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Il punto numero cinque applicato ai reati fiscali è l'ennesimo regalo alle mafie

Dal due di luglio è in corso la raccolta firme per il cosiddetto "Referendum Giustizia Giusta" che comprende un totale di sei punti promossi dal Partito Radicale e da Matteo Salvini, leader della Lega. Tra i quesiti presentati vi è anche quello riguardante la riforma della custodia cautelare (sia in carcere che ai domiciliari) indicata dai promotori come una pratica di cui si abusa e che da strumento di emergenza è stato trasformato in una vera e propria forma anticipatoria della pena.
Secondo quanto indicato dai sostenitori del referendum la custodia cautelare viene troppo spesso motivata in ragione di una possibile reiterazione del medesimo reato nei confronti di persone sospettate di aver compiuto reati che non prevedono la violenza fisica con l’uso di armi o simili. In altre parole, se una violazione di legge viene compiuta senza una comprovata violenza fisica non è necessaria la carcerazione. In questo modo quindi la misura della custodia cautelare non si potrebbe applicare più a diversi reati tra cui, il furto (poiché nove volte su dieci viene consumato quando i proprietari non sono in casa), lo spaccio di droga, lo stalking, reati di genere, violenza psicologica o morale e reati di frode fiscale (come l'emissione di fatture inesistenti) o bancarotta fraudolenta.
Non è difficile capire che molti di questi reati sono collegati direttamente alla criminalità organizzata. Oltre allo spaccio di droga e alle minacce psicologiche o morali (molto usate nel campo dell'estorsione), ciò che più interessa alle grandi organizzazioni mafiose sono le operazioni fraudolente nell'ambito fiscale poiché direttamente collegate ai cosiddetti 'colletti bianchi', con i quali le mafie - in primis fra tutte la 'Ndrangheta - riciclano ogni anno ingenti quantità di denaro proveniente da attività illecite, quali appunto il traffico di sostanze stupefacenti e l’estorsione.
Non si nega assolutamente la buona fede dei cittadini che daranno il loro consenso, ma così com'è strutturato, il punto numero cinque, se approvato, rischia di diventare l'ennesimo cavillo legale che assicurerebbe la quasi totale impunità a numerosi esponenti delle organizzazioni mafiose.
Sul punto in questione ha voluto esprimere anche la sua opinione Fabio Roia (in foto), presidente vicario del Tribunale di Milano dove è a capo della sezione Misure di prevenzione e esperto di reati di genere e Consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio.
"Le misure cautelari vengono sempre date con estrema prudenza" - ha detto Roia in un'intervista pubblicata sul Fatto Quotidiano - "Nel caso dell’omicidio di Vanessa (26 anni, uccisa ad Aci Trezza la notte del 23 agosto, n.d.r) una delle accuse che vengono mosse al giudice è di non aver dato all’assassino alcuna misura gravosa. Ecco, noi già oggi nel caso di un piccolo spacciatore non possiamo applicare alcuna misura efficace sul piano del contenimento perché magari costui non ha una casa e, invece del carcere, dobbiamo dargli l’obbligo di firma. Se passasse il quesito non potrei fare neanche più questo. E ciò sarebbe frustrante per le forze di polizia, che arrestano una persona, la portano di fronte al giudice e quello la scarcera. Non voglio fare una difesa della categoria, ma è bene che ognuno si assuma le sue responsabilità. Anche perché dell’aspettativa di sicurezza uno dei promotori di questo referendum ha fatto una battaglia politica". Il soggetto qui sottinteso è ovviamente il leader della Lega Matteo Salvini, il quale già in passato si era presentato alla Camera indossando il giubbotto della Polizia di Stato esortando: "Perché dovrei separarmene? Mi tiene caldo e mi rappresenta".
Peccato che questo referendum, se dovesse passare  ostacolerebbe fortemente il lavoro delle Forze dell'Ordine e comporterebbe la devastazione della "sicurezza pubblica perché finirebbe per depotenziare moltissimo gli strumenti di controllo e non vorrei che tutto ciò finisse per essere scaricato sui magistrati" ha detto Roia, specificando che "se c’è una volontà referendaria che va in questo senso, i magistrati la rispetteranno. Ma credo sia doveroso avvertire delle conseguenze”.
