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Profughi rastrellati e "deportati"

La notte fra il 9 e il 10 gennaio, le Forze dell'Ordine Libiche hanno violentemente interrotto il presidio portato avanti dai migranti accampati davanti alla sede di Tripoli dell’UNHCR (agenzia ONU per i Rifugiati).
Le proteste conclusesi con l'intervento delle milizie pochi giorni fa, iniziarono poco più di 3 mesi fa, a causa della diminuzione dell'assistenza e della garanzia di sicurezza da parte dell'agenzia UNHCR, il cui compito dovrebbe essere quello di proteggere e assistere tutti i richiedenti asilo e rifugiati presenti in Libia.
Molte di queste persone, in seguito al raid delle Forze dell’Ordine Libiche avvenuto lo scorso 1° ottobre nel quartiere di Gargaresh, sono state arrestate e registrate presso l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Secondo Amnesty International, il raid avvenne perché oltre 4000 persone avevano deciso di recarsi davanti al CDC (Community Day Center) dell'agenzia ONU, per richiedere una maggiore sicurezza e un rifugio.
Da allora i migranti hanno vissuto per le strade davanti al CDC, occasionalmente coperti da tende o rifugi improvvisati, in segno di protesta e di richiesta di aiuto nei confronti dell’Agenzia delle Nazioni Unite.
“La situazione sta diventando un massacro, si sentono forti colpi di pistola, le tende sono messe a fuoco, le nostre donne sono in fila per un altro centro di detenzione. @UnhcrLibya dovrebbe essere ritenuta responsabile per questo" ha scritto su twitter la pagina "Refugees in Libya" gestita da un’organizzazione composta da ragazzi che vivono in Libia, e seguono in prima persona la vita dei migranti richiedenti asilo e dei rifugiati.
La stessa organizzazione che ha accusato l’Agenzia dell’Onu di non essersi mai esposta in loro aiuto e di essere persino andata contro l’interesse stesso dei migranti.
Secondo un documento pubblicato sempre su twitter dai ragazzi, l’UNHCR si sarebbe infatti rifiutata di prestare assistenza medica e rifugio ai migranti appostati davanti al CDC.
“Ci hanno minacciato di chiudere in modo permanente l’ufficio e di lasciar cadere la propria bandiera che, secondo ciò che ci hanno detto, era l’unica salvezza per i manifestanti e che una volta tolta dall’edificio saremmo stati attaccati dalle milizie” come poi è accaduto nei primi giorni di questo gennaio 2022, secondo quanto sostiene “Refugees in Libya”, l’agenzia delle Nazioni Unite avrebbe anche usato le proprie milizie per attaccare i migranti che stavano pacificamente manifestando.
Dopo mesi di "stallo" vissuti dai migranti in condizioni critiche, con un continuo ritiro graduale dell'assistenza dell'UNHCR ultimatosi con la chiusura degli uffici. L'inferno per i profughi ha iniziato a scatenarsi definitivamente nella notte tra il 9 e 10 gennaio, in cui come ai tempi di Auschwitz, le milizie Libiche hanno iniziato ad effettuare rastrellamenti nei luoghi in cui avvenivano le manifestazioni e nei campi di fortuna in cui i migranti si rifugiavano e a deportare le persone arrestate in centri di detenzione.
In questo momento la direzione della prigionia di Ain Zara ha confermato che centinaia di persone sono state condotte al centro di detenzione ma ancora non è noto il numero preciso, ciò che è sicuro è che, come già era accaduto nei mesi scorsi, per più di 4000 profughi arrestati e detenuti nei campi di prigionia non sono state risparmiate né donne incinte, né bambini e nemmeno anziani.
La richiesta dell'Onu era quella di trovare una soluzione per le persone accampate e allo stesso tempo di garantire che non venissero violati i diritti umani. Nonostante queste richieste, l'associazione istituita dalla stessa ONU per effettuare le assistenze necessarie ha troncato le proprie attività, lasciando così la via libera alle forze speciali libiche per poter continuare a perpetuare le violenze e le torture che da anni avvengono in tutta la Libia.
Violenze e torture che sono anche frutto dell'addestramento fornito dal contingente italiano previsto dagli accordi in vigore tra Italia e Libia e rinnovati dal governo Draghi. Accordi che, oltre a prevedere il finanziamento di circa 10 milioni di euro, hanno come scopo finale quello di diminuire il numero di migranti in arrivo in Italia. Il tutto senza un reale controllo dei mezzi utilizzati atti a perseguire tale scopo.

Tratto da: ourvoice.it

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