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Ospite a “Otto e mezzo”, il procuratore capo di Catanzaro ha presentato il suo nuovo libro parlando di mafia, PNRR, giustizia e vaccini

Sono complici gli imprenditori del nord che hanno abbracciato gli ‘ndranghetisti e i camorristi che hanno portato valigie di soldi in Emilia-Romagna, in Lombardia e prima ancora in Piemonte. Sono coloro che per ingordigia hanno subappaltato lo smaltimento dei rifiuti e blocchi di decine di operai in nero, sottopagati e sfruttati, per poi andare in giro con auto di lusso da 300mila euro. Questi sono i complici e i colpevoli”. A dirlo è stato il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri – da poco in corsa per la Direzione Nazionale Antimafia da poco in corsa per la Direzione Nazionale Antimafia -, ospite poche ore fa del programma “Otto e mezzo” condotto da Lilli Gruber su La7. Assieme ai due erano presenti in studio anche i giornalisti Mariolina Sattanino e Massimo Giannini.

Che le mafie da decenni si siano insediate nel tessuto economico, sociale e politico del nord Italia è ormai un dato acclarato. Si tratta, infatti, di un fenomeno che ormai non si può più ignorare nella sua incontestabile pervasività. Le 46 “locali” di ‘Ndrangheta scoperte finora, i 5 consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose e le 169mila imprese (stimate in difetto) riconducibili a contesti di criminalità organizzata, dimostrano ormai che nessuna zona d’Italia può ritenersi impermeabile alla penetrazione dei clan. Men che meno il nord del Paese. Come? “A causa di una lunga e colpevole sottovalutazione da parte sia del mondo imprenditoriale sia di quello politico, che hanno troppo spesso aperto loro le porte finendo per giustificarne la condotta e diventarne consapevoli complici in nome del denaro e del potere”, si legge nella descrizione del nuovo libro scritto a quattro mani dal procuratore Gratteri e dallo scrittore Antonio Nicaso: “Complici e colpevoli. Come il nord ha aperto le porte alla 'Ndrangheta” (Ed. Mondadori).

Quando 15 anni fa con il professore Nicaso andavamo in giro per il nord a spiegare che erano presenti le mafie - ha detto in trasmissione Nicola Gratteri -, i politici ci aggredivano: ‘Come vi permettete di dire che qui c’è la ’Ndrangheta. Qui abbiamo combattuto il nazismo e il fascismo. Abbiamo gli anticorpi’. E io rispondevo loro che lo ‘ndranghetista non si presenta con la svastica, ma vestito normalmente, con valigie piene di soldi da riciclare. E ci sono imprenditori pronti ad abbracciarlo perché porta soldi contanti”. Parole profetiche quelle del procuratore. “L’obiettivo delle mafie non è arricchirsi - ha continuato -, ma giustificare la ricchezza. Loro sono già ricchi. L’élite delle mafie, il 2/3% dei capimafia, ha stanze piene di soldi ma ha un problema: portarli alla luce del sole”. E sulla scia dei soldi, la storia insegna che “le mafie sono presenti dove c’è da gestire denaro e potere, quindi saranno presenti anche nella realizzazione delle grandi opere che sono già in cantiere a livello progettuale - ha spiegato Gratteri riferendosi ai fondi del PNRR -. Queste opere vanno fatte. Il governo non può fermarsi perché al sud c’è la ‘Ndrangheta, la Camorra e Cosa nostra. Non voglio dare questi alibi a nessuno. Quando mi fu chiesto io dissi: ‘Voi fate i progetti, fate le opere. Alle mafie cerchiamo di pensarci noi: io per la mia parte e i miei colleghi per la loro’. Ma le opere per il sud vanno fatte. Il meridione ha bisogno delle stesse infrastrutture che ci sono in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto”.

Una puntata ricca di approfondimenti quella condotta dalla Gruber, in cui il procuratore Gratteri, rispondendo alle domande dei tre giornalisti, ha avuto modo di spaziare con gli argomenti: dall’infiltrazione della ‘Ndrangheta nella pubblica amministrazione alle prime condanne nel suo maxiprocesso “Rinascita-Scott”; dai fondi del PNRR alla Riforma Cartabia; dalla campagna vaccinale alle manifestazioni “No vax”. Tutti argomenti caldi che compongono il fulcro del dibattito politico degli ultimi giorni.

Tra vaccini e manifestazioni: “non credo al ritorno degli anni bui del terrorismo”
Ognuno è libero di fare ciò che vuole fino a quando non mette a rischio la libertà della collettività - ha detto Gratteri discutendo sui vaccini -. Non puoi mettere in pericolo la vita di una collettività. Entrando in un ufficio pubblico al cui interno ci sono 50 persone, potenzialmente verrebbero messe in pericolo 50 famiglie”. “Bisogna iniziare ad essere seri e prendere provvedimenti a monte - ha continuato riferendosi al governo -. Non si tratta di argomenti su cui discutere per mesi, bensì temi che andavano affrontati prima dell’estate, perché si sapeva che in autunno sarebbero aumentati i contagi. Se continuiamo a fare convegni e tavole rotonde arriveremo a Natale che saremo chiusi. E non possiamo permetterci questo lusso, nemmeno dal punto di vista economico”.

