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Intervista esclusiva ad uno degli ex leader del Movimento 5 Stelle




Lo scenario sarà inquietante e drammatico. Vedrai che tra qualche tempo porteranno alla Presidenza del Consiglio Mario Draghi e vedrai anche che il fondatore dei Cinque Stelle sarà il responsabile assoluto della caduta del Movimento. Da essere il partito più amato dagli italiani passeranno alla catastrofe, con pochi voti”. Sono le parole che tre anni fa, prima che morisse, mi disse il grande giornalista e amico Giulietto Chiesa. Una conversazione durante la quale fece alcune previsioni politiche sul medio e lungo periodo. Parole che oggi risuonano martellanti nella mente osservando la compagine politica del nostro Paese.
Ma, nonostante i molteplici tradimenti e l’autodistruzione condotta dal suo stesso fondatore, Beppe Grillo, dentro e fuori dal Movimento 5 Stelle resistono, ancora oggi, uomini e donne che dei valori della vecchia guardia ne hanno fatto virtù.
Persone perbene e politici che hanno combattuto per le proprie idee a favore del popolo, portando avanti importanti battaglie anche oltre la lotta alla mafia, da sempre nostro tema cardine. Basti pensare a Giulia Sarti, Nicola Morra, Pino Cabras o Piera Aiello.
Tra questi vi è anche Alessandro Di Battista.
Da sempre uno dei leader indiscussi del M5S, recentemente è uscito dallo stesso perché non ha accettato la convivenza con Forza Italia e altre forze politiche con le quali è nato il Governo dell’assembramento presieduto da Mario Draghi. Una decisione, purtroppo, non condivisa dai suoi ex compagni di battaglie, Luigi Di Maio “in primis”.
Co-fondatore ed ex leader del M5S (oltre che ex deputato), Alessandro Di Battista oggi è un reporter, uno scrittore e attivista politico. Dal 2020 scrive per il TPI, è autore di documentari sull'Iran e sul centro America realizzati per Loft e di reportage per Il Fatto Quotidiano, e recentemente ha pubblicato il suo ultimo libro: “Contro! Perché opporsi al governo dell'assembramento” (Editore PaperFIRST). “Un libro di opposizione - riporta la descrizione del saggio -, uno strumento per coltivare la memoria, per fornire elementi alla pubblica opinione e per contrastare la santificazione del governo di tutti”.
Raggiunto dal nostro reporter Jamil El Sadi a Roma - l’ex leader pentastellato era ospite del “Falastin Festival” lo scorso sabato 18 settembre -, ad Alessandro Di Battista abbiamo chiesto un resoconto circa il drastico esodo del Movimento, i plurimi inganni e tradimenti al popolo italiano illuso, purtroppo, dal “movimento del cambiamento”, e anche alcune considerazioni su temi identitari del Movimento 5 Stelle di un tempo.
Si definisce un uomo “contro”, come il titolo del suo libro, fa opposizione politica da libero cittadino - anche contro i suoi ex compagni che hanno scelto di “continuare a restare lì dentro perché per qualcuno fare il ministro nel governo dell’assembramento va bene. Questa è la realtà anche se poi te la infioccano con la storia della responsabilità. Ma sono tutte minchiate” -, espone le sue idee, scrive, viaggia e non nega di aver pensato ad una nuova realtà politica, come ci ha raccontato in questa intervista esclusiva.
I temi cardine del suo ipotetico partito? Sono sei: “Giustizia sociale, redistribuzione della ricchezza, lotta alla mafia, ‘upgrade’ della lotta alla corruzione, autodeterminazione dei popoli e risoluzioni non violente nelle controversie internazionali”.
Ci auguriamo che le idee di Alessandro Di Battista possano diventare concrete.

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