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Francesco al giornale 'La Civiltà Cattolica': "Stavano già preparando il Conclave"

Un gesuita chiede: “Come sta?”. E Papa Francesco ha risposto: “Ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto. So che ci sono stati persino incontri tra prelati, i quali pensavano che il Papa fosse più grave di quel che veniva detto. Preparavano il conclave.  Pazienza! Grazie a Dio, sto bene”.  Le parole del Papa  riportate da Antonio Spadaro sul giornale gesuita ‘La Civiltà Cattolica’ hanno svelato ancora una volta le sinistre manovre sotterranee che si muovono dietro le mura leonine.
Le motivazioni che hanno spinto certi prelati a voler morto il pontefice e di voler fare al più presto un nuovo Conclave non vanno ricercate nello spauracchio della ‘Sede Vacante’, ma nelle politiche rivoluzionarie che il pontefice sta portando avanti. Riforme che non piacciono agli ultraconservatori cattolici legati ancora alle vecchie politiche di Benedetto XVI. Nella Lettera Apostolica in forma Motu Proprio, nello specifico per le disposizioni sulla trasparenza nella gestione della finanza pubblica dello Stato Vaticano, il Vescovo di Roma ha istituito l'obbligo di sottoscrizione di una dichiarazione anticorruzione a cadenza biennale per tutti i cardinali, i capidicastero e i dirigenti laici della Santa Sede, compresi tutti coloro che hanno funzioni di amministrazione attiva e giurisdizionale o di controllo e di vigilanza. E’ stato cambiato anche il Codice di diritto Canonico che definisce la pedofilia e gli abusi sessuali (quali anche lo stupro e la pedopornografia) come reati contro "la vita, la dignità e la libertà della persona" portando così a pene più dure in caso di condanna.
Papa Francesco ha attaccato duramente anche le organizzazioni mafiose come nessun altro dei 263 papi precedenti in tutta la storia della chiesa abbia mai fatto. In ben undici discorsi ufficiali ha sottolineato come la mafia sia il male e di conseguenza in antitesi a Dio. Ma soprattutto è l’unico Papa ad aver sentenziato come autorità suprema la scomunica dei mafiosi dalla Chiesa cattolica (la pena ecclesiastica più severa: implica l'esclusione di un suo membro dalla comunità dei fedeli a causa di gravi e ostinate infrazioni alla morale e/o alla dottrina riconosciuta, ndr): “I mafiosi sono scomunicati!”. Così aveva detto il Papa emettendo una condanna chiara e inequivocabile che rappresenta l’apice del percorso di denuncia contro la mafia iniziato fin dai primi mesi del suo pontificato. "Quando all'adorazione del Signore si sostituisce l'adorazione del denaro - aveva detto dall'altare della messa nella Piana di Sibari il 21 giugno 2014 - si apre la strada al peccato, all'interesse personale e alla sopraffazione. Quando non si adora il Signore - aveva proseguito - si diventa adoratori del male, come lo sono coloro che vivono di malaffare, di violenza, la vostra terra, tanto bella, conosce le conseguenze di questo peccato. La 'Ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato, bisogna dirgli di no. La Chiesa che so tanto impegnata nell'educare le coscienze, deve sempre più spendersi perché il bene possa prevalere. Ce lo chiedono i nostri ragazzi. Ce lo chiedono i nostri giovani, bisognosi di speranza. Per poter rispondere a queste esigenze, la fede ci può aiutare".


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Più volte infatti il Papa aveva pregato i mafiosi di pentirsi: “Convertitevi”. Aveva gridato il 21 marzo del 2014 accanto a Don Ciotti durante la commemorazione delle vittime di mafia a Latina “Per favore cambiate vita, convertitevi, fermatevi di fare il male!". "Il potere, il denaro che voi avete adesso da tanti affari sporchi, da tanti crimini mafiosi è denaro insanguinato, è potere insanguinato e non potrete portarlo all'altra vita". Appello lanciato anche il 21 febbraio di quest’anno: “Le manifestazioni di religiosità esteriore non fanno dei mafiosi dei veri credenti, né li mettono in comunione con Cristo e con la sua Chiesa". Serve piuttosto una "vera e pubblica conversione" aveva detto Francesco ai settemila fedeli di Cassano allo Jonio nella Città del Vaticano.
E le opere di pulizia dentro il Vaticano sono tutt’ora in corso. La punta di diamante è il processo in corso in primo grado contro il cardinale Becciu in cui per la prima volta nella storia della Chiesa Cattolica Romana un porporato si è trovato a dover rispondere in un tribunale della Santa Sede perché accusato di peculato e abuso d'ufficio.
Ovviamente davanti a tutto questo i nemici di Bergoglio non sono rimasti fermi. Ora in Vaticano già si sente aria di conclave e “i prelati” menzionati dallo stesso Papa, stanno già lavorando per la sua successione.
Alcuni cardinali avversi al papa già li conosciamo.
Il cardinale di New York, Timothy Michael Dolan, ha da tempo inviato a tutti i porporati il volume del teologo cattolico statunitense George Weigel, critico acceso di Francesco. Il testo si intitola “Il prossimo Papa” e negli Usa è stato pubblicato da Ignatius Press, la casa editrice ultraconservatrice molto legata al cardinale Raymond Leo Burke, uno tra i principali oppositori papali nel Collegio cardinalizio. E poi ancora l’ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò, storico oppositore di Bergoglio sin da quando nel 2019 aveva firmato una lettera (assieme ad altri cardinali tra cui Burke) in accusava il Papa di “eresia” e “idolatria” per aver fraternizzato con il Grande Imam della moschea di Al-Azhar, e che recentemente ha chiesto perfino a Bergoglio di dimettersi per la gestione dei casi di pedofilia del clero.
Nel 2013 il porporato americano, insieme a tutti gli altri dieci cardinali elettori statunitensi, votò convintamente per Bergoglio. Ma, già pochi mesi dopo la fumata bianca, non nascose la sua delusione per un pontificato che nelle Congregazioni generali pre conclave si era prospettato riformatore, accusandolo di avere, invece, disatteso quelle premesse.
Un segnale inquietante indirizzato a Francesco era stato scoperto a Peschiera Borromeo in provincia di Milano nella notte tra l’8 e il 9 agosto quando nel centro di smistamento della posta era stata trovata una busta contenente tre cartucce di pistola indirizzata al Papa. “Ancora vivo. Nonostante alcuni mi volessero morto”. Speriamo di non dover assistere a breve ad un nuovo conclave.

Foto © Imagoeconomica

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