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Il commento satirico di Ottavio Cappellani sul magistrato ucciso a Capaci è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Già dopo la pubblicazione del libro “La Stanza Numero 30” di Ilda Boccassini la tensione che si percepiva era assai alta e oggi la sorella di Giovanni Falcone ha rotto in silenzio in difesa del fratello e della sua memoria.
“Finora ho preferito evitare commenti su una vicenda che mi ha molto amareggiata, ritenendo che il silenzio, di fronte a parole tanto inopportune, fosse la scelta più sensata. Quando, però, si supera il limite e si arriva, forse paradossalmente con fini opposti, a commenti inappropriati che scadono nella ridicolizzazione è, secondo me, impossibile non replicare”. Lo scrive Maria Falcone in una lettera inviata a ‘La Sicilia’ rispondendo a un intervento in cui il drammaturgo Ottavio Cappellani, ha commentato in chiave satirica e dissacrante i passaggi dell'autobiografia di Boccassini dedicati al suo rapporto sentimentale tra i due magistrati.
“Quel che allarma innanzitutto - ha affermato Maria Falcone - è che sembra si sia smarrito ormai qualunque senso del pudore e del rispetto prima di tutto dei propri sentimenti (che si sostiene essere stati autentici), poi della vita e della sfera intima di persone che, purtroppo, non ci sono più, non possono più esprimersi su episodi veri o presunti che siano e che - ne sono certa - avrebbero vissuto questa violazione del privato come un’offesa profonda. Quanto al commento ospitato dal vostro giornale - aggiunge - del quale non riesco bene neppure a comprendere il senso - forse voleva essere una critica al libro della dottoressa Boccassini, ma anche leggendolo più volte non è chiaro - mi pare si sia superato il limite. Questo immaginare scenette da sit-com di basso livello - osserva Maria Falcone - questo descrivere due persone, che hanno fatto della compostezza e della riservatezza regole di vita e che sono state uccise per difendere la democrazia nel nostro Paese, come ridicoli protagonisti di un romanzetto di quart’ordine è vergognoso. In nome della libertà di espressione del pensiero non si può calpestare la memoria di chi non c’è più e la sensibilità di chi è rimasto e ogni giorno deve confrontarsi con un dolore che non può passare”.

Foto © Imagoeconomica

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