Ci chiediamo se sia politicamente opportuno per l’Italia assumere una posizione contraria a quella degli Stati Uniti”. Potrebbe essere riassunta con questa frase, pronunciata dal deputato leghista Simone Billi, il pietoso teatrino andato in scena oggi alla Camera dei Deputati dove, tra applausi e festeggiamenti, è stata respinta la mozione per riconoscere lo status di rifugiato politico al giornalista Julian Assange: i voti favorevoli sono stati 22, 225 i contrari e 137 gli astenuti.

La mozione, a firma Alternativa, chiedeva al Governo di "intraprendere, anche in aderenza alle convenzioni internazionali e specificatamente alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, ogni utile iniziativa di competenza finalizzata a garantire la protezione e l'incolumità di Julian Assange da parte delle autorità britanniche e a scongiurarne l'estradizione".

Un luogo, il Parlamento, che dovrebbe essere sinonimo di onestà e correttezza, l’esatto contrario di quanto accaduto oggi, dove sono state ripetute all’infinito le menzogne e le diffamazioni “Made in Usa”: “Assange non è un giornalista ma un hacker”; “la Russia passava i documenti ad Assange”; “Assange e Manning hanno messo a repentaglio la democrazia occidentale pubblicando un video come ‘Collateral Murder’”, in cui vengono mostrati civili iracheni falciati senza alcuno scrupolo da un elicottero statunitense (cosa intendeva il deputato Alessio Butti con quest’ultima frase?).


20211202 votazione mozione assange


Piccola nota comica, tra le varie di oggi, è stato l’intervento del deputato Valentino Valentini di Forza Italia, il quale, oltre ad aver definito Assange come “un’utile idiota”, ha detto che il giornalista australiano e la sua piattaforma Wikileaks, non possono essere in alcun modo paragonati a Daniel Ellsberg e i suoi Pentagon Papers. Una bella zappata sui piedi che dà misura del livello dei discorsi di oggi e della mancata consapevolezza di cosa si stia parlando: Daniel Ellsberg è da anni che paragona il suo caso a quello di Assange (entrambi accusati con il famigerato Espionage Act, per aver pubblicato documenti segreti riguardanti crimini di guerra), tanto da essersi presentato come testimone nel processo contro il giornalista.

Ma non sono i “soliti noti” a disturbarci: questi ormai li conosciamo bene e mai ci aspetteremo grandi cose e coraggiose prese di posizioni da parte loro. Al contrario, a disturbarci oltremodo, è l’ipocrisia di chi si è sempre reputato “amico” di Assange. Ci riferiamo al Movimento 5 Stelle che, per bocca di Iolanda di Stasio, ha espresso la massima solidarietà al giornalista, concludendo con una non molto logica conseguenza: l’astensione.

Quanto accaduto oggi è sintomo evidente di un Parlamento che più non rappresenta più i cittadini e le cittadine, ma è composto da personaggi quanto mai distaccati dalla realtà e dalla società civile. La mozione di oggi, se approvata, sarebbe stata un segnale fortissimo da parte dell’Italia: non avrebbe forse modificato l’esito del processo, ma avrebbe significato che, di fronte ad una palese violazione dei diritti umani e della libertà di informazione, un paese della NATO è disposto ad avere una posizione in contrasto a quella degli Stati Uniti.

Noi, società civile, giornalisti e cittadini che vogliamo sapere le verità indicibili sui poteri forti, continueremo a dare il massimo supporto ad Assange e a tutti i giornalisti e "whistleblowers" che, quotidianamente, rischiano la vita per informarci sugli abusi compiuti da governi, aziende pubbliche e private.

Foto © John Englart (Takver) is licensed under CC BY-SA 2.0

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