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“Aspetteremo la sentenza fuori dall’aula bunker, è nostro dovere da cittadini sapere come sono andati i fatti”

Tra qualche giorno si concluderà in secondo grado uno dei processi più importanti della storia della Repubblica Italiana, quello della trattativa Stato-mafia. La Corte di assise di appello di Palermo deciderà se pezzi di Stato hanno o meno trattato con Cosa nostra cedendo al ricatto di quest’ultima e se ciò costituisce reato, confermando o meno le conclusioni dei giudici di primo grado. In attesa della sentenza il Movimento Culturale Our Voice e la direttrice Sonia Bongiovanni hanno organizzato questa mattina un Flash-mob simbolico davanti al tribunale di Palermo negli istanti in cui, nell’aula bunker del carcere di Pagliarelli, era in corso l’udienza del processo con le controrepliche degli avvocati.


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I giovani attivisti si sono travestiti simbolicamente e satiricamente da mafiosi, carabinieri e politici inscenando quella che fu la trattativa intavolata nei primi anni ’90 tra questi poteri teoricamente diametralmente opposti. Sul banco degli imputati si trovano infatti esponenti di spicco di Cosa Nostra, ex politici e funzionari delle istituzioni come Antonio Subranni, Mario Mori e Giuseppe De Donno (comandante, vicecomandante e colonnello del Reparto Operativo Speciale dei carabinieri) che avrebbero trattato con Cosa Nostra dopo la strage di Capaci.
Ma anche Marcello Dell’Utri (oggi presente in aula), ex senatore, cofondatore di Forza Italia insieme a Silvio Berlusconi (entrambi indagati come mandanti esterni delle stragi del 1993 a Firenze), già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, che sarebbe stato il mediatore tra Cosa Nostra e il governo Berlusconi.


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Tutti ritenuti colpevoli in primo grado di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato. “Vergogna! - scrive Our Voice sui social allegando gli scatti dell’iniziativa - Mentre saltavano in aria Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, apparati deviati del nostro Stato trattavano con Cosa Nostra per fermare le stragi”. I giovani annunciano che il giorno del verdetto aspetteranno fuori dall’aula bunker Pagliarelli di Palermo. “E' nostro dovere come cittadini e cittadine conoscere come sono davvero andati i fatti che hanno portato all’uccisione di magistrati e civili innocenti”. “Dietro quelle stragi - scrivono ancora - è stata riscritta la storia della nostra Repubblica, è stata annientata la nostra Costituzione e la nostra democrazia. E gli effetti di quel tradimento si vivono ancora oggi”.


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