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Il Capo dello Stato: "Tra pochi giorni si concluderà il mio ruolo di presidente"

Il Capo dello Stato Sergio Mattarella ha tenuto come da tradizione il suo discorso di fine anno e già dalle prime parole ha voluto metter bene in chiaro che non ci sarà una sua ricandidatura: "Tra pochi giorni, come dispone la Costituzione, si concluderà il mio ruolo di Presidente". Quindi il 3 febbraio del 2022 scadrà il mandato del dodicesimo presidente. In giorni come questi dove le istituzioni hanno puntualmente perso il contatto con il popolo, Mattarella nel suo discorso di appena 15 minuti, sembra aver voluto ricordare alla politica tutta che per andare avanti occorre "il sostegno proveniente dai cittadini" e che questo legame "va continuamente rinsaldato dall'azione responsabile, dalla lealtà di chi si trova a svolgere pro-tempore un incarico pubblico, a tutti i livelli". Inoltre come a voler lasciare una sorta di 'messaggio' per il prossimo presidente, Mattarella ha detto di credere che "ciascun Presidente della Repubblica, all'atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell'interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell'istituzione che riceve dal suo predecessore e che - esercitandoli pienamente fino all'ultimo giorno del suo mandato - deve trasmettere integri al suo successore".
Il capo dello stato, da costituzionalista di lunghissima esperienza, ha sentito la necessità di ricordare che  la Costituzione è “il fondamento, saldo e vigoroso, della unità nazionale. Lo sono i suoi principi e i suoi valori che vanno vissuti dagli attori politici e sociali e da tutti i cittadini".
"Non tocca a me - ha continuato - dire se e quanto sia riuscito ad adempiere a questo dovere. Quel che desidero dirvi è che mi sono adoperato, in ogni circostanza, per svolgere il mio compito nel rispetto rigoroso del dettato costituzionale".

Il messaggio ai giovani
"Pensando al futuro della nostra società, mi torna alla mente lo sguardo di tanti giovani che ho incontrato in questi anni. Giovani che si impegnano nel volontariato, giovani che si distinguono negli studi, giovani che amano il proprio lavoro, giovani che - come è necessario - si impegnano nella vita delle istituzioni, giovani che vogliono apprendere e conoscere, giovani che emergono nello sport, giovani che hanno patito a causa di condizioni difficili e che risalgono la china imboccando una strada nuova. I giovani sono portatori della loro originalità, della loro libertà. Sono diversi da chi li ha preceduti. E chiedono che il testimone non venga negato alle loro mani. Alle nuove generazioni sento di dover dire: non fermatevi, non scoraggiatevi, prendetevi il vostro futuro perché soltanto così lo donerete alla società". E' questo il passaggio su cui il presidente ha voluto soffermarsi a lungo: i giovani. Dimenticati dalla politica e privati anche della stabilità scolastica il presidente si rivolge al loro invitandoli a non essere “spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi. Infilatevi dentro, sporcatevi le mani, mordetela la vita, non adattatevi, impegnatevi, non rinunciate mai a perseguire le vostre mete, anche le più ambiziose, caricatevi sulle spalle chi non ce la fa. Voi non siete il futuro, siete il presente. Vi prego: non siate mai indifferenti, non abbiate paura di rischiare per non sbagliare".

Cambiamenti inevitabili
Il presidente, come a voler lanciare un monito, ha detto che ci troviamo "dentro processi di cambiamento che si fanno sempre più accelerati" in cui occorrerà "naturalmente il coraggio di guardare la realtà senza filtri di comodo". Non è un segreto che la pandemia abbia inferto un grave colpo al mercato del lavoro, già in forte crisi nella penisola italica. Tutto questo ha provocato anche numerose ingiustizie che "vanno corrette anche al fine di un maggiore e migliore sviluppo economico". "Una ancora troppo diffusa precarietà sta scoraggiando i giovani nel costruire famiglia e futuro - ha continuato - La forte diminuzione delle nascite rappresenta oggi uno degli aspetti più preoccupanti della nostra società. Le transizioni ecologica e digitale sono necessità ineludibili, e possono diventare anche un'occasione per migliorare il nostro modello sociale. L'Italia dispone delle risorse necessarie per affrontare le sfide dei tempi nuovi".

La Pandemia e l'Unità Nazionale
L'inquilino del Quirinale durante il suo discorso ha sottolineato che esistono dei "punti di tensione e fratture" nel nostro Paese che "non vanno nascoste" ricordando "l'attitudine del nostro popolo a preservare la coesione del Paese, a sentirsi partecipe del medesimo destino. Unità istituzionale e unità morale sono le due espressioni di quel che ci tiene insieme. Di ciò su cui si fonda la Repubblica". Il suo mandato è stato caratterizzato dallo scoppio della pandemia in cui sono morti moltissimi dei nostri concittadini: "Dobbiamo ricordare, come patrimonio inestimabile di umanità, l'abnegazione dei medici, dei sanitari, dei volontari. Di chi si è impegnato per contrastare il virus. Di chi ha continuato a svolgere i suoi compiti nonostante il pericolo" ha detto, ringraziando chi ha fatto la scelta di vaccinarsi. "La ricerca e la scienza ci hanno consegnato, molto prima di quanto si potesse sperare, questa opportunità. Sprecarla è anche un'offesa a chi non l'ha avuta e a chi non riesce oggi ad averla. I vaccini hanno salvato tante migliaia di vite, hanno ridotto di molto - ripeto - la pericolosità della malattia. Basta pensare a come l'anno passato abbiamo trascorso le festività natalizie e come invece è stato possibile farlo in questi giorni, sia pure con prudenza e limitazioni".
Il Presidente ha rammentato che la pandemia non ha provato solo ferite fisiche ma anche "sociali, economiche, morali" e, soprattutto, grandi disagi ai "giovani, solitudine per gli anziani, sofferenze per le persone con disabilità. La crisi su scala globale ha causato povertà, esclusioni e perdite di lavoro".
Un quadro, quello descritto da Mattarella, caratterizzato anche da "gravi disastri per responsabilità umane", terremoti, "le alluvioni. I caduti, militari e civili, per il dovere. I tanti morti sul lavoro. Le donne vittime di violenza".
Tra pochi giorni si concluderà il suo mandato. Il successore di Mattarella sarà in grado di mettere da parte le logiche di appartenenza e di pensare solo al bene comune e a rappresentare efficacemente un punto di riferimento politico e unitario?
Vedremo.

Foto © Imagoeconomica

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