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“La verità emerge, sempre. Ci vuole tempo ma emerge”, commenta a caldo il giornalista

Quattro condanne ed un’assoluzione in abbreviato. È l’esito del processo celebratosi a carico del boss Venerando Lauretta, suo figlio Riccardo Lauretta, Francesca Luana Campailla (donna imparentata con il defunto capomafia di Comiso), Alessandro Bellante, che oggi si è concluso davanti al giudice monocratico del Tribunale di Ragusa. Rispondevano tutti di diffamazione aggravata nei confronti del giornalista Paolo Borrometi, vicedirettore dell'AGI (che questo pomeriggio ne ha dato notizia). Assieme ai quattro anche Ivan Lo Monaco, il quale rispondeva anche di minaccia grave e continuata attraverso social network nei confronti del giornalista, ma è stato assolto per non avere commesso il fatto a causa della mancanza della prova della riferibilità del profilo Facebook allo stesso.

Due gli articoli di Borrometi presi di mira: "Vittoria, il giallo box 65 col socio occulto, Venerando Lauretta. Fuori i mafiosi dal mercato" e "Comiso, arrestato Mario Campailla U Checcu. Per la Dna è il capomafia della Stidda".

Alessandro Bellante e Venerando Lauretta sono stati condannati al pagamento di una multa di 800 euro ciascuno e al pagamento delle spese processuali. Condannati, invece, al pagamento di 900 euro ciascuno, oltre alle spese processuali, Riccardo Lauretta e Francesca Luana Campailla.

Inoltre, tutti e 4 dovranno pagare un risarcimento da 1000 euro ciascuno a Borrometi a decorrere dal passato in giudicato della sentenza. Nel 2018 Lauretta era stato già condannato per minacce aggravate dal metodo mafioso dal Tribunale di Ragusa - e nel giugno scorso per diffamazione - sempre nei confronti di Borrometi.

“Mi avevano insultato e diffamato, ripetutamente, dopo i miei articoli - scrive Paolo Borrometi su Facebook -. Condannati il boss Venerando Lauretta, il figlio Riccardo, Francesca Campailla (parente del defunto capomafia di Comiso) e Alessandro Bellante. Tutti per avermi diffamato dopo alcuni miei articoli. Veri”. “Così, mentre c’è chi continua a tentare di delegittimarmi, a far finta di non vedere la realtà, a stravolgerla - segue -, i Tribunali continuano a condannare mafiosi, parenti, amici per minacce e diffamazioni nei miei confronti. Il boss Lauretta, fra gli altri, è alla terza condanna nei miei confronti ed era già stato condannato per minacce aggravate dal metodo mafioso”.

“Questa è la verità, questi sono fatti. Il resto sono chiacchiere di chi continua a tentare di delegittimarmi, non avendo altre armi per contrastare la verità. Ma la verità emerge, sempre - conclude il vicedirettore dell'AGI -. Ci vuole tempo ma emerge. Buona serata a tutti, quasi a tutti!”.

Foto © Imagoeconomica

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