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Si ipotizza una sua scarcerazione entro le prossime 24h

Patrick Zaki sarà scarcerato. Questa è la decisione del giudice monocratico di Mansura giunta poche ore fa. A riferire la notizia sono stati gli avvocati del giovane studente dell’Università di Bologna al termine dell'udienza. Non un’assoluzione piena come speravano i legali dello studente, ma comunque quanto stabilito presso il tribunale egiziano ha superato ogni aspettativa, persino quelle di Amnesty International che si augurava il meglio pur temendo il peggio. Patrick sarà dunque scarcerato anche se non assolto dalle accuse; il tribunale infatti non ha ancora interrotto la catena lunghissima di carcerazione preventiva (e per questo le manifestazioni programmate da Amnesty International in varie città italiane avranno luogo ugualmente), ma è già un passo importante.

Dal tribunale di Mansura, inoltre, fonti legali rivelano che l’ordine di scarcerazione firmato potrebbe entrare in vigore entro le prossime 24 ore: probabilmente già questa sera Zaki lascherà il penitenziario, anche se al momento non si hanno certezze. Una legale dello studente egiziano, infatti, ha precisato che lo studente sarà prima trasferito da Mansura al carcere egiziano di Tora.
La notizia è stata accolta da urla di gioia dei familiari e degli amici dello studente di Bologna presenti all'esterno dell'aula del tribunale in attesa, anche se Zaki non era in aula al momento dell'annuncio. Dopo l'annuncio della scarcerazione del figlio, il padre di Patrick ha abbracciato anche i due diplomatici italiani presenti a Mansura e li ha ringraziati per l'impegno profuso dall'Italia al fine di ottenere questo risultato. "Vi siamo molto grati per tutto quello che avete fatto", ha detto George Zaki secondo quanto riferito da una persona che era vicina ai due durante i concitati minuti seguiti all'annuncio.

Nell’arco di pochi minuti è iniziato il “tam tam” di notizie e tweet che hanno fatto il giro del mondo. "La notizia che tanto aspettavamo. Patrick Zaki sarà scarcerato. Speriamo presto di poterlo riabbracciare qui a Bologna”, ha detto Matteo Lepore, sindaco della città. "Primo obiettivo raggiunto: Patrick Zaki non è più in carcere. Adesso continuiamo a lavorare silenziosamente, con costanza e impegno. Un doveroso ringraziamento al nostro corpo diplomatico", ha twittato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (anche se i rapporti bilaterali protratti nel tempo con l’Egitto restano oltremodo dubbiosi e serventi al regime che ancora oggi tiene in detenzione amministrativa un giovane studente dell’Università di Bologna e usa la stessa come misura per reprimere la libertà di pensiero e di espressione dei propri cittadini).

Quella odierna era la terza udienza del processo a carico dello studente egiziano dell'università di Bologna sotto accusa per diffusione di false informazioni attraverso articoli giornalistici e detenuto in carcere esattamente da 22 mesi. Come preannunciato da una sua legale, l'udienza serviva al suo pool di avvocati per presentare una memoria difensiva preparata sulla base dell'accesso agli atti ottenuto con la precedente seduta, quella del 28 settembre. Il 30enne è stato da poco trasferito dal carcere cairota di Tora, dove ha trascorso quasi tutta la sua custodia cautelare, ad una prigione di Mansura, appunto. In tribunale oltre ai diplomatici italiani, su richiesta dell'Ambasciata italiana, sono entrati anche diplomatici di Usa, Spagna e Canada, un avvocato della Delegazione dell'Unione Europea e un legale di fiducia della rappresentanza diplomatica italiana al Cairo.

Patrick era stato arrestato il 7 febbraio del 2020 tornando in Egitto per una vacanza e i 19 mesi di custodia erano stati giustificati con accuse di propaganda sovversiva fatta attraverso dieci post su Facebook. Il rinvio a giudizio è avvenuto invece per "diffusione di notizie false dentro e fuori il Paese" sulla base di tre articoli scritti da Zaki, tra cui uno del 2019 sui cristiani in Egitto perseguitati dall'Isis e discriminati da frange della società musulmana. Il ricercatore e attivista rischia fino a cinque anni di carcere.

L’attenzione sul caso non può cedere. Amr Abdelwahab, attivista del movimento Patrick Libero, infatti, ha riferito all'agenzia Dire che: “Patrick sarà scarcerato ma è importante sottolineare che non sono decadute le accuse a suo carico: ciò vuol dire che all'udienza del primo febbraio potrebbero decidere di metterlo nuovamente in detenzione cautelare o, peggio, di condannarlo. Inoltre, il giudice gli ha imposto il divieto di lasciare il Paese". Al momento, secondo quanto si apprende, a Zaki non è stato imposto l'obbligo di firma in vista della prossima udienza, fissata il primo febbraio. Dunque, Patrick Zaki verrà scarcerato, ma per cantare vittoria è forse presto.

Il peso della mobilitazione internazionale sul "Caso Zaki"
Indubbiamente, oltre alla bravura dell’avvocatessa di Patrick Zaki, un’altra grande protagonista che ha contribuito a giungere all’esito odierno è stata la pressione e la grande mobilitazione internazionale per la libertà dello studente egiziano: un peso che oggi si è tradotto appunto sull’esito di scarcerazione. A sottolinearne l’importanza è stato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International, raggiunto dai microfoni dell’AGI. Noury ha avvertito che l'esito finale del processo "rimane un'incognita" ma ha constatato che “è un elemento in più che non sia più in carcere ma si presenti alla prossima udienza da persona libera con qualche limitazione". "Temevamo il peggio perché questi processi presso i tribunali di emergenza finiscono quasi sempre male - ha proseguito il portavoce di Amnesty -, però questa campagna ha creato così tanta attenzione che la mobilitazione internazionale in tanti settori, dal mondo dell'informazione alle istituzioni, hanno avuto un peso sulla decisione del giudice". La speranza, ora, è che "ci sia una linea di continuità” e che l'esito dell'udienza del 1 febbraio sia l'assoluzione.
"Rispetto all'autonomia del giudice e intorno a quel tribunale c’è stato tanto rumore ma non voglio mettere in secondo piano la bravura dell'avvocata di Zaki che, in un contesto nel quale i diritti della difesa non vengono rispettati, si è comportata in maniera molto coraggiosa e ammirevole”, ha continuato.

Ora l’interrogativo è se il "Caso Zaki", anche se ancora aperto, rimanga isolato o possa preludere a un atteggiamento meno rigido del Cairo nel campo dei diritti civili. “È difficile dirlo con certezza - dice Noury - è evidente che se, un processo dopo l'altro, ci sono condanne e le persone restano in carcere, la tendenza continua in negativo; se ogni tanto questa serie di brutte notizie si interrompe, può essere che si aprano scenari ampi". L'occasione per comprenderlo sarà il 20 dicembre, giorno del verdetto del processo che vede imputati il blogger e attivista Alaa Abdel Fattah, il blogger Mohamed "Oxygen" Ibrahim e l'avvocato e direttore del Centro Adalah per i diritti e le libertà Mohamed Baker, accusati di aver "diffuso informazioni false per minacciare la sicurezza nazionale" sui loro social media.

Foto © Egyptian Initiative for Personal Rights

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