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A Palermo è stato presentato il volume fotografico raffigurante i volti, le vite e le storie dei luoghi in cui opera l’Associazione umanitaria “Joy for Children”

È molto più di un semplice volume fotografico: “La Bellezza Ritrovata. Voci e colori dal confine del mondo” è un viaggio. Un racconto di storie, di volti, di occhi “altri” rispetto ai nostri. Vite costrette a fuggire dalle proprie dimore - spesso imbattutesi poi in veri e propri confini - raccontate in un’opera fotografica che dimostra come, in realtà, tra il “noi” e il “loro” - i migranti, i viandanti, i diversi - ci sia una vera e propria simbiosi. Ed è questa la bellezza dirompente che l’Associazione Joy for Children - nelle vesti del presidente Charley Fazio, della responsabile della comunicazione Titti Di Vito e di tutti gli operatori e le operatrici - è riuscita a trasmettere con un racconto inedito delle loro missioni umanitarie che da anni conducono in Medio Oriente per aiutare i bambini siriani (e le rispettive famiglie) rifugiati a Kilis: una cittadina turca al confine con la Siria. Il tutto accompagnando le foto scattate da Charley Fazio dai racconti curati da Titti Di Vito che, con delicatezza, è riuscita a narrare l’esilio di intere generazioni di siriani.

Ebbene, questo progetto umanitario è stato presentato lo scorso sabato 9 ottobre a Palermo, presso il Palazzo Chiaramonte - Steri, all’interno della “Settimana delle culture” in collaborazione con il Comune di Palermo, l’Università degli Studi di Palermo e CIR Migrare. Ospiti dell’evento - svoltosi fra le bellezze architettoniche, i quadri antichi e la maestosa vista della città che si osserva dalla Sala delle Capriate - sono stati il docente di letteratura latina presso l’Università degli Studi di Palermo Giusto Picone, l’assessora alla Cittadinanza sociale Cinzia Mantegna (nelle veci del Sindaco Leoluca Orlando), la professoressa Valentina Chinnici (per conto del CIDI) e la giornalista di Rai News 24 Angela Caponnetto.


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La condivisione con gli altri popoli ci dà ricchezza - ha detto la Mantegna a seguito dell’apertura del professore Picone -. La diversità diventa ricchezza e armonia come si evince dalla bellezza di questo volume che diventa armonia. Gli altri popoli ancora una volta diventano per noi armonia”. Un’armonia che va riscoperta, se necessario recandosi anche nei luoghi in cui è stata perduta. Così come fa Joy for Children. “Non siamo nati con l’intento di andare lì (nei luoghi in cui operano con missioni umanitarie, ndr) e fare blitz che lasciano il tempo che trovano. Dare un sacco di carbone, delle coperte o alcuni buoni spesa aiutano ma non dà speranza alla gente. Non vogliamo andare lì per alleviare una giornata. Noi andiamo lì per dare speranza ai più piccoli soprattutto che sono il futuro del mondo - ha detto Charley Fazio -. Loro (le famiglie che aiutano, ndr) sono arabi in Turchia e hanno problemi con l’integrazione. Molti non vanno a scuola. Le famiglie spesso senza padre perché gli uomini vanno in guerra a combattere e spesso muoiono. E, spesso, oltre ad essere orfani i bambini sono anche disabili a causa della guerra. Noi cerchiamo di affrontare le difficoltà delle disabilità”.

