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Alla fine, è sempre una questione di apostrofi e accenti. E’ grave e infame l’accusa rivolta a Joseph Ratzinger di aver coperto quattro sacerdoti pedofili quand’era arcivescovo a Monaco tra il 1977 e il 1982. Per la prima volta nella storia recente della Chiesa addirittura un papa, seppur emerito, è accusato del peggior dei mali, aver coperto chi abusa dei piccoli del gregge. Il mondo è sconvolto e indignato perché conosciamo le battaglie condotte contro la pedofilia di Benedetto XVI, la statura di uno dei più raffinanti teologi viventi e sorprende e disorienta che anche lui possa aver saputo e taciuto. Ma abbiamo tutti la memoria corta. Dimentichiamo, ad esempio, che in quei sei anni si alternano ben tre pontefici in vaticano: Paolo VI, Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. E, sospesa l’analisi su Luciani perché Albino regnò solo 33 giorni, di certo non possiamo attribuire a Montini e a Wojtyla alcun merito nella lotta contro la pedofilia all’interno della Chiesa. Ogni scandalo veniva taciuto, ogni vittima messa in silenzio, ogni sacerdote indifendibile al massimo trasferito. In questo clima va contestualizzato l’agire attribuito a Ratzinger. E la prova plastica ne è che l’indagine che accusa il papa emerito non è stata avviata da qualche movimento agnostico insurrezionalista, da qualche entità anticlericale ma dalla chiesa tedesca. In particolare è Reinhard Marx, il cardinale al vertice della stessa diocesi che fu di Ratzinger a disporre questi approfondimenti. Ed è noto che Marx è forse il porporato tedesco più vicino a Bergoglio, tornato in Germania dopo anni in curia a presidiare le riforme vaticane dalle mani e manine restauratrici. Insomma quanto sta accadendo oggi è uno dei riflessi della rivoluzione del gesuita che innanzitutto non vuole più subire passivamente gli scandali ma diventare promotore delle inchieste. Un conto è difendersi con imbarazzo da un’indagine avviata da altre autorità e stati, cosa diversa è partire d’iniziativa. E’ accaduto nell’inchiesta sulla compravendita del palazzo a Londra che ha investito il cardinale Angelo Becciu, con Bergoglio che rivendicava ai collaboratori stretti proprio la peculiarità di questa prima indagine che parte dagli uffici giudiziari vaticani e si ripete ora sul fronte incerto dei reati sessuali ai danni di minori. Tornando a Ratzinger si accerterà ora ruolo e responsabilità, c’è chi strumentalizzerà la vicenda riducendo tutto al solito presunto scontro tra papa regnante e papa emerito ma non si può dimenticare che quella Chiesa è diversa da quella di oggi. Immaginare che all’epoca in Europa un vescovo avviasse una campagna di pulizia per cacciare e punire i sacerdoti pedofili della sua diocesi è drammaticamente irrealistico. Oggi invece, in quella corsa contro il nichilismo che indebolisce la Chiesa e di recupero di credibilità, si arriva persino a puntare l’indice contro un pontefice. E questo è un monito che nei sacri palazzi fa tremare i lucchetti di chi conserva troppi scheletri negli armadi.

Tratto da: lastampa.it

Foto © Imagoeconomica

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