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"Nella fase di crisi economica in cui versa il Paese corrisponde a un’esigenza collettiva evitare distruzioni di ricchezza e la perdita di posti di lavoro, offrendo alle attività imprenditoriali insidiate dalla mafia l’opportunità di rientrare nel mercato in condizioni di legalità". E' questa l'analisi del procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli pubblicata oggi sul il Fatto Quotidiano.
Nel nostro Paese stanno per arrivare i fondi europei previsti dal Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) e le mafie, insediate all'interno del tessuto economico-sociale, potranno drenarne facilmente le risorse al fine di dirottarle nella loro sfera di influenza.
Il procuratore fiorentino ha specificato che occorre "riflettere per verificare quali strumenti e risorse possano essere valorizzati per cercare" di arginare l'azione delle consorterie mafiose. Innanzitutto vi sarebbe il potenziamento dell'attività repressiva, quindi l'azione della polizia giudiziaria, ma soprattutto "il ricorso agli strumenti del sequestro e della confisca, introdotti dalla legge Rognoni-La Torre" che consentono "di intervenire sui beni e attività illecitamente acquisiti dagli indiziati di appartenenza a sodalizi mafiosi, sulla scorta di un giudizio di pericolosità sociale, senza aver prima ottenuto una sentenza penale di condanna".
Di questo Tescaroli ne aveva già parlato in un altro articolo datato 6 aprile 2021 aggiungendo che il sequestro dei beni e le confische di prevenzione sono diventate un presidio irrinunciabile nel contrasto alla criminalità mafiosa “tuttavia, in molti ne invocano l’incostituzionalità e si registra una deriva iper garantista in seno alla magistratura, sempre più proiettata ad ancorare le manifestazioni di pericolosità sociale, alle sentenze di condanna e alle contestazioni mosse nei procedimenti penali”.
I dati, per quanto alcuni non vogliano vedere, sono fin troppo palesi.
"Si registrano - ha scritto il magistrato - in maniera crescente casi di imprese che risultano avere rapporti anche occasionali con sodalizi mafiosi (derivanti per esempio da finanziamenti o assunzioni di personaggi di estrazione criminale), non essendo dunque tout court mafiose, o che non vivono solo di corruzione, ma che accettano di proliferare con il supporto della corruzione". Per far fronte a queste situazioni, come ha scritto il magistrato di Firenze, esistono gli strumenti giudiziari adatti, come l'art.34 e il 34 bis, che riguardano l'applicazione dell'amministrazione giudiziaria e il controllo giudiziario dell'impresa stessa.
Lo scopo di queste normative è costituito dal "consentire la prosecuzione dell’attività e di salvaguardare i posti di lavoro, neutralizzando i rischi di infiltrazione mafiosa, o di utilizzo per sistematiche attività di corruzione e la restituzione dei beni ai titolari, sempre che possano essere curate (per esempio con la rimozione degli amministratori e/o di dirigenti collusi, cambiando fornitori e subappaltatori e così via)".
Un'altra strada percorribile per proteggere la ricchezza e i posti di lavoro è quella di "dare maggiore consistenza alla destinazione sociale dei beni confiscati, prevista dalla legge del 7 marzo 1996, n. 109, varata grazie all’iniziativa di Libera, che seppe raccogliere un milione di firme".
Tescaroli ha ricordato che la "legge Rognoni-La Torre – approvata il 13 settembre 1982, dieci giorni dopo l’uccisione del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, con le sue successive modificazioni – ha reso possibile l’acquisizione definitiva di 36.616 beni immobili riconducibili a indiziati di appartenenza alla mafia, evasori, riciclatori, corrotti, bancarottieri, usurai e altri soggetti socialmente pericolosi, ma solo circa 17.300 sono stati destinati dalla preposta Agenzia nazionale alle previste finalità sociali (asili, scuole, residenze per soggetti in difficoltà, ecc) e istituzionali (caserme, uffici pubblici), attraverso assegnazioni dirette ai soggetti legittimati, fra i quali i comuni, le associazioni e i soggetti del 'privato sociale'". Per cui sarebbe auspicabile rimuovere quelle cause che "sono alla base di una tale obiettiva inaccettabile criticità (quali la mancata effettuazione delle verifiche dei creditori, sussistenza di quote indivise, irregolarità urbanistiche, occupazioni abusive, condizioni strutturali precarie) cominciando con il prevedere una procedura più snella nelle assegnazioni in modo da accorciarne le tempistiche, trasformando l’Agenzia nazionale da struttura burocratica in soggetto dinamico, capace di una visione imprenditoriale e prevedendo adeguati finanziamenti per gestire e valorizzare gli immobili, impiegando parte delle risorse del Pnrr, anche per nuove assunzioni di personale adeguato".

Foto © Paolo Bassani

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