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Il primo incontro dei giorni scorsi, a Washington, tra il premier ucraino Volodymyr Zelensky ed il presidente statunitense Joe Biden è stato senza dubbio un successo per i promotori dello stato d’assedio permanente contro la Russia ai confini dell’Europa.
Un nuovo accordo di cooperazione militare ha accompagnato il tanto atteso meeting, in cui Biden non ha mancato di assolvere alla solenne promessa di impegnare gli Stati Uniti nella difesa “della sovranità territoriale, l’adesione alla Nato e l’opposizione congiunta all’aggressione russa”.
Un’intesa che dovrebbe prevedere, una maggiore assistenza da parte di Washington, finalizzata a contrastare la Russia, sia da un punto di vista pratico che simbolico. Il documento firmato dal segretario alla Difesa degli Stati Uniti Lloyd Austin e il ministro della Difesa ucraino Andrey Taran stabilisce una partnership nella ricerca, sviluppo e test di apparati militari ed è stato incoronato con l’annuncio di un pacchetto di aiuti da parte di Washington, pari a 60 milioni di dollari, che vedrebbe compresi anche nuovi sistemi anti-carro Javelin.
Una cifra a cui andrebbero aggiunti i 125 milioni di dollari di aiuti concessi dagli Stati Uniti a marzo e che, stando al bilancio della Difesa per il 2021, dovrebbe ammontare in totale per quest’anno a 250 milioni di dollari.
Un costante riarmo dell’esercito ucraino che non manca di mostrare i suoi drammatici effetti celati all’opinione pubblica: mentre ad occidente si incalza nella cooperazione militare in risposta a fantomatiche aggressioni di Mosca, nelle regioni russofobe del Donbass, le azioni di Kiev, in perenne violazione degli accordi di Minsk, continuano a mietere vittime.
Il 28 agosto, a seguito di bombardamenti ucraini nella periferia di Gorlovka, un bambino di 10 anni è rimasto ferito e una bambina ha subito una commozione cerebrale.Solo due giorni prima, un attacco al villaggio di Staromikhailovka, che ha visto l’impiego di corazzati di tipo BMP2 ha provocato il ferimento di due residenti ed il danneggiamento di un’abitazione.
Il sostegno di Washington ai propositi di Kiev di riunificazione del paese per mezzo della guerra è stato ben notificato nelle esercitazioni congiunte “Sea Breeze 2021”, svoltesi nel Mar Nero dal 28 giugno al 10 luglio: un imponente ammasso di forze nel cortile russo che ha coinvolto circa 4.000 soldati provenienti da 17 Paesi membri della NATO, e che ha visto il dispiegamento di 32 navi da guerra, i 40 aerei militari e oltre 5.000 soldati.
“La Russia non è soddisfatta per l'avvicinamento delle infrastrutture militari della NATO ai suoi confini e il presidente russo Vladimir Putin lo ha detto più volte” ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov al Forum Economico Orientale (EEF), aggiungendo che "Mosca ha anche preso nota dei piani degli Stati Uniti per fornire aiuti militari all'Ucraina”.
In seguito ha ammonito come queste mosse potrebbero “essere causa di azioni imprevedibili dell'Ucraina in termini di tentativi di risolvere il conflitto intra-ucraino nel sud-est del Paese attraverso l'uso della forza. Questo è molto pericoloso".
Che la situazione sia tesa lo dimostra un altro accordo congiunto tra Usa e Ucraina per creazione di una la linea di comunicazione attraverso il Centro nazionale di riduzione del rischio nucleare (Nnrrc).
L’Nnrrc opera non a caso per ridurre al minimo il rischio di conflitti armati derivanti da incidenti, errori di calcolo o incomprensioni su una serie di questioni che incidono sulla sicurezza internazionale.
Biden d’altro canto è stato molto eloquente nel suo discorso alla Casa Bianca del 31 agosto, mentre tesseva le Lodi all’eroico ritiro afgano delle truppe statunitensi dal ventennale conflitto costato oltre 2300 miliardi di dollari e quasi 200.000 vittime civili nel paese.
Ha evocato "nuovo mondo", in cui "le minacce da cui difendere l'America non sono più quelle del 2001".
"Era ora di finire questa guerra… La nostra strategia deve cambiare… Il mondo sta cambiando... dobbiamo affrontare le sfide di questo secolo e la competizione con la Cina o la Russia”.
Così tornano in mente le parole di Giulietto Chiesa che aveva individuato certe strategie di quelli che chiamava “i padroni universali”. Dopo aver fatto terra bruciata nei deserti del medio oriente, sembrano ora in procinto di proclamare lo scontro finale di civiltà. Una guerra totale per le risorse contro il resto del mondo. E in campo ci sarebbero le grandi potenze nucleari.

Rielaborazione grafica by Paolo Bassani

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