Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

“Nelle agende politiche la lotta al crimine organizzato non è mai ai primi posti”

Quanto è in alto nell’agenda politica la lotta alla criminalità organizzata? Se andiamo a guardare gli anni immediatamente successivi alle stragi c’è stata una risposta da parte dello Stato in virtù di quello che era accaduto e c’è stata una forte risposta della società civile. Però se andiamo a vedere quello che accade oggi la lotta alla mafia non è assolutamente ai primi posti di qualsiasi governo degli ultimi anni”. A dirlo è Aaron Pettinari, capo redattore di ANTIMAFIADuemila, intervistato da Cusano Tv nel corso della trasmissione RESTART 264. “Di mafia - ha aggiunto Pettinari - si parla ma fino a un certo punto. Io mi domando come sia possibile che ancora oggi, nonostante siamo dinnanzi a un fenomeno che esiste e resiste da oltre 150 anni, non si sia mai riuscito a vincere". "Perché questa tematica non è tra i primi punti?”, si è chiesto il giornalista. “Quando si fanno programmi elettorali la lotta alla criminalità organizzata viene pochissimo affrontata o accennata come tematica. E’ un tema scomodo. Parlare di lotta alla mafia vuol dire parlare solo di contrasto alla sfera militare della mafia o anche cercare verità su fatti e misfatti che purtroppo hanno fatto parte della nostra storia?”, si è chiesto ancora. Sul tema Pettinari ha aggiunto che “la ricerca della verità su ciò che è accaduto negli anni è in corso ma ancora non sappiamo chi ha premuto il pulsante in via d’Amelio per azionare l’autobomba, non sappiamo chi ha ordinato e orchestrato alcuni depistaggi, non sappiamo che fine ha fatto l’agenda rossa di Paolo Borsellino e non sappiamo chi ha manomesso i computer di Giovanni Falcone nel ministero di Grazia e Giustizia o chi ha messo mano ai documenti nella cassaforte del generale Carlo Alberto dalla Chiesa”. “Di questo - ha spiegato - i sistemi criminali non vogliono che se ne parli e infatti se ne parla poco ahimè anche all’interno del dibattito politico”. I due conduttori hanno quindi chiesto se sono stati fatti progressi nel campo antimafia.
Sì, sono stati fatti progressi, sono stati arrestati mafiosi, le operazioni antimafia sono continue però la mafia non è affatto stata sconfitta. E nemmeno Cosa nostra. Lo dimostra, ad esempio, la latitanza di Matteo Messina Denaro che si è detto proprio di recente essere stato arrestato in Olanda ma era una fake news”. “C’è tanto da fare - ha continuato il giornalista - perché le mafie nostrane sono ancora leader incontrastate a livello internazionale. La ‘Ndrangheta oggi è in tutto il mondo e gestisce il traffico internazionale di stupefacenti. Le mafie inoltre hanno grandissimi quantitativi di denaro, si dice muova 150 miliardi di euro l’anno con cui si può alterare la democrazia ma anche e soprattutto il piano economico e sociale. E questa è la preoccupazione che abbiamo oggi ancora di più in tempi di difficoltà economica come quella che stiamo attraversando ora”. Sul tema Pettinari ha quindi riportato che “gli addetti ai lavori sono tutti in allarme su come va gestita questa emergenza e come le mafie si stanno interessando a questi soldi che dovranno arrivare dall’Europa. C’è il rischio - ha affermato - che le mafie si impossessino delle quote previste per il PRR. Io credo che l’Europa debba fare molto ancora perché a livello delle normative antimafia non sono allo stesso livello di tutti gli stati membri. E questo crea un problema serio dal punto di vista delle indagini ma anche degli stessi stati nel riconoscere determinati tipi di fenomeni. Bisogna che l’Europa, da questo punto di vista, porti avanti quel progetto di riforme che era stato avviato anni fa in cui si chiedeva di uniformare il quadro della normativa a livello europeo”. 
Nel corso dell’intervista si è parlato anche dello spinoso dibattito sulla legalizzazione della cannabis, di cui è in corso un referendum a livello nazionale.
Io credo che il dibattito vada affrontato in maniera diversa”, ha commentato Pettinari. “Il fenomeno è molto complesso e discusso. Secondo me non si può dire che si dà uno schiaffo alle mafie legalizzando la cannabis perché i miliardi veri le associazioni mafiose non le fanno con la marijuana ma con la cocaina e con l’eroina. Anzi in realtà bisogna fare ragionamenti sulle dipendenze in sé, se veramente si fa un danno alle persone legalizzando o meno. Fermo restando che per uso terapeutico possa anche essere una necessità. Il dibattito è stato aperto ma vanno sentite bene tutte le campane e non dire assolutamente che legalizzare aiuta a colpire le mafie”, ha concluso. 

ARTICOLI CORRELATI 

Massoneria deviata e sistemi di potere

Pettinari: ''L'emergenza Mafia non è finita''

ANTIMAFIADuemila, il coraggio si fa rivista

ByoBlu presenta ''I misteri d’Italia'', dalla strategia della tensione alle bombe di mafia

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy