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Ranucci: "Un fatto non ha colorazioni no vax. È un fatto punto, che piaccia o no"

La trasmissione Report di Rai 3 torna sotto accusa, questa volta per il servizio 'Non c’è due senza tre' andato in onda lunedì sera. Il servizio - che al contrario dei criticanti 'a scatola chiusa' noi abbiamo visto - non riporta nessuna tesi 'No Vax' o 'No Green Pass' ma un'articolata argomentazione in cui sono state presentate statistiche ufficiali, interviste di operatori del settore medico-scientifico e alcuni errori posti in essere durante la campagna vaccinale.
Senza entrare nei dettagli della trasmissione è interessante notare che gli attacchi a Report e al suo conduttore Sigfrido Ranucci siano stati incentrati soprattutto su un unico fatto: l'azienda Pfizer, secondo quanto riportato dalla trasmissione, assieme a degli investitori avrebbe cercato, attraverso delle manovre non del tutto trasparenti, di trarre il massimo dei profitti dalla somministrazione della terza dose di vaccino basandosi sulla perdita di efficacia dello stesso nel tempo.

Il deputato forzista Andrea Ruggieri ha detto che: “Mi spiace perché Report è la seguitissima trasmissione di un’azienda che dovrebbe esaltare il progresso scientifico e i suoi benefici anziché offrire argomenti agli scettici verso la bontà del vaccino, e perché è un po’ come se qualcuno dicesse che medici, infermieri e altri professionisti abbiano tratto profitto dalla pandemia grazie ai molti straordinari retribuiti nell’emergenza sanitaria scatenata dal Coronavirus”. “Sarebbe ingeneroso verso chi ha risolto un problema di tutti, anche di chi non si vuole vaccinare, e profondi sforzi (tanto il personale sanitario, quanto le case farmaceutiche) che la collettività retribuisce giustamente e volentieri”, conclude il deputato berlusconiano, dimenticandosi di citare anche i numerosi dati citati da Report a sostegno del personale sanitario e della campagna vaccinale. Anzi, durante il servizio è stata denunciata proprio la scarsa attenzione che viene riservata al nostro personale sanitario, il quale viene costretto a lavorare nelle corsie degli ospedali - a contatto con persone malate o comunque deboli sotto il profilo della salute - con un sistema di controllo sulla positività al virus a maglie molto larghe. Attacchi sul medesimo fronte anche dai deputati di Italia Viva Raffaella Paita e Marco Di Maio, sulla scia di quanto ha dichiarato il loro leader Matteo Renzi: "Per giudicare questa trasmissione mi bastano queste parole del conduttore Ranucci ieri: la terza dose è il business delle case farmaceutiche. Il vaccino non è un business, il vaccino per me è la salvezza dal coronavirus”. “Report non fa servizio pubblico, tutto qui” ha detto il leader di Italia Viva.

Questo passaggio richiamato da Matteo Renzi in realtà ha un altro contenuto. Infatti Report non ha affermato che il vaccino è un business, ma che c'erano delle personalità che attraverso delle operazioni non trasparenti hanno cercato di trarre maggiori profitti dalla vendita del vaccino. Ranucci ha detto testualmente che "per capire cosa sta avvenendo dobbiamo riavvolgere il filmato ai tempi di quando Pfizer era in attesa dell'approvazione definitiva del vaccino e contemporaneamente a marzo si svolgevano delle riunioni riservate tra i manager di Pfizer da una parte e gli investitori dall'altra e veniva prospettata già la possibilità di guadagnare con la perdita di efficacia del vaccino vendendo la terza dose ai paesi occidentali".

Discorso semplice se il servizio fosse stato visto per intero da chi lo ha commentato.

Ai forzisti e ai renziani si sono poi uniti i parlamentari del pd che hanno chiesto al presidente e all’amministratore delegato della Rai, Marinella Soldi e Carlo Fuortes, insieme al direttore di Rai 3 Franco Di Mare, “se fossero a conoscenza dei contenuti del servizio, se ne avessero avallato la diffusione, quali iniziativa intendono mettere in campo per ristabilire un livello corretto e veritiero di informazione sui vaccini anti Covid, sul lavoro del Comitato Tecnico Scientifico e sulle decisioni assunte dal Parlamento e dal governo a tutela della salute pubblica dall’avvio dell’epidemia di Covid e fino ad oggi”. Secondo i dem, infatti, il servizio di Report è “un episodio molto grave di disinformazione su una rete del servizio pubblico radiotelevisivo, tanto più discutibile perché avvenuto proprio mentre operatori sanitari, giornalisti ed esponenti delle istituzioni sono obiettivo di manifestazioni No Vax e No Green Pass, spesso violente, che si alimentano proprio delle falsità contenute e diffuse dal servizio di Report“. Frasi assai vaghe che non fanno riferimento ad un solo dato oggettivo.

La replica di Ranucci non si è fatta attendere: “È da no vax dire che il 9 settembre Aifa si è sbagliata a scegliere con troppa fretta di iniettare il vaccino Moderna a dose intera quando la stessa azienda Moderna sei giorni prima aveva raccomandato metà dose?. È da no vax chiedere che venga fatto il tampone più frequentemente agli infermieri che rischiano di contagiarsi perché cala l’efficacia del vaccino? È da no vax chiedere di sorvegliare con attenzione gli anticorpi per fare prevenzione?”. Sono queste le domande che si è posto retoricamente il conduttore Ranucci, contattato dall’Ansa dopo le accuse arrivate dai parlamentari Pd e Fi. “L’inchiesta – prosegue – aveva come ospiti scienziati del calibro dei membri del Fda e ha portato come esempio virtuoso Israele che ha già vaccinato il 65% della popolazione studiando il comportamento degli anticorpi, mentre da noi non c’è traccia di uno studio dell’Iss annunciato un anno fa. Solo il laboratorio del Niguarda di Milano sta facendo uno studio volontario”. Ranucci precisa, inoltre, che “Report è da sempre a favore del vaccino come migliore prevenzione, ma un fatto non ha colorazioni no vax. È un fatto punto, che piaccia o no”. “Cercare di nascondere degli errori è il miglior modo di alimentare chi non crede nel vaccino”, aggiunge il conduttore di Report. Che poi sottolinea come nella conclusione della puntata “semmai c’era un messaggio etico: pensiamo anche a vaccinare chi nel terzo mondo non ha neppure la prima dose”.

Altra dura replica è arrivata da Usigrai (Unione sindacale giornalisti Rai): “Da Report un rigoroso, serio e documentato lavoro giornalistico d’inchiesta come richiede il miglior Servizio Pubblico. Nessuna tesi no-vax, nessun cedimento a teorie anti-scientifiche”, sottolineano l’esecutivo Usigrai e il comitato di redazione della Direzione editoriale offerta informativa. “Il sindacato – aggiunge ancora – difende il meticoloso lavoro dei colleghi e di tutta la redazione di Report, guidata da Sigfrido Ranucci, precisando (come ha ricordato lo stesso conduttore alle agenzie di stampa dettagliando l’infondatezza di ogni accusa mossa) che raccontare le criticità del sistema dei vaccini non significa affatto schierarsi contro ma, come era ripetutamente sottolineato, farle emergere per migliorarlo e renderlo più efficace e solido nella lotta contro il Covid. Il lavoro di Report è pertanto in linea con la missione d’inchiesta che accompagna da sempre la trasmissione in tutti i temi affrontati, compresa la pandemia da Covid dal suo inizio, facendo emergere la provenienza delle tesi complottiste sulla sua origine e il ‘sistema di diffusione’ di queste tesi antiscientifiche organizzato tramite social”, conclude la nota.

In sostanza, a parte gli strali lanciati contro Report, quello che è interessante notare è stata la celerità di certi personaggi nel criticare aspramente la trasmissione anche senza avere le conoscenze oggettive di ciò che si stava parlando. Un attacco ingiustificato a scatola chiusa, fatto con il solo intento di degradare una delle poche trasmissioni che fa davvero informazione.

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