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In 200 pagano uno spazio sul giornale per gli 80 anni del “caro” Dell’Utri, uno schiaffo per le vittime di mafia

Chi ieri ha acquistato una copia del Corriere della Sera avrà certamente notato, a pagina 26 del quotidiano, un’enorme lettera di compleanno per Marcello Dell’Utri che ha compiuto 80 anni. “AUGURI CARO MARCELLO”, si legge in grassetto e carattere maiuscolo con oltre 200 firme che riempiono l’intera pagina. Si tratta delle firme di ex dirigenti, dipendenti e qualche segretaria della famosa Publitalia, la concessionaria esclusiva di pubblicità del Gruppo Mediaset in Italia che raccoglie pubblicità per Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Ma tra i firmatari ci sono anche politici come Giancarlo Galan, ex governatore veneto ed ex ministro (che ha patteggiato una pena a due anni e 10 mesi nell’inchiesta Mose). E ancora: l’ex sottosegretario Giancarlo Innocenzi Botti e l’ex senatore Massimo Palmizio.
Insomma, un bel gesto da parte di amici di vecchia data dell’ex dirigente di Publitalia ed ex fondatore di Forza Italia “che hanno deciso di fargli gli auguri in maniera abbastanza visibile”, afferma a Il Fatto Quotidiano uno dei firmatari sottolineando che né l’azienda né il partito c’entrano nulla con l’iniziativa. Un’iniziativa, si scopre, partita da una pagina Facebook che raccoglie ex lavoratori di Publitalia, appunto, l’azienda dalla quale Alberto Bianchi, amico storico di Silvio Berlusconi, avrebbe incassato 158 mila euro al mese per 14 anni (fino al 2013), per delle operazioni finanziarie poi rivelatesi inesistenti, come sostengono i pm che a fine 2019 hanno ottenuto per Bianchi una condanna dal Tribunale di Milano a due anni e otto mesi per una presunta frode fiscale con un giro di false fatture. Soldi che in realtà - dalle intercettazioni di Bianchi fatte dagli inquirenti - emerge sarebbero stati usati per comprare il suo silenzio in merito alle sue conoscenze dei rapporti tra Dell’Utri e la mafia: “Mi pagheranno fino a quando è vivo Dell’Utri. Perché loro hanno paura che canti le canzoni di Dell’Utri e di lui con la mafia”, disse intercettato nel 2015 salvo poi dire di “aver fatto speculazioni sbagliate” anni dopo. Ad ogni modo, tornando alla lettera a caratteri cubitali sul Corriere, viene dato sapere, come si legge sempre da Il Fatto Quotidiano, che i firmatari per quello spazio hanno speso “parecchio” e che la “cifra da versare non mi è stata ancora comunicata”.
Si dirà quel che si dirà. Si dirà che quello concesso è uno spazio dedicato ai lettori, che è a pagamento (come si legge in alto a destra sulla pagina) e che in quanto tale chi paga ha diritto di far pubblicare ciò che meglio ritiene. Sia quel che sia, però, non è in alcun modo concepibile che dal quotidiano più famoso e più letto in Italia (157.843 copie vendute al giorno a maggio) possa essere ammessa una dedica simile a un personaggio simile o che, quantomeno, non sia arrivata una benché minima resistenza su questa lettera di auguri da parte della dirigenza. Come può un giornale, deontologicamente parlando, dedicare una pagina di auguri a un uomo della mafia? Al “mediatore” dei rapporti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi? Marcello Dell’Utri (oggi di nuovo uomo libero), qualora fosse sfuggito a chi ha autorizzato l’iniziativa, è stato condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa perché portava a Cosa Nostra le buste di denaro di Silvio Berlusconi, ogni sei mesi, dal 1974 al 1992. Tutti fatti comprovati e accertati da sentenze.
Ombre che diventano ancora più oscure se si tiene conto della sentenza trattativa Stato-mafia dell’aprile 2018, dove l'ex senatore è stato condannato in primo grado a 12 anni di carcere (a breve si dovrà pronunciare la Corte D’Appello di Palermo sempre per l’accusa di minaccia a corpo politico dello Stato). Come si può lasciare al caso l'inchiesta che vede Berlusconi e Dell'Utri indagati a Firenze per le stragi di mafia del 1993 come possibili mandanti occulti?. Come si può lasciare al caso le dichiarazioni del pentito Pietro Riggio che ritiene Dell’Utri come colui che “indicò quelli che erano i luoghi delle stragi in Continente”?. Questa lettera è uno schiaffo violentissimo ai parenti delle vittime di mafia e alla gente onesta, quella che ripudia certe mentalità, quella che si indigna difronte a certe vicende di pubblico interesse. Ma Il Corriere della Sera non è nuovo a questo tipo di simpatie per Dell’Utri.
Nel giugno del 2014 sul quotidiano era apparsa una pagina di solidarietà con scritto “Al tuo fianco, Marcello”, costellata da messaggi per la detenzione dell’ex senatore, da poco condannato in Cassazione per concorso esterno. In quel caso ci fu una reazione del Comitato di redazione, con i giornalisti che criticarono la scelta della direzione di accettare la pagina. Oggi però non sembrano esserci mormorii di protesta da parte dei dipendenti.
Questi fatti sono segno di una sorta di vicinanza del Corriere della Sera a certi uomini di potere e di loro lacchè. Un sentimento di simpatia storica da parte del giornale “da sempre simbolo dell’informazione della borghesia italiana”, come sostiene la scrittrice Stefania Limiti. Negli anni della Prima Repubblica, infatti, Il Corriere Della Sera ha ospitato le firme di emissari giornalisti e direttori membri della P2, il cui capo, Licio Gelli, riuscì a metà anni ‘70 nell’assalto al quotidiano grazie al Banco Ambrosiano. Sono elementi che fanno riflettere, anche a distanza di tempo. Sarà un caso che le vendite de Il Corriere sono scese drasticamente rispetto ai mesi e agli anni scorsi (dalle 632.667 copie del 2018 alle 278.389 del 2019). Evidentemente qualche lettore sveglio ha capito che è arrivato il momento di spendere altrove il suo euro e cinquanta centesimi.

Foto © Imagoeconomica

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