Focsiv), Malak Mattar (studentessa e pittrice palestinese di Gaza), due donne afghane della Fondazione Pangea. Ospite internazionale della manifestazione Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace: "'Pensi che userà davvero armi nucleari? Come si sopravvive a una bomba nucleare?' Questi sono alcuni dei messaggi reali che ho ricevuto la scorsa settimana", ha detto. "In tutto il mondo, le persone hanno di nuovo paura delle armi nucleari, cercano su Google cosa succede quando esplode una bomba nucleare. Questa settimana abbiamo visto il vero volto della deterrenza nucleare: terrore, ricatto. Putin l'ha detto ad alta voce: 'Non aiutate l'Ucraina perché poi comincerò una guerra nucleare'. Il governo italiano crede ancora che minacciare di usare armi nucleari sia ok. Non lo è, e deve finire. Siamo con il popolo ucraino oggi. E siamo con i coraggiosi russi che protestano contro la guerra. Ci organizzeremo per assicurarci che nessun leader possa minacciarci di nuovo con una guerra nucleare", ha concluso.
Numerose le organizzazioni della società civile italiana che hanno aderito alla manifestazione per la pace, tra cui Arci, Acli, Libera, Emergency, Legambiente, Movimento Nonviolento, Un Ponte Per, Archivio Disarmo, Associazione Ong Italiane, Link 2007, Rete della Conoscenza, Anpi, Greenpeace e molte altre.
Anche l’Associazione Our Voice era presente in piazza. Molti giovani hanno messo in scena una rappresentazione artistica intitolata “Game Over” con cui hanno denunciato i soprusi della Nato, la follia della guerra e il pericolo che la stessa si riversi sul fronte nucleare.

Tratto da: ourvoice.it

Foto © Our Voice e Imagoeconomica

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