Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Argentina. Come una bestia assassina, feroce e folle, Miguel Etchecolatz si mostra, lancia un messaggio e poi torna a nascondersi.
Lo ha fatto davanti alle telecamere che trasmettono online l'ennesimo processo che lo vede imputato (caso Garachico). Di fronte a tutti, Miguel Etchecolatz ha scritto in un foglio di carta il nome del giudice titolare del Tribunale Federale numero 2 (TOF) di Mar del Plata, Andrés Basso. Poi ha iniziato la propria dichiarazione. 
Un messaggio dai toni mafiosi, concreto o meno, segno che la comunità informativa esiste ed opera nonostante tutto. Così viene dimostrato (nel caso qualcuno non lo sapesse ancora) che, nell'Argentina di oggi, niente è cambiato. E che ci sono ancora delle vittorie che aspettano e che è urgente ottenere per il bene di tutti. 
La bestia assassina, psicopatica, ormai decrepita, si fa viva proprio pochi giorni prima di un altro anniversario, quello della sparizione forzata di Julio López, attraverso un altro show patetico davanti alle telecamere. Si percepisce la tensione agonica ed inevitabile appena il suo volto compare davanti a centinaia di argentini, che lo guardano, attraverso gli schermi dei computer, in streaming, e che riflettono come uno specchio la sua coscienza. 
A quel punto esplode, ancora una volta, incontenibile, il discorso vuoto dell'orgoglio genocida. 
Perché in questa occasione si è presentato in aula per deporre con un cartello appeso al petto. Il testo risulta così blasfemo che si ha la sensazione che a lui non basta infierire sulla ferita provocata a tutto un popolo. Non è ancora abbastanza per lui. Questa volta, nella sua infinita psicopatia, niente sembra saziarlo ed arriva a sfidare apertamente Cristo stesso, prima di autodistruggersi: “Signore Gesù, se mi condannano è perché ho difeso la tua causa”.
Il Signore della misericordia avrà pietà anche questa volta di lui?
Ricordiamo che tra il 1976 e 1977, essendo il braccio destro del generale Camps, è stato il responsabile di 28 centri clandestini di detenzione, tortura e stermino. Tra questi: il Pozzo di Banfield a Lomas de Zamora, il Pozzo di Quilmes e Puesto Vasco a Quilmes, la Brigata di Investigazioni di Lanús con sede a Avellaneda (o El Infierno), COT I Martínez a San Isidro, Brigata di Investigazioni di San Justo e lo Sheraton (o commissariato di Villa Insuperabile) a La Matanza, Brigata di Investigazioni di La Plata, La Cacha, Distaccamento di Arana e Pozzo di Arana (o La Armonia a La Plata) e Commissariato 8º di La Plata.


etchecolatz miguel radiodelmar com 2


Etchecolatz è stato condannato in sette occasioni per crimini di lesa umanità: nel 1986 a 23 anni di prigione nel processo denominato “causa 44” o “Camps”; nel 2004 a 7 anni di prigione - pena poi ridotta a 4 anni -, per il sequestro di una figlia di desaparecidos; nel 2006 all’ergastolo nel processo noto come “processo Etchecolatz”; nel 2012 all’ergastolo per il "Circuito Camps"; nel 2014 all’ergastolo per duplice omicidio nell’ambito del processo “La Cacha”; nel 2016 a 25 anni di prigione per il sequestro e tortura di Daniel Favero e Paula Álvarez; e nel 2018 all’ergastolo per il CCD (Centro Clandestino di Detenzione) “Puente 12”. Inoltre, Etchecolatz si trova attualmente imputato in altre cause in corso a Lomas De Zamora e a La Plata e per i crimini commessi nella Brigata di San Justo.
Nel 2006, in seguito alla deroga delle leggi di ‘obbedienza dovuta’ e ‘punto finale’, Etchecolatz diviene il primo funzionario della dittatura ad essere giudicato. Durante il processo scompare Julio López (che doveva testimoniare contro il militare). Nel 2014, durante la lettura della sentenza del giudizio, Etchecolatz mostra con le mani un foglio dove si legge Julio López e dall'altro lato la parola sequestro. 
Nel 2021 Miguel Etchecolatz è ormai una maschera vuota. Dietro il suo sguardo c'è solo un salto nell'abisso, quell’abisso da cui migliaia di anime torturate elevano il loro grido di Giustizia al resto della società.
Nonostante l’età avanzata, il suo volto funge ancora da facciata come portavoce dell'apparato repressore che si cela dietro a lui.
Per far vedere che loro ci sono e che intendono portarsi nella tomba i segreti del connubio con lo Stato durante il periodo democratico. Questo è il ruolo che incarna sul finire della sua vita.
Nunca más significa nunca más. Sono 30 mila.
Fino alla vittoria sempre.

Foto di copertina: radiodelmar.com

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy