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Di Matteo: “E’ dovere del Consiglio dare il contributo alla ricerca della verità

Scappare o affrontare le responsabilità? Questa volta il Csm, con una maggioranza raggiunta per un voto, ha scelto di non arretrare. Sarà infatti parte civile, attraverso l'Avvocatura dello Stato, nel processo a Perugia contro l'ex consigliere Luca Palamara, espulso dall'ordine giudiziario dopo il procedimento disciplinare condotto da Palazzo dei Marescialli per la vicenda delle nomine ai vertici delle procure.
Dopo ore di dibattimento, scandito anche da toni molto accesi, il Consiglio superiore della magistratura ha approvato la proposta di delibera con 9 voti a favore, 8 contrari e 8 astenuti.
Una decisione “doverosa”, come hanno sottolineato più volte i consiglieri togati Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita, gli unici, assieme a pochi altri, ad aver sostenuto con fermezza per la costituzione di parte civile. “Io auspico- ha detto Di Matteo - che questa partecipazione come parte civile al processo, al di là degli aspetti più immediati e più formali legati al danno della propria immagine, si caratterizzi per una reale volontà di fornire in quella sede processuale, e di stimolare in quella sede processuale, un contributo di chiarezza e  approfondimento di contesti certamente molto articolati e complessi nei quali si collocano anche le condotte contestate anche al dott. Palamara. E’ un nostro dovere - ha detto il magistrato -. E' dovere del Consiglio superiore della Magistratura costituirsi parte civile per tutelare l’istituzione del Csm anche attraverso un contributo all’accertamento della verità”.

La rottura del plenum
Tuttavia, come dimostrano i numeri, il plenum di fatto si è spaccato su questa decisione. Naturalmente nessun consigliere ha voluto con le sue dichiarazioni avallare o giustificare l’operato di Palamara. Ma le argomentazioni avanzate da alcuni consiglieri erano squisitamente di carattere tecnico, ben lontani dalla presa di posizione morale ed etica che tutto il consiglio era chiamato a prendere. Il consigliere Cascini ad esempio ha detto, seppur in termini metaforici come da lui stesso stabilito, che “non è conveniente in termini di opportunità e di immagine del consiglio partecipare a questo processo come parte civile” e che “il Csm ha come giudice l’obbligo di essere terzo e come organo amministrazione ha l’obbligo di essere imparziale”. Altri colleghi hanno sollevato la questione del risarcimento pecuniario in riferimento alla costituzione di parte civile argomentando che il danno era troppo grande per essere quantificato in termini economici. Il ragionamento poteva anche essere valido se non che nella proposta di delibera si legge che “il danno all’immagine delle persone giuridiche è univocamente ritenuto di carattere non patrimoniale; inoltre, sul rilievo che il ristoro pecuniario del danno non patrimoniale all’immagine non può mai corrispondere alla relativa esatta commisurazione”. Altri argomenti sono stati poi aggiunti nel corso della seduta, “tutti legittimi e rispettabilissimi” come ha detto il consigliere ArditaTuttavia, ha poi puntualizzato, “c’è una questione di fondo che noi non possiamo eludere” ovvero la risposta a determinate domande: “questa vicenda è stata in grado di turbare lo svolgimento dell’attività all’interno del Consiglio? Ha prodotto un turbamento all’attività consigliare?”.

Qui non si tratta di avere un atteggiamento persecutorio nei confronti di Luca Palamara - ha aggiunto il consigliere togato - che ha già subito un procedimento disciplinare e una radiazione, ma di essere presenti in luogo che certifichi che in questo Consiglio dal maggio 2019 c’è stato un fortissimo turbamento delle attività. Perché quei fatti, volendo o nolendo e senza colpa di nessuno, per le ragioni diciamo tipiche della dialettica che esiste all’interno dei gruppi organizzati delle aree di pensiero, hanno finito per condizionare le attività del consiglio, argomenti di governo del consiglio, questo è il punto”. E ancora “non si può prescindere dalla presenza in un luogo nel quale va certificato se all’interno di questo consiglio le attività dopo il maggio del 2019 si sono svolte in maniera normale, serena o se c’è stato un turbamento nello svolgimento di queste attività”.

Il Csm risponde solo alla Costituzione e alla legge
Il consigliere Di Matteo ha inoltre elencato i diversi capi di imputazione nei confronti di Palamara riportati anche nell’ordine del giorno aggiunto: Al “dott. Palamara e altri imputati” è stato contestato anche il “reato descritto al capo 1 della rubrica di cui agli articoli 110 e 318 perché avrebbero ricevuto, in questo caso il dott. Palamara e anche altri” utilità (specificamente indicate) per l’esercizio delle sue funzioni e dei suoi poteri da Centofanti Fabrizio al fine di consentirgli: uno, di partecipare ad incontri pubblici o riservati cui prendevano parte i magistrati, consiglieri del CSM ed altri personaggi pubblici con ruoli istituzionali e nei quali si pianificavano nomine ed incarichi direttivi riguardanti magistrati, così permettendogli di accrescere il suo ruolo e prestigio di “lobbista”; due, di acquisire, anche tramite altri magistrati ai quali era legato da rapporti di amicizia o professionali, informazioni riservate sui procedimenti in corso e, in particolare, su quelli pendenti presso la Procura della Repubblica di Messina e di Roma, che lo coinvolgevano e che riguardavano gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore; tre, di fornire indicazioni volte ad influenzare e/o determinare, anche per il tramite di rapporti con altri consiglieri e/o altri colleghi, le nomine e gli incarichi da parte del Consiglio Superiore e le decisioni della sezione disciplinare del predetto organo.
E’ “una contestazione così grave”, ha affermato Di Matteo, non soltanto “per l’imputato, ma grave perché descrive una situazione, o ipotizza una situazione di grave inquinamento istituzionale del Csm”.

Il togato ha poi aggiunto di aver letto i suddetti capi di imputazione con un motivo, ossia quello di “rimarcare alcuni passi del capo di imputazione nel quale si fa riferimento a lobbisti che avrebbero condizionato l’attività di nomine e incarichi direttivi e perfino di sezioni della sezione disciplinare del predetto organo. A me sinceramente viene difficile accettare scelte di opportunità o invocazioni di distacco rispetto ai turbamenti gravi contestati” in merito al funzionamento di “un organo di rilievo costituzionale già contesati dal pubblico ministero e oggetto del processo penale”, ha aggiunto.

E concordo assolutamente con quello che ha voluto accennare il consigliere Ardita - ha proseguito - e che forse espliciterò ulteriormente: questi turbamenti che si sono verificati allora hanno riguardato l’attività del consiglio in quel momento? Per mesi siamo andati avanti a ranghi ridotti, poi sono stati eletti alcuni consiglieri che altrimenti non sarebbero qui. C’è stato un turbamento dell’azione del consiglio. E quel turbamento iniziale a mio avviso perdura ancora ed è passato anche attraverso ulteriori gravi episodi di turbamento che hanno riguardato anche indirettamente tutto il consiglio e direttamente un consigliere”.

Rispetto ad una vicenda del genere non si tratta di inseguire dei criteri di opportunità - ha continuato il magistrato - io i criteri di opportunità che ho sentito invocare da chi è contrario alla costituzione (di parte civile n.d.r) li ho compresi ma assolutamente non condivisi. Noi non rappresentiamo i magistrati italiani. Siamo il consiglio superiore della magistratura” il quale se non si “costituisse essendo stato indicato espressamente in sede penale come l’organo il cui funzionamento è stato, e ripeto è turbato ancora oggi da quelle vicende, abdicheremo secondo me alla speranza di cambiamento”.

E’ inutile che diciamo che il cambiamento” arriva con “il lavoro quotidianoAbbiamo una occasione per affermare che il consiglio superiore della magistratura è un organo istituzionale che deve funzionare secondo le regole fissate dalla Costituzione e dalle leggi e non risentire di influenze o tentativi di influenze o di lobbisti o personaggi vari”, ha concluso Di Matteo. Certamente la strada verso il cambiamento tanto auspicato non sarà del tutto percorsa con l’approvazione della delibera. Ma, senza dubbio, la presa di responsabilità da parte di alcuni componenti del Csm - Nino Di Matteo e Sebastiano Ardita in testa  e di altri come loro - è indice di un rinnovamento della magistratura che, a differenza della politica, è l’unica che riesce ancora a trovare la forza di processare  stessa.

In foto:
palazzo dei Marescialli, sede del Consiglio Superiore della Magistratura (Rielaborazione grafica by Paolo Bassani)

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