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BERLUSCONI AL QUIRINALE? NO GRAZIE. Firma anche tu la petizione su Change.org de Il Fatto Quotidiano

Si sta avvicinando la fatidica data dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica e, nonostante si continui a dribblare l'argomento, Silvio Berlusconi continua sul serio a coltivare il sogno del Quirinale. Ad accompagnarlo anche questa volta è Marcello Dell'Utri, il suo storico braccio destro che nel 2014 è stato condannato in via definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa nostra. Dopo un breve periodo da latitante in Libano, Dell’Utri ha scontato la sua pena tra carcere e domiciliari: ora è tornato alla corte di Arcore, dove – secondo vari retroscena – è uno dei consiglieri più ascoltati in relazione a una possibile candidatura del leader di Forza Italia al Colle.

Inoltre un altro dei suoi fidatissimi, Cesare Previti, è stato condannato definitivamente per due corruzioni giudiziarie. I suoi referenti in Campania e in Calabria, Nicola Cosentino e Amedeo Matacena, sono stati condannati l’uno in appello per concorso in camorra e l’altro in Cassazione per complicità con la ‘Ndrangheta. Il Presidente della Repubblica dev’essere il garante della Costituzione e Silvio Berlusconi l'ha violata prima e dopo il suo ingresso in politica e da pregiudicato se venisse eletto al Colle diventerebbe anche il capo dell'organo di autogoverno della magistratura, argomento già preso in esame dal consigliere togato del Csm Nino Di Matteo a 'Mezz'ora in più':

"Il Presidente della Repubblica, per dettato costituzionale, è anche il Presidente del Consiglio superiore della magistratura. E in quanto tale nei confronti delle questioni di magistratura e giustizia dovrebbe sempre essere equanime, equidistante e soprattutto non avere interessi o rancori di tipo personale”. Potrà Silvio Berlusconi essere equidistante nei confronti della magistratura e non avere nessun rancore di tipo personale? I fatti hanno già dato una riposta esauriente.

I trascorsi dell'ex cavaliere sono noti. Partendo dal presente l'ex premier assieme a Dell'Utri risulta attualmente indagato dalla procura di Firenze per le stragi mafiose del 1993. E’ stato eletto sei volte nel Parlamento italiano e una in quello europeo benché ineleggibile per la legge 361/1957 sui concessionari pubblici. E’ stato condannato in via definitiva per avere frodato il fisco, derubando lo Stato che ora vorrebbe presiedere, occultando immense fortune nei paradisi fiscali. Oltretutto era anche affiliato alla loggia occulta P2 di Licio Gelli, protagonista di molti misteri italiani tra cui anche la Strage di Bologna.

Nel corso della sua storia politica ha abusato dei pubblici poteri per piegare il Parlamento ad approvargli 60 leggi ad personam, alcune bocciate dalla Consulta perché incostituzionali come l'introduzione del cosiddetto 'processo breve', il padre dell'attuale riforma Cartabia.

Inoltre in tema di lotta alla mafia ha emanato le peggiori leggi, prima fra tutte il cosiddetto decreto Biondi del 1994, anche detto decreto salva-ladri. Ha trascinato il nostro Paese in due guerre criminali contro l’Afghanistan e l’Iraq con la benedizione dello Zio Sam. Ha epurato giornalisti e artisti a lui sgraditi, da Enzo Biagi, Michele Santoro, Daniele Luttazzi, Carlo Freccero a molti altri, trasformando la Rai in servizietto privato per Mediaset e Forza Italia, con buona pace per la libertà di stampa. Ha affermato che “Mussolini, in una certa fase, è stato un grande statista”, “Per un certo periodo fece cose positive”, “Non ha mai ammazzato nessuno: mandava la gente a fare vacanza al confino”.

Per tutti questi motivi, e altri, ANTIMAFIADuemila aderisce alla petizione lanciata oggi dal Fatto Quotidiano 'Berlusconi al Quirinale? No grazie'.

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