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La nostra rivista supera i 200mila lettori e altrettanti sono gli spettatori video

Sono passati vent’anni da quel lontano 25 marzo del 2000 in cui veniva presentato a Palermo il primo numero di ANTIMAFIADuemila. Un nome composto da “vite, sogni, progetti e disillusioni di un gruppo di amici”, come scrisse il nostro Vicedirettore Lorenzo Baldo in occasione del nostro ventesimo anniversario. Un giornale realizzato con sacrifici, sudore e alto senso di responsabilità, ma che di anno in anno è riuscito sempre più a farsi largo nel torpore mediatico sul tema. “Una promessa - scrisse Lorenzo Baldo - fatta nel preciso momento in cui abbiamo deciso di lottare assieme per dare un contributo alla ricerca della verità sul biennio stragista '92/'93: un impegno totalizzante, prima con il giornale cartaceo e successivamente con il relativo sito internet che, con grande successo, continua ad aumentare sempre di più il numero dei lettori”.
Fino a giungere ad oggi, 1° gennaio 2022, tagliando un altro traguardo: 214mila lettori sul nostro sito internet. Un risultato del quale - lasciatecelo dire - siamo profondamente orgogliosi, essendo un giornale di “nicchia” nato dal basso grazie alle intuizioni e alle indicazioni di un indomito direttore come Giorgio Bongiovanni.
Il tempo, però, non è avanzato solo per noi, ma anche per la tecnologia e per i metodi con i quali oggi il mondo ha imparato a comunicare, social network in primis in cui a “farla da padrone” sono le immagini e i video: contenuti universali e smart.
Ed è per questo che nel nostro nuovo progetto, in quanto redazione giornalistica, assieme ai giovani del Movimento Culturale Artistico Internazionale Our Voice con i quali collaboriamo, abbiamo deciso di puntare molto sull’universo audiovisivo grazie a video sempre inediti nei rispettivi canali YouTube. Senza però trascurare il potenziale dei dossier scritti, né tanto meno il potere delle fotografie sulle nostre inchieste giornalistiche. Insomma, il tutto per sfruttare al massimo la potenzialità delle immagini e soprattutto dei video in argomenti, ahinoi, ancora oggi poco dibattuti dal grande mainstream e dalla Politica. Basti pensare al video “Giulietto Chiesa: "Così andiamo verso una guerra di sterminio mondiale” in cui il nostro direttore Giorgio Bongiovanni dialoga con l’amico e collega compianto Giulietto Chiesa sul rischio sempre più tangibile di uno scontro mondiale (anche con utilizzo di armi atomiche) che vede il contrapporsi degli USA contro Russia e Cina: un’intervista che ha raggiunto un risultato incredibile con i suoi 330mila spettatori. Oppure, "La strage di Via D'Amelio, i mandanti esterni e l'attentato a Nino Di Matteo”, una videoinchiesta, apprezzata da oltre 260mila persone, realizzata in occasione del 29° anniversario della strage di Stato consumatasi a Palermo in Via d’Amelio il 19 luglio ’92, in cui vennero assassinati con un’autobomba il giudice Paolo Borsellino assieme ai suoi agenti di scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Un dossier nel quale, a seguito di inchieste, processi e sentenze che hanno messo in evidenza depistaggi e zone d'ombra, abbiamo cercato di rispondere ai tanti “Perché?” disattesi dalla Storia: perché fu ucciso Borsellino; perché fu fatta sparire la sua agenda rossa; perché una simile accelerazione per eseguire una strage così “anomala” in Cosa nostra; e cosa aveva scoperto Paolo Borsellino.


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Per non parlare di “Matteo Messina Denaro, il boss di Cosa nostra l'ultimo latitante stragista”: un trailer di un paio di minuti il quale, con grande successo (266mila visualizzazioni), ha pubblicizzato il nostro dossier inedito sulla “primula rossa” di Cosa nostra Matteo Messina Denaro e la sua storia fatta di affari milionari, rapporti con la politica, omicidi, stragi, crimini efferati e latitanza d’oro da 28 anni. Un’inchiesta per comprendere il ruolo del boss di Cosa nostra protetto dallo Stato-Mafia.
Stessi ottimi risultati anche per i giovani del Movimento Our Voice il qui video di punta è “A chair 4 Assange”: un trailer promozionale con il quale, a inizio 2021, hanno lanciato al mondo una “call to action” ispirata all’opera “Anything to Say?” (dello scultore Davide Dormino). Una scultura in bronzo raffigurante Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning in piedi su tre sedie, di fianco alle quali vi è una quarta sedia vuota con inciso "You" (dall’inglese “Tu”). Viaggiando per il mondo l’opera non solo testimonia le storie dei tre, ma permette al pubblico di salire sopra la postazione vuota e diventare parte dalla scultura stessa. Dimostrando come una sedia rappresenti anche il miglior modo per distinguersi dalla "massa" cambiando semplicemente la prospettiva con cui si osserva il mondo.
Ebbene, se ANTIMAFIADuemila, così come Our Voice, è in grado di portare avanti le sue battaglie e le sue inchieste è anche grazie alla tenacia e alla lungimiranza con la quale - umilmente e con i nostri mezzi - da sempre cerchiamo di cavalcare i tempi adattando il nostro linguaggio ai nuovi metodi di comunicazione: raggiungendo nuova “audience” con pochi semplici “click”. Migliaia di giovani ragazze e ragazzi, e non solo, assetati di conoscenza e verità per troppo tempo taciute dal mondo mainstream e dalla Politica. Giovani che vogliono conoscere il loro passato per comprendere il presente e ideare un futuro più giusto, più umano, in cui la giustizia sociale non sia reclusa nelle menti di pochi visionari, ma concreta realtà e stile di vita.
Noi, nel nostro piccolo, ringraziando tutti i lettori e le lettrici, gli spettatori e le spettatrici che da anni ci accompagnano, promettiamo che continueremo sempre più ad affinare le nostre denunce, a condurre le nostre battaglie e veicolare i nostri contenuti stando sempre al passo con i tempi in modo tale da essere ponte di collegamento tra la Storia e l’innovazione tecnologica che vive nei nuovi “device”, cercando di “colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell’anima” proprio come i film di Ernst Ingmar Bergman, considerato uno dei maggiori registi della storia del cinema. E se Bergman, negli anni ’50, osò tale affermazione riferendosi al cinema, lo stesso ragionamento, oggi, si potrebbe allargare all’intero universo audiovisivo.

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