Dopo questo commento la Gruber ha spostato l’attenzione su alcune recenti dichiarazioni del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho, il quale - a commento delle irruenze della destra estrema nelle manifestazioni “No vax” e “No Green Pass” - ha voluto segnalare che la direzione intrapresa potrebbe riportare il Paese agli anni bui del terrorismo. Un’affermazione un po’ “esagerata” per il procuratore capo di Catanzaro, che però ha voluto evidenziare come la “linea soft adottata nei confronti di queste manifestazioni porterà ad infiltrazioni e strumentalizzazioni”. Analizzando il caso dell’assalto alla sede della CGIL, ad esempio, “nel momento in cui dal palco viene detto ‘andiamo alla CGIL’ - ha spiegato Gratteri - io lo avrei impedito perché quel luogo per i lavoratori è come la Chiesa per i cristiani. Tu non tocchi nemmeno con un dito la sede della CGIL. Lì non ci arrivi”. Ma la ministra dell’Interno Lamorgese “ha cercato la via soft ipotizzando che in caso di intervento ci sarebbero 100 feriti. Ed era sicuro che ci sarebbero stati, anzi io ne avrei messo in conto il doppio, ma tu non puoi toccare un simbolo altrimenti creeresti un danno spaventoso alla credibilità e all’immagine. E colui che è entrato là dentro diventa un eroe, un mito: questo va impedito per evitare che gesti di violenza vengano poi mitizzati”.

Riforma Cartabia: pessima e preoccupante
Altro tema su cui si è dibattuto in trasmissione, grazie anche alle domande di Giannini e della Sattanino, è la riforma Cartabia, alla luce delle ultime dichiarazioni rilasciate dalla ministra della Giustizia la quale, da Washington, ha definito la sua come “la madre di tutte le riforme; una sfida formidabile” aggiungendo, inoltre, che “il governo ce la farà”. Ma Gratteri dissente subito da tali affermazioni: “Sono ancora più preoccupato dopo queste dichiarazioni”. “Essere convinti di aver fatto una grande riforma”, quando invece vengono “rallentati i tempi del processo” e addirittura “si ghigliottina il 50% dei processi di criminalità comune, di criminalità economica o di pubblica amministrazione”, per Nicola Gratteri rappresenta un fattore preoccupante. Trattasi, infatti, di una riforma che si dimentica “di inserire tutti i reati che riguardano la pubblica amministrazione”. “I reati contro la pubblica amministrazione non erano gravi? E i reati che riguardavano l’inquinamento?”, si è interrogato il procuratore. In Italia “c’è un ministro della transizione ecologica, quindi questo governo ritiene che sia delicato il tema dell’inquinamento, giusto? Ne sta parlando il mondo in questi giorni. Però i reati ambientali non sono stati messi in quell’elenco, così come gli omicidi colposi”. “Tutte le riforme della Giustizia precedenti erano ‘menopeggio’ di questa. I cittadini si aspettano efficienza dalla giustizia”. “La Cartabia potrebbe essere un buon Presidente della Repubblica - ha aggiunto sorridendo -. Probabilmente meglio del ministro della Giustizia”.

Gratteri: un obiettivo da demolire
Uno degli ultimi argomenti discussi ad “Otto e mezzo” ha riguardato la sfera personale del procuratore capo di Catanzaro. Gratteri, infatti, non è nuovo agli attacchi e alle delegittimazioni, soprattutto negli ultimi anni a seguito di alcune inchieste che hanno fatto luce sui legami tra la ‘Ndrangheta e la sfera politica del Paese. “C’è gente che si alza la mattina e pensa a me - ha detto -. Ormai è evidente agli occhi di tutti. Ma ho spalle larghe, nervi d’acciaio e so che molte cose vengono scritte o dette per provocarmi, ma non cado in questo gioco”. Ma, nonostante ciò, Gratteri non si sente isolato. “Ho l’affetto di migliaia di persone. Penso infatti che il distretto di Catanzaro sia in controtendenza rispetto al resto d’Italia: mentre nel resto del Paese la magistratura è ai minimi storici, a Catanzaro siamo riusciti a portare la credibilità della magistratura e abbiamo il consenso di migliaia di persone, cittadini per cui noi siamo l’ultima spiaggia. E presso la mia segreteria ci sono circa 300 persone in lista d’attesa (tra cui commercianti, usurati, estorti e altro) per avere un colloquio con me. Questo è il termometro per capire se uno sta lavorando o meno, se è credibile o meno e se sta facendo qualcosa per la collettività”, ha proseguito.

Inoltre, riferendosi ai suoi denigratori e commentando le prime sentenze con rito abbreviato giunte nel processo “Rinascita-Scott”, Gratteri ha voluto precisare un dato: “Mi preme dire che dei 19 assolti (2 per prescrizione) nessuno era imputato di associazione a delinquere di stampo mafioso e nessuno è stato detenuto. Erano tutti imputati di reati fine, di reati che erano a margine del capo d’imputazione del 416bis. Questo lo dico in vista delle accuse rivolte alla mia persona di essere uno sceriffo che mette tutti in galera. Di questa sentenza i miei diffamatori di professione non hanno scritto un rigo”.

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