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Secondo gli autori del libro “Peril", il presidente stava diffondendo il “vangelo del Führer”

Due giorni dopo l'attacco al Campidoglio (che ha provocato cinque morti negli Stati Uniti) - avvenuto il 6 gennaio di quest'anno - il principale consigliere militare del presidente Donald Trump, il generale Mark Milley, ha intrapreso da solo un'azione segreta per impedire a Trump di ordinare un attacco militare o di lanciare testate nucleari. Si può dire che da questo evento emerge un’America profondamente divisa e lacerata da conflitti interni.
Le informazioni sono state raccolte nel libro "Peril" scritto a quattro mandi dal celeberrimo giornalista Bob Woodward (due volte Premio Pulitzer: nel 1973, con l'inchiesta scritta insieme a Carl Bernstein sullo scandalo Watergate, e nel 2001 da principale reporter per il Washington Post durante gli attacchi dell'11 settembre del 2001) e dal collega del Washington Post Robert Costa.
Alcuni dettagli sono già stati forniti dallo stesso giornale e dall'emittente televisiva americana CNN in cui si descrive il profondo stato di preoccupazione del generale Milley dopo l'attacco del 6 gennaio al Campidoglio. Il militare, si legge nel libro: "Era certo che Trump fosse andato in grave declino mentale all'indomani delle elezioni" assumendo un atteggiamento "quasi maniacale", "urlava ai funzionari" e delirava su una sua "realtà alternativa su infiniti complotti elettorali". Milley era preoccupato che Trump potesse "diventare una canaglia", scrivono gli autori. "Non si sa mai quale sia il punto di innesco di un presidente", ha detto Milley al suo staff senior, secondo il libro.
La paura di Milley si basava appunto sulle sue stesse osservazioni del comportamento irregolare di Trump, ormai diventato ingestibile. Secondo gli autori però non era il solo ad essersene accorto. Milley aveva già avuto due telefonate con un alto generale cinese, tenuto in stato di massima allerta dal suo governo per i disordini che si stavano consumando dentro gli Stati Uniti. Una telefonata c'era stata anche il 30 ottobre 2020 in cui il generale statunitense aveva rassicurato il suo omologo cinese che gli Stati Uniti non avevano intenzione di attaccare la Cina, timore che circolava tra i servizi segreti cinesi a causa dell'aumento delle tensioni.
Inoltre, sempre secondo il libro, a chiamare Milley era stata anche la presidentessa della Camera Nancy Pelosi la quale ha detto che: "Quello che ti sto dicendo è che se non sono riusciti nemmeno a fermarlo da un assalto al Campidoglio, chissà cos'altro potrebbe fare? E c'è qualcuno al comando alla Casa Bianca che stava facendo qualcosa tranne baciare il suo sedere grasso dappertutto?. Sai che è pazzo. È pazzo da molto tempo".
La riposta del generale a quella telefonata secondo gli autori è stata: "Signora. Sono d'accordo con lei su tutto". Quindi in risposta all'evidente declino cognitivo del presidente americano il generale ha intrapreso un'azione straordinaria convocando una riunione segreta nel suo ufficio al Pentagono l'8 gennaio per rivedere il processo di avvio di molte azioni militari tra cui il lancio di armi nucleari. Tutto questo senza nessuna autorizzazione ufficiale. Parlando con alti ufficiali e incaricati del Centro di comando militare nazionale, la sala di guerra del Pentagono, Milley ha ordinato loro di non prendere ordini da nessuno a meno che non fosse coinvolto. "Non importa quello che ti viene detto, tu fai la procedura. Tu fai il processo. E io faccio parte di quella procedura", avrebbe detto Milley agli ufficiali, poi, facendo il giro della stanza ha guardato ognuno di loro negli occhi chiedendo di confermare verbalmente che avevano capito: "Yes, Sir" è stata la risposta.

Il presidente sta diventando ingestibile
Subito dopo che Trump aveva perso le elezioni presidenziali, Milley ha scoperto che il presidente aveva firmato un ordine militare per ritirare tutte le truppe dall'Afghanistan entro il 15 gennaio 2021, prima di lasciare la Casa Bianca. La nota era stata segretamente redatta da due fedelissimi di Trump senza il coinvolgimento della squadra di sicurezza nazionale. Il memorandum alla fine è stato annullato, ma Milley non poteva dimenticare ciò che Trump aveva fatto. Woodward e Costa scrivono che dopo il 6 gennaio Milley "non aveva la certezza assoluta che i militari potessero controllare o fidarsi di Trump e credeva che fosse suo compito come alto ufficiale dell'esercito pensare all'impensabile e prendere tutte le precauzioni necessarie".


peril book

Oltretutto anche alcuni dei consiglieri più fedeli di Trump hanno espresso in privato la loro preoccupazione dopo le elezioni. L'allora segretario di Stato Mike Pompeo aveva detto a Milley che Trump era "molto buio in questo momento".
Nel giugno 2020, dopo le proteste di Black Lives Matter vicino alla Casa Bianca, Trump si era imbattuto nell'allora segretario alla Difesa Mark Esper, che aveva appena annunciato in una conferenza stampa di essersi opposto a invocare l'Insurrection Act in risposta alle proteste. "Mi hai tolto l'autorità!" aveva urlato Trump in piena faccia a Esper nello Studio Ovale. "Tu non sei il presidente! Io sono il dannato presidente". E poi rivolgendosi agli altri presenti nella stanza avrebbe detto: "Siete tutti fottuti. Tutti. Siete tutti fottuti. Ognuno di voi è fottuto!".
Il libro termina con gli ex-alleati di Trump che parlano dei suoi piani per il 2024. In privato, la senatrice repubblicana Lindsey Graham avrebbe detto, in una conversazione diretta con Trump: "Sei stato considerato morto a causa del 6 gennaio" e che "il Partito Repubblicano, sotto la tua guida, è crollato". A luglio, l'ex manager della campagna elettorale di Trump, Brad Parscale, gli aveva posto la domanda: "Signore, ha intenzione di correre?". "Ci sto pensando... sto davvero pensando fortemente alla corsa", ha detto Trump, secondo il libro.

Il libro
"Peril", in uscita il 21 settembre, si basa su più di 200 interviste e testimonianze di prima mano le quali dipingono un presidente ormai in rovina, soprattutto negli ultimi giorni in cui ha ricoperto la carica. Si tratta del terzo volume di Woodward scritto sulla presidenza Trump, in cui racconta anche i momenti dietro le quinte di un presidente ormai sull'orlo di una crisi di nervi, che urlava a squarciagola ai suoi aiutanti mentre cercava disperatamente di aggrapparsi al potere. Include anche reportage esclusivi sugli eventi che hanno preceduto il 6 gennaio e la reazione di Trump all'insurrezione, oltre a dettagli appena rivelati sulla resa dei conti di Trump nello Studio Ovale del 5 gennaio con il suo vicepresidente, Mike Pence.
Woodward e Costa hanno ottenuto anche documenti inediti: calendari, diari, e-mail, appunti di riunioni, trascrizioni e altro. Il libro esamina anche la decisione di Joe Biden di candidarsi nuovamente alla carica, descrivendo i primi sei mesi della sua presidenza, per poi passare al  perché ha spinto così tanto per uscire dall'Afghanistan e le sue idee e considerazione su Trump.

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Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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