Ci sono storie, dunque, che vanno al di là degli stereotipi. E questo volume fotografico riesce e dare loro una voce. “Un libro molto più di un libro - ha commentato la Chinnici -. Un viaggio alla ricerca dell’altro. Alla ricerca di un’identità che viene tenuta ai margini. Mi interrogo molto come persona di scuola su ciò che è il ruolo della scuola oggi. Su quale scuola vorremmo o cosa significhi per noi una materia come l’educazione civica o l’educazione alla cittadinanza. Penso che se vogliamo dare senso a materie e discipline come queste credo che tutte le volte che una insegnate entri in classe debba fare in modo di fare incontrare i volti agli alunni. Far entrare in classe prepotentemente i volti dei bambini come quelli ritratti da questo volume fotografico”. “Credo che la potenza di questo libro - ha continuato la professoressa - possa aiutare molto noi insegnanti. La testimonianza e il lavoro fatto possono servire per rompere il muro più duro ovvero quello che nella crescita ognuno di noi si costruisce: l’indifferenza, la morte del prossimo. L’indifferenza che si intravede quando si inizia a delegare alle grandi organizzazioni. ‘Tanto qualcuno se ne occupa’. Ma chi è questo qualcuno? Io devo fare la mia parte, non qualcuno”.


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Successivamente è stata la volta di Angela Caponnetto, anch’essa autrice di un libro rivelatore intitolato “Attraverso i tuoi occhi. Cronache dalle migrazioni” (ed. Piemme) in cui, con gli occhi dei viandanti, dei migranti, dei diversi, ha raccontato le cause, le storie e le vite che ci sono dietro le rotte migratorie. In maniera unica: dando voce e chi non ne ha.

Anche io ero a Lampedusa per documentare per Rai News 24 la giornata memoria e dell’accoglienza. C’erano 500 studenti provenienti da 22 paesi UE. Un fattore molto importante. Per me è fondamentale che ci sia una spinta diversa dei giovani da parte della scuola e della cultura. I ragazzi intervistati mi hanno detto: ‘Noi adesso capiamo perché abbiamo visto con i nostri occhi’. Gli occhi ritornano sempre. Noi giornalisti siamo occhi, ad esempio, che documentano e raccontano. Io sento sempre più il bisogno di coinvolgere i giovani. Il 3 ottobre loro non videro solo l’isola di Lampedusa, ma i sopravvissuti del naufragio, i parenti delle vittime di quel naufragio che hanno raccontato in prima persona il viaggio, cosa ha rappresentato, cosa hanno vissuto. E, contemporaneamente, il 3 ottobre arrivavano tantissime barche colme di persone che continuavano ad approdare sull’isola. Un’isola che è un ponte, uno scoglio sull’unione Europea. Loro vedevano quei ragazzi come fossero sé stessi che stavano approdando. I ragazzi dicevano: ‘Ora è un altra cosa’.” “Nel momento in cui io inizio a vedere e assorbire quelle storie capisco - ha continuato la giornalista Rai - che l’informazione va data in maniera diversa, più profonda. Nel corso della mia attività ventennale di documentazione e reportage sull’immigrazione ho incontrato tanti siriani. Gli ultimi proprio sbarcati a Lampedusa. In questo libro oltre alla bellezza vedo anche la forza, la determinazione, la luce, la dignità, la malinconia nei volti delle persone che hanno dovuto lasciare la propria casa e la propria terra per il frastuono delle bombe e per altri motivi”.


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Ciò che dobbiamo fare oggi è far ascoltare la voce di queste persone, mostrarle, raccontare le loro vite e le loro storie. Ma anche a scuola vorrei che si insegnasse la storia dei Paesi dai quali provengono queste persone perché solo così si comprendono le motivazioni che muovono questi bambini, genitori, famiglie a fuggire dalle loro terre”, ha proseguito Angela Caponnetto. “Le immagini - ha concluso - ricostruiscono una figura, danno un’identità alle persone che noi spesso - colpevolmente - nelle cronache chiamiamo ‘flussi migratori’ in maniera anonima; il ‘fenomeno migratorio’ che, come contenitore, racchiude tutte le persone. Ma si tratta di persone, appunto. Usciamo dal ‘fenomeno’. Leggiamo, osserviamo queste immagini, documentiamoci di più e non spegniamo mai la luce e quindi i riflettori sulle cause delle migrazioni altrimenti non ne verremmo mai fuori”. Perché, i migranti e le migranti sono spesso ombre in un mondo senza colore che gridano giustizia, riconoscimento, autodeterminazione, in un coro di vita.


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