"Antonino Madonia è il killer che sparò e uccise Piersanti Mattarella. Un delitto per il quale Madonia non è mai stato processato ma su cui vi è una sentenza che, a questo proposito, è fin troppo esplicita". Sono state queste le parole riportate dall’Agi dell’avvocato Fabio Repici, attualmente legale di parte civile della famiglia di Nino Agostino, l'agente ucciso il 5 agosto 1989 assieme alla moglie incinta Ida Castelluccio.
Per il delitto Agostino proprio Nino Madonia era stato condannato all'ergastolo con il rito abbreviato (l'appello inizierà a febbraio) mentre il boss Gaetano Scotto è sotto processo, con il rito ordinario, per duplice omicidio aggravato in concorso.
Repici, l'anno scorso, in fase di udienza preliminare, parlando proprio di Nino Madonia, aveva ripreso i passaggi di una sentenza - quella sui cosiddetti "delitti politici" - della terza sezione della Corte di assise di appello di Palermo, del 10 ottobre 1998. Una sentenza che, per quanto riguarda Piersanti Mattarella, aveva confermato le condanne per i mandanti (la commissione provinciale di Palermo di Cosa nostra) mentre assolse i presunti esecutori, i terroristi neri Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini.  Secondo i giudici di assise di appello, "nell'ottica di un delitto voluto e deliberato dalla commissione all'unanimità - hanno scritto nel 1998 - non regge, sul piano logico, l'impiego di killer esterni all'organizzazione mafiosa. L'ottica dello scambio di favori, infatti, ha senso per i terroristi neri che avrebbero tratto grande vantaggio dall'aiuto della mafia. Lo stesso non è a dirsi per Cosa nostra alla quale non facevano e non fanno difetto né armi di qualsiasi tipo, né killer abili e spietati". Una tesi - quella dei killer esterni - sconfessata anche da diversi collaboratori di giustizia ritenuti attendibili, tra cui Tommaso Buscetta, Gaspare Mutolo e Francesco Di Carlo. E poi ancora, ecco il riferimento a Nino Madonia: "Tutti i collaboratori hanno altresì escluso ogni coinvolgimento di personaggi esterni all'organizzazione mafiosa nel delitto ed in particolare di terroristi neri, indicando la maggior parte in Nino Madonia il killer che si avvicinò a Mattarella per sparargli". "I giudici - ha affermato Repici - nel 1998 scrivono, peraltro, che Nino Madonia faceva parte del gruppo di fuoco a disposizione della commissione e che, altro particolare di non poco conto, che Nino Madonia somigliasse moltissimo a Fioravanti, come lui aveva occhi chiari e l'espressione degli stessi era glaciale. Nella sentenza si legge infatti: 'Invero (il collegio) esaminando le fotografie dei due soggetti e le schede antropometriche acquisite, balza all'evidenza una solare somiglianza tra i due che hanno tratti somatici molto simili sia con riferimento al colorito degli occhi, all'altezza, al taglio e al colore dei capelli e comunque ai tratti complessivi del viso, anche l'età dei due, poi, appartiene alla stessa fascia".

Fonte: AGI

Foto © Imagoeconomica

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