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Un nuovo rapporto esplosivo suggerisce che l'assassinio di Jovenel Moïse (in foto) potrebbe essere stato collegato a determinate azioni che il presidente stava portando avanti per combattere il traffico di droga. La prima di queste era la creazione di un dossier contenente tutti i nomi di coloro che erano - o che sono - coinvolti nel narcotraffico, tra cui anche quelli di alcuni politici locali. Prima di essere ucciso, il presidente Moïse aveva pianificato di consegnare i nomi al governo degli Stati Uniti, secondo un rapporto del New York Times pubblicato il 12 dicembre. Il Times, inoltre, ha parlato con altri quattro alti consiglieri e funzionari haitiani che erano a conoscenza del documento, i quali hanno anche riferito che i sicari avevano confessato di aver perquisito la casa di Moïse alla ricerca della lista.

"Il presidente aveva ordinato ai funzionari di non risparmiare nessuno, nemmeno i mediatori di potere che lo avevano aiutato a spingerlo in carica", ha riferito il Times. Una delle figure centrali  inclusa nell'elenco, secondo il giornale newyorkese, è l'uomo d'affari Charles Saint-Rémy, alias "Kiko" sospettato di coinvolgimento nel traffico di droga. Ma la creazione di un dossier non era l'unica mossa che Moïse avrebbe fatto contro il traffico di droga: a metà del 2021, secondo quanto riferito, la DEA ha informato Moïse di due piste di atterraggio clandestine utilizzate per ricevere voli di droga in un'area a nord della capitale, Port-au-Prince. In effetti, noti trafficanti di droga come "Jaques" Ketant in passato hanno fatto affidamento su Haiti come punto di transito per grandi spedizioni di cocaina.
Il presidente assassinato avrebbe in seguito dato ordine di distruggerle ma le autorità locali si sarebbero rifiutate di farlo.

Fonte: insightcrime.org

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