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Chi insulta il pool antimafia di Palermo “non ha nessun rispetto per le Istituzioni e per il loro lavoro”

“Non so se mai in questo Paese avremo una verità processuale sulle indicibili trame che lo hanno attraversato”. Sono le parole del vicedirettore dell'AGI, Paolo Borrometi, scritte in un post sul suo profilo Facebook.
Un commento a caldo rilasciato sul social per dire la sua in merito all’esito processuale dal dispositivo della sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Palermo presieduta da Angelo Pellino (a latere Vittorio Anania).
La trattativa tra Stato e mafia c’è stata, è stato confermato ieri. Ma per i carabinieri, Subranni, Mori e De Donno "non costituisce reato". Per i boss mafiosi, Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, sì. Tanto che a loro la condanna è stata confermata.
E dinnanzi a questo esito Borrometi si interroga sulla possibilità - un giorno - di raggiungere una verità processuale di fatti e trame indicibili condotte per mano dello Stato-mafia.
Ma il suo pensiero è anche rivolto a quei “quattro magistrati” che “ci hanno provato, con gli ovvi limiti dell’agire umano”. Mentre a “chi in queste ore li sta insultando - ha concluso il post Paolo Borrometi - dico che non hanno nessun rispetto per le Istituzioni e per il loro lavoro”.

In foto da sinistra: i magistrati, Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Francesco Del Bene e Roberto Tartaglia

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