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“Arrivare a questo libro non è stato facile perché partivo da un libro già scritto sui Benetton nel 2008, concentrato sullo sfruttamento e sulla delocalizzazione di Benetton. Quando ho visto gli articoli di Monica che si occupava della questione Mapuche, ci siamo organizzati insieme per vedere cosa si poteva fare. Abbiamo cercato di scrivere un libro che raccontasse la verità”.
Così gli autori, Monica Zornetta e Pericle Camuffo, hanno iniziato la presentazione del libro “Alla fine del mondo. La vera storia dei Benetton in Patagonia” (ed. Le strade bianche di stampa alternativa), tenutasi questo giovedì 6 gennaio, presso il Circolo Rifondazione Comunista a Conegliano, in provincia di Treviso.
All’evento hanno partecipato anche il responsabile nazionale Esteri di Rifondazione Comunista, Marco Consolo, e Monica Tiengo, per l’associazione Ya Basta.

Gli autori hanno raccontato l’inchiesta, iniziata nel 2017, dopo la scomparsa e il ritrovamento ormai cadavere del giovane Santiago Maldonado, che svela il dietro le quinte dell’enorme impero Benetton: azienda nata nel 1965 nel piccolo comune di Ponzano Veneto per arrivare poi a conquistare il mercato mondiale. Una scalata, però, che ha un lato oscuro, accuratamente investigato nel libro "Alla fine del mondo. La vera storia dei Benetton in Patagonia", pubblicato online nel 2020 e in versione cartacea l’anno successivo.
Durante l’incontro sono stati trattati diversi punti, a partire dalle molteplici difficoltà riscontrate nel trovare un editore che appoggiasse e sposasse la tematica ritenuta “scomoda” dai più.

“Benetton è il più grosso proprietario terriero straniero dell’Argentina. Fin dal suo insediamento, l’approccio della compagnia è stato quello del capitalismo “sensibile” verso i meno fortunati, un modus operandi, che strizzava l’occhio al mondo dell’attivismo e dell’integrazione, verso il quale Benetton vi associa non tanto il prodotto, ma il proprio nome. Quando entra in possesso delle terre, queste non sono vuote, ma abitate dal popolo Mapuche che rivendica i propri diritti ancestrali sul territorio. Come si pone nei confronti di questa comunità? Secondo la logica della propria immagine, dovrebbe porsi dalla parte degli indigeni, invece vira in quella del capitale, dello sfruttamento e della repressione, questo, ci fa capire come la bella facciata e il rigoroso impegno nel mantenerla tale, sia una semplice trovata di marketing”. Con queste parole Pericle Camuffo ha aperto la spiegazione della controversia “Mapuche-Benetton”, ponendo l’attenzione sull’ipocrita propaganda solidale svolta dalla famiglia trevigiana, di cui famosi sono gli slogan all’insegna dell’inclusione e della convivenza come “tutti i colori del mondo”, e ancora “United Colors of Benetton”.
A seguire si è parlato dello scambio di lettere, poi culminato in un incontro effettivo fra il Premio Nobel per la Pace 1980, Adolfo Pérez Esquivel e la famiglia Benetton.

Adolfo Pérez Esquivel premio Nobel per la pace, è stata la persona che nel 2002 ha preso a cuore la lotta del popolo Mapuche, con il quale è anche venuto in Italia, a Roma, dove si è svolto un incontro con media sensibili e attivisti (fra i partecipanti c’era anche Walter Veltroni all’epoca sindaco di Roma) per far capire ai Benetton l’importanza della causa Mapuche e delle loro terre”. Ha detto Monica Zornetta, che ha preferito soffermarsi sui problemi e sulla limitata percezione nazionale che si ha dei componenti della famiglia visti come “quelli che fanno maglioni”.Un potere di cui nessuno parla” ribadisce sempre Zornetta “Nessuno parla per varie ragioni, l’abbiamo visto noi anche con il nostro libro, nessuno se la sente di pubblicare un pezzo contro i Benetton, quando dall’altra parte della pagina ha una loro pubblicità, e dunque si preferisce omettere l’articolo verità e continuare con la solita narrazione che non fa male a nessuno. Il nostro libro analizza un certo modo di fare impresa e di vedere la vita (sempre citando lo scambio e il contenuto delle lettere fra Adolfo Pérez e Benetton nella quale è tangibile la differente concezione del valore della vita)”. Capiamo quindi, come l’unione fra slogan buonisti e una massiva influenza mediatica, siano il mix perfetto che conferisce ai Benetton la falsa etichetta di compagnia solidale e rispettosa, lasciando così all’ombra dell’opinione pubblica, tutti quei popoli che quotidianamente subiscono abusi sistematici impuniti dal filo di interessi che lega Stato e Multinazionali.

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