"Se il quesito dovesse passare - ha spiegato il magistrato - la custodia cautelare la si potrebbe disporre qualora vi sia un pericolo di violenza alla persona messa in atto o con armi o con mezzi violenti. Quindi c’è un richiamo solo alla violenza fisica". Ma lo stalking per esempio "non è basato su quest’ultima. Tanto per restare ai reati di genere, resterebbero fuori tutte le attività, forse la maggior parte, che riguardano la violenza psicologica o morale, tipo le minacce o le molestie che sono una delle caratteristiche fondanti del reato, nonché dei maltrattamenti di familiari e conviventi, nonché le violenze sessuali commesse approfittando dell’incoscienza della persona". Ossia quando si dà alcol o droga a una ragazza e poi si abusa di lei. "È un reato in cui se non ci sono le altre due condizioni - il pericolo di fuga o quello di inquinamento delle prove - le misure restrittive non possono essere più applicate" ha detto Roia ribadendo che "il quesito toglie una delle condizioni più frequenti per l’applicazione di misure limitative della libertà, che non sono solo la custodia in carcere ma anche gli arresti domiciliari. Ma questo per tutta una serie di reati che non comprendono un’aggressione fisica o l’uso di mezzi violenti, ma che sono comunque gravi" come ad esempio "nel caso dello spacciatore, piccolo o grande” in cui “non c’è un rischio di inquinamento probatorio o di fuga. Ciò che mi porta ad applicare una misura - i domiciliari per il primo e il carcere per il secondo - è proprio la reiterazione del reato. Che già oggi la legge mi impone di motivare. Una legge che verrebbe spazzata via dal referendum".
Il cittadino comune quindi si troverebbe nella condizione di non voler più denunciare uno spacciatore - che in certi casi vende la droga proprio sotto casa - poiché una volta arrestato quest'ultimo potrebbe tornare già il giorno dopo a piede libero a reiterare il reato senza neanche essere passato dal carcere. "La custodia serve proprio a impedire che si continui a spacciare - ha detto Roia - e lo spaccio non si realizza attraverso atti violenti contro la persona. Un altro esempio è il furto in abitazione. Se passasse il referendum non potrebbe essere applicata nessuna misura cautelare perché non c’è un pericolo di reiterazione del reato basato sulla violenza, in quanto 9 volte su 10 il furto avviene in assenza dei proprietari. E in questo caso non sussistono i pericoli di fuga né di inquinamento delle prove. E poi arriviamo ai reati di frode fiscale o alle gravi bancarotte fraudolente" in cui "non c’è un rischio di inquinamento o di fuga, ma solo di reiterazione - abbiamo a che fare con soggetti che hanno sviluppato una professionalità nell’emissione di fatture per operazioni inesistenti o la costruzione di frodi a carosello - io non posso più dare alcun tipo di misura cautelare". Ultimo punto, ma non per importanza, c'è la questione del femminicidio. Nel solo mese di agosto sono state registrate sei vittime di cui l’ultima è stata la giovane Vanessa Zappalà. Il magistrato durante l’intervista ha detto che "la custodia cautelare è un’extrema ratio, ma dove ci sono le condizioni deve essere applicata" altrimenti poi ci ritroviamo sempre a piangere inutilmente per "un sacco di donne ammazzate".  Infine il giurista ha criticato la posizione della senatrice leghista Giulia Bongiorno (già avvocato della ragazza italo-norvegese che ha denunciato per stupro Grillo juniorEdoardo CapittaVittorio Lauria e Francesco Corsiglia) dicendo che "la strada indicata dall’onorevole Bongiorno, che pure io stimo per le battaglie fatte in favore delle donne, non mi sembra molto corretta" poiché la senatrice nel febbraio 2009 - quando era Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati - ha contribuito a introdurre il reato di stalking, mentre ora difende il quesito che lo depotenzia.
Si perché in Italia la coerenza non sembra essere di casa.

Fonte: ilfattoquotidiano.it

Foto © Imagoeconomica

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