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E l’Ucraina si prepara alla guerra

L’ipotesi è sul tavolo: l’invio da 1000 a 5000 soldati statunitensi nei paesi dell’Europa Orientale, con la possibilità di aumentare quel numero di 10 volte se la situazione dovesse deteriorarsi ulteriormente.

Sono queste le preoccupanti indiscrezioni rivelate dal New York Times il 23 gennaio, sulla base di fonti dell’amministrazione americana: il piano sarebbe stato discusso in una riunione di sabato a Camp David in cui il Pentagono avrebbe proposto a Biden tutte le opzioni che includevano lo spostamento di risorse militari americane vicino ai confini russi.

Intanto la Nato in un comunicato ufficiale ha annunciato che gli Alleati stanno mettendo le forze militari “in attesa” e stanno trasferendo ulteriori navi ed aerei sul fronte Orientale allo scopo di “rafforzare la deterrenza e la difesa” nei confronti della Russia e dei suoi schieramenti al confine con l’Ucraina.

In particolare la Danimarca sta inviando una fregata nel Mar Baltico ed è in procinto di schierare quattro caccia F-16 in Lituania; la Spagna sta inviando navi per unirsi alle forze navali della Nato e sta valutando l’invio di caccia in Bulgaria; la Francia si è resa disponibile ad inviare truppe in Romania sotto comando Nato; i Paesi Bassi invieranno due caccia F-35 in Bulgaria e stanno predisponendo una nave ed unità terrestri “in attesa” per la NATO Response Force: una forza rapida in grado di muovere 40.000 uomini in una vasta gamma di operazioni, fino alla guerra convenzionale.

Sembra che sia dunque questa la risposta scritta di Washington alle consultazioni Russia-USA sulle garanzie di sicurezza svoltesi a Ginevra il 10 gennaio e a Bruxelles il 12, in cui il Cremlino chiedeva tra i punti principali, la non ulteriore espansione della Nato e il ritiro delle infrastrutture militari statunitensi alle posizionI del 1997, (con un impegno reciproco a non dispiegare armi offensive in prossimità dei rispettivi paesi).

"È questo ridispiegamento di truppe e il rafforzamento militare che sarà causa di escalation e tensione nella regione. Ora è chiaro chi è interessato all'escalation della situazione e chi continua a destabilizzarla, sono gli Stati Uniti”, ha affermato lunedì il capo del comitato di difesa della Duma di Stato Andrey Kartapolov, ammonendo sul fatto che la Russia "non lascerà queste azioni senza risposta e prenderà misure adeguate per rispondere alle crescenti minacce".

Parole condivise anche dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che ha precisato come queste “azioni e le accresciute attività della NATO” vicino ai confini russi non “possono essere ignorate dall’esercito russo”.

Sempre in queste ore, stando al comunicato dell'ufficio stampa della flotta russa del Baltico, la task force della flotta composta dalle corvette Stoiky e Soobrazitelny è partita dalla base navale di Baltijsk per partecipare alle esercitazioni navali sotto il comando generale del comandante della marina, ammiraglio in capo Nikolay Yevmenov. Saranno dispiegate assieme ad oltre 140 navi da guerra, 60 aerei e 10.000 soldati.

La diplomazia sembra totalmente abbandonata mentre si cavalca l’isteria della prossima guerra che l’occidente vede ossessivamente generata dalle mosse della Russia. Reazioni che sono conseguenza dell’imponente spostamento di forze militari ai suoi confini.

In Ucraina la situazione precipita di giorno in giorno: il governo degli Stati Uniti ha ordinato il rimpatrio delle famiglie dei sui funzionari diplomatici a Kiev e autorizzato anche il rientro su base volontaria del personale non essenziale dell’ambasciata locale, sollecitando i cittadini statunitensi in Ucraina a valutare di “lasciare immediatamente il Paese”. Questo sabato è atterrato a Kiev un nuovo carico di aiuti militari americani, tra cui figurano 100 Javelin ICBM assieme ad una pila di 100 fucili d'assalto M141. Aiuti militari che si aggiungono a quelli dei governi di Lettonia, Estonia, Lituania e Gran Bretagna che hanno fornito missili anticarro Javelin e Stinger e ben 2.000 unità di lanciamissili anticarro MBT NLAW.

Nella linea di contatto tra l’esercito di Kiev e le autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk la guerra sembra farsi sempre più vicina:

il vicecapo del dipartimento della milizia dell'autoproclamata repubblica popolare di Donetsk, Eduard Basurin ha segnalato che le forze di sicurezza ucraine stanno preparando un’offensiva armata nel Donbass. Secondo Basurin, il comando ucraino sta portando i dragamine semoventi UR-77 sulla linea di contatto, i veicoli militari vengono preparati per il combattimento, le vacanze per tutto il personale dei singoli battaglioni e brigate sono state sospese, mentre a tutti i comandanti è stato ordinato di rimanere nelle loro sedi di schieramento temporaneo. Inoltre, nei battaglioni di carri armati sono arrivate commissioni dai comandi di brigata per supervisionare la preparazione delle armi e dei veicoli da combattimento.

Anche il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha confermato che un enorme accumulo di forze ucraine sulla linea di contatto del Donbass indica che Kiev si sta preparando ad un attacco.

"Le autorità ucraine stanno concentrando un'enorme quantità di forze ed equipaggiamenti al confine con le autoproclamate repubbliche sulla linea di contatto. La natura di questa concentrazione indica i preparativi per operazioni offensive e, in effetti, esiste questa minaccia", ha detto oggi Peskov ai giornalisti.

"Gli atti di aggressione ucraina contro la DPR e LPR non saranno lasciati senza una reazione adeguata. L'esercito ucraino subirà un danno irreparabile da cui non si riprenderà", ha affermato Basurin, invitando i militari ucraini a "rifiutare di prendere parte alle ostilità e di eseguire gli ordini criminali del loro comando".

A confermare i propositi ucraini belligeranti dell’esercito di Kiev ci ha pensato nella giornata di lunedì il primo ministro ucraino Volodymyr Zelenski, che durante un incontro con i funzionari del servizio di intelligence estera si è detto convinto che è “il momento di passare ad azioni offensive per difendere i nostri interessi nazionali”, aggiungendo che i cittadini ucraini “sono uniti per reclamare i nostri territori e augurare la pace al nostro stato indipendente." 

Tutto sembra dunque pronto per la grande offensiva atta a provocare la Russia e spingerla all’intervento militare. Questa volta ci sono anche possibili date sensibili, evocate come possibili occasioni per aprire pericolose escalation con esiti imprevedibili ed apocalittici.

Secondo la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova sono altamente probabili provocazioni militari e informative da parte degli Stati Uniti e Ucraina alla vigilia dei Giochi olimpici invernali di Pechino, in programma dal 4 al 20 febbraio e non è un caso che vi siano indiscrezioni sul fatto che il presidente cinese Xi Jinping avrebbe chiesto all'omologo russo, Vladimir Putin, di non invadere l'Ucraina durante le Olimpiadi.

Nell’indifferenza generale, la più pericolosa miccia di innesco ad una prossima devastante guerra in Europa sembra ora essere drammaticamente vicina alla nostra quotidianità e l’occidente con la solita retorica ipocrita, alimenta lo scenario funzionale alla destabilizzazione dei paesi non allineati.

Foto: it.depositphotos.com

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