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Elementi di prova inediti in merito alla creazione di fondi neri, all'“Anonima sequestri”, all'eversione, ai “prodromi dell'omicidio Mormile”, al “protocollo Farfalla”, alla “Falange armata” e altro

Il Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nella giornata di ieri ha depositato nuovi elementi di prova nel corso dell'udienza d'Appello del processo "'Ndrangheta stragista", in cui sono imputati il boss di Cosa nostra Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone: capobastone di Melicucco, centro della Piana di Gioia Tauro, accusato di essere diretta espressione della cosca Piromalli.

Entrambi condannati all'ergastolo in primo grado il 24 luglio 2020, i due sono ritenuti responsabili - in qualità di mandanti - degli attentati ed omicidi avvenuti tra il dicembre 1993 e il febbraio 1994 in cui persero la vita anche gli appuntati Antonino Fava e Vincenzo Garofalo (uccisi il 18 gennaio 1994 sull'autostrada Salerno-Reggio). Delitti che si inseriscono nel contesto della strategia stragista di attacco allo Stato. Il Mammasantissima di Meliccuco, inoltre, è stato condannato anche a 18 anni per il reato di associazione mafiosa (6 in meno rispetto a quelli chiesti dalla procura).

Ieri, dopo che il giudice Giuliana Campagna ha letto la sua relazione sulla sentenza di primo grado, Lombardo ha annunciato il deposito di un faldone contenente una serie di informative e accertamenti che saranno messi a disposizione delle difese e delle parti civili. I nuovi atti dell'accusa contengono riferimenti in ordine alla creazione di fondi neri con i soldi provenienti dai sequestri di persona, profili dell'attività amministrativa del Comune di Reggio Calabria e colloqui e incontri nelle carceri non registrati. In particolare, a conclusione dell’udienza svoltasi ieri, il Procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria ha fatto riferimento ad alcune note investigative sul boss di Platì Domenico "Mico" Papalia e sulla "collocazione verticistica dei Papalia e dei fratelli Antonio e Francesco Delfino di Platì nel panorama 'ndranghetistico e massonico”. Già uomo di vertice nei servizi segreti militari e nell'Arma dei carabinieri, Francesco Delfino (deceduto dopo una lunga malattia il 2 settembre 2014 all’età di 78 anni) fu un generale di divisione, nonché soggetto coinvolto in alcune delle vicende più oscure della Repubblica: dalla strage di piazza della Loggia a Brescia alla cattura di Totò Riina; dagli arresti del piduista Flavio Carboni alla sua presenza come unico agente di polizia italiano dopo il rinvenimento del banchiere Guido Calvi; nonché soggetto condannato nel 1998 per truffa nell'ambito del sequestro Soffiantini (si fece consegnare 800 milioni di euro per ottenere il rilascio dell'imprenditore di Manerbio in mano alla 'Ndrangheta, ndr).

Ma tornando ai nuovi atti depositati al processo “‘Ndrangheta stragista” da Giuseppe Lombardo, altre informative riguardano "l'anonima sequestri e l'eversione”, “i prodromi dell'omicidio Mormile" e la "Falange armata" descritta dal pentito Antonio Schettini. Tra i nuovi elementi di prova, infine, ci sono anche alcuni accertamenti sulla loggia massonica "Zhepyria", su Palazzo San Giorgio (sede del Comune di Reggio Calabria, ndr), sui "fondi neri dei servizi attraverso i sequestri di persona" e sull'esistenza "di colloqui istituzionali in carcere non tracciati e il protocollo Farfalla".

A conclusione dell’udienza, il processo è stato rinviato al 22 dicembre prossimo. Manca più di un mese all’appuntamento, ma alla luce delle nuove prove presentate il pronostico è che Giuseppe Lombardo potrebbe chiedere alla Corte d'Assise d'Appello la riapertura dell'istruttoria dibattimentale.

Foto © Emanuele Di Stefano

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