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L'ex legale del picciotto della Guadagna sentito al processo sul Depistaggio di via d'Amelio

"Nel corso dell'interrogatorio al carcere di Pianosa, Scarantino parlava velocemente, era agitato. Io non ricordo alcun suggerimento da parte dei presenti. Se così fosse stato, per mia prassi deontologica, non avrei firmato il verbale". A raccontare ciò che avvenne nel giugno 1994 è l'avvocato Luigi Li Gotti, che al tempo venne nominato come difensore del falso pentito della Guadagna, chiamato a deporre nell'ambito del processo sul depistaggio delle indagini successive alla strage di via d'Amelio che si celebra in Tribunale a Caltanissetta nei confronti dei funzionari di polizia Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia aggravata dall'aver favorito Cosa nostra.
E' la prima volta che l'avvocato è stato sentito nell'ambito dei processi sulla strage di via d'Amelio. Prima di venerdì, infatti, era stato solo sentito come "persona informata dei fatti" dalla Procura di Messina che indagava sul depistaggio di via d'Amelio e l'eventuale coinvolgimento dei magistrati Carmelo Petralia e Anna Maria Palma (indagine archiviata). 
Rispondendo alle domande dell'avvocato Giuseppe Panepinto ha ricordato di essersi recato nel carcere di Pianosa in elicottero, assieme alla dottoressa Boccassini, a Petralia, il dottor La Barbera ed anche Tinebra. Anche se nei verbali di Pianosa non comparirebbe il nome del Procuratore capo nisseno. Eppure Li Gotti si è detto certo: "Posso pure sbagliare, ma il mio ricordo è questo. Nel primo interrogatorio di Vincenzo Scarantino al carcere di Pianosa il dottore Tinebra era presente. Ricordo un particolare: prima dell'interrogatorio noi parlammo nella stanza del direttore del carcere. Perché si era posto il problema di come evitare che i precedenti difensori di Scarantino potessero con lui conferire, ignorando la sua collaborazione, e per evitare anche il rischio che si conoscesse la sua collaborazione. E ricordo benissimo che in questa fase interlocutoria era presente il dottore Tinebra e che fu lui a sollevare il problema". 
Li Gotti, nel corso della deposizione, ha anche ricordato ulteriori dettagli: "Penso che la mia nomina fosse una conseguenza della mia non preclusione ad assistere collaboratori di giustizia in un periodo in cui non era vista di buon grado anche nell'ambiente forense. C'era molta diffidenza, molta freddezza. Nel rispetto della mia deontologia dovevo fare il mio dovere e quindi mi fu comunicato che ero stato nominato dallo Scarantino. Ricordo che Vincenzo Scarantino era un fiume in piena durante gli interrogatori, parlava ad una velocità incredibile e senza pause, non c'erano quasi domande. Erano pochissime". "Durante una pausa - ha aggiunto il teste - mi disse che gli erano stati promessi 400 milioni delle vecchie lire e che sarebbe stato portato in una località protetta. Gli dissi che erano frottole perché dallo Stato poteva avere ciò che era previsto dalla legge. E gli dissi di scordarsi dei soldi, spiegandogli la legge sui collaboratori di giustizia e sul programma di protezione. In un successivo momento, a Como, Scarantino in aula disse: 'l'unica persona che mi aveva detto la verità era l'avvocato Li Gotti'". 
Parlando proprio dell'udienza di Como, nota alle cronache per essere stata quella in cui Scarantino pubblicamente ritrattò le proprie accuse, Li Gotti, che in quel momento non era più l'avvocato del falso pentito, ha ricordato un dettaglio: "Quel giorno notai la presenza strana di un giornalista che io ritenni fuori luogo, nel senso che era anomala: Lino Iannuzzi. Mi sembrò strano che si era spostato per venire fino a Como. Pensai che potesse succedere qualcosa, e infatti Scarantino fece la sua ritrattazione". 
Li Gotti, tornando a parlare degli interrogatori di Scarantino avvenuti tra giugno e settembre, ha anche detto di aver avuto delle perplessità quando il picciotto della Guadagna iniziò a parlare della riunione di Calascibetta, chiamando in causa persone che, "secondo quelle che erano le conoscenze sulla struttura di Cosa nostra non avrebbero mai potuto partecipare ad una riunione di Commissione. Era impensabile. Poi ci furono le collocazioni di La Barbera e Santino Di Matteo. Era del tutto inverosimile". 

La consulenza di Mannoia
Nel proseguo della deposizione altro argomento ha riguardato il confronto tra il pentito Francesco Marino Mannoia e Vincenzo Scarantino. Agli atti risulta che venne effettuato nel gennaio 1995, ma Li Gotti ha sostenuto che il primo incontro tra Mannoia e Scarantino avvenne precedentemente, quando lui ancora era difensore di Scarantino. "C'era questo elemento che Scarantino sosteneva di appartenere alla stessa famiglia di Santa Maria del Gesù. Un magistrato ebbe questa idea di approfittare del fatto che in quello stesso luogo c'era Mannoia, lì a Roma nei locali di via Fea, sede della Dia. E a lui fu chiesta una sorta di consulenza. Mannoia, che conosceva Scarantino quando era un ragazzo perché lo mandavano a prendere le sigarette, disse che a lui bastavano due minuti assieme a Scarantino per capire se fosse uomo d'onore oppure no e si appartarono in una stanza. Quindi tornò e disse: 'Non è un picciotto'. Questa risposta di Mannoia non colse di sorpresa nessuno". 
Di questo scambio "appartato" tra Scarantino e Mannoia non si darebbe atto né nel verbale del 28 luglio 1994, nei locali della Polizia di Stato, né in quello del confronto in cui Mannoia comunque avrebbe sminuito Scarantino. 
Prima di concludere l'udienza il Tribunale, dopo una breve camera di consiglio, ha respinto la richiesta di revoca avanzata dalla difesa di parte civile, ma anche dalla Procura, rappresentata in aula dai pm Maurizio Bonaccorso e Stefano Luciani, confermando le testimonianze del procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato, dell'ex Procuratore di Roma Giuseppe Pignatone e dell'ex Procuratore di Messina Guido Lo Forte. La deposizione dei tre è prevista per la prossima udienza, il prossimo 26 novembre. 
Al contempo il Tribunale ha anche chiarito che "le testimonianze ammesse sono le uniche che si terranno" e che "la riserva non è su ulteriori audizioni, ma c'è riserva sulle produzioni documentali".

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