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La figlia del confidente dei carabinieri intervistata con Stefano Baudino a “parliamo di mafia”

“La scelta coraggiosa di mio padre di collaborare con lo Stato fu l’atto d’amore più grande che poteva regalarci. Ci indirizzò verso la legalità”. A dirlo è Luana Ilardo, figlia del boss Luigi, ex capo mafia della provincia di Caltanissetta e poi infiltrato in Cosa nostra per conto dei carabinieri ucciso il 10 maggio 1996 prima di ufficializzare la sua collaborazione con i magistrati. Luana Ilardo è intervenuta qualche giorno fa insieme all’articolista di ANTIMAFIADuemila Stefano Baudino a una live su Instagram organizzata dalla pagina “parliamo di mafia” inerente alla figura di Luigi Ilardo, il mancato arresto di Bernardo Provenzano e la trattativa Stato-mafia. Ed è questo il contesto, quello della trattativa, in cui il confidente del colonnello Michele Riccio è stato eliminato. In quel contesto, purtroppo, “la parte buona, quindi lo Stato non si è comportata bene”, ha osservato la Ilardo. “I mafiosi, la parte cattiva, alla fine hanno un protocollo che devono seguire e al quale sono stati fedeli, lo Stato non è stato fedele al suo protocollo. Lo Stato non ha fatto lo Stato”. 
“Io credo - ha continuato - che una chiave di volta importante nella storia di mio padre possa essere anche il fatto che esattamente per quasi due anni ha collaborato come fonte “oriente” insieme al colonnello Riccio, con il quale ha permesso di fare una cinquantina di arresti. Fino a quel momento - ha spiegato - andava tutto bene. Dal momento però che è trapelata la notizia della sua vera identità, ufficializzata in qualche maniera il 2 maggio durante quell’incontro a Roma (Ilardo si incontrò con Giovanni Tinebra, Giancarlo Caselli, Maria Teresa Principato e Mario Mori, ndr) a distanza di otto giorni mio padre viene ucciso sotto casa. Il processo evidenzierà che si tratta di un’accelerazione di questo omicidio, diversi collaboratori di giustizia affermeranno che nonostante fosse stata chiesta una sorta di autorizzazione a Provenzano questi non disse mai ‘sì, commettete l’omicidio’”. 
“In tutti questi anni di travaglio nel non voler vedere a tutti i costi il complotto e la parte marcia purtroppo si torna sempre a quelle conclusioni devastanti”, ha aggiunto sul punto la Ilardo. Si tratta di “conclusioni devastanti non solo per me ma per tutta Italia perché mio padre, con la sua collaborazione, sarebbe stato dirompente e avrebbe fatto luce su quei rapporti con servizi deviati, soggetti massonici e della destra eversiva che per anni hanno comandato e ancora oggi comandano il Paese”.

“Luigi Ilardo, omicidio di Stato”
Nel corso della diretta Luana Ilardo ha anche parlato del suo libro: “Luigi Ilardo, omicidio di Stato” (ed. Chiarlettere), scritto con Anna Vinci. “Il libro è una storia totalmente diversa dalla storia di mio padre dal punto di vista giudiziario storico e criminale”, ha affermato. “Il libro è nato da questa collaborazione con Anna Vinci, è un atto d’amore che sin da piccola maturavo proprio come desiderio di portare avanti. Un atto d’amore fatto in un clima dove non c’è nulla d’amore, dove c’è sofferenza, sangue. E’ stato un regalo che ho fatto a mio padre e alla sua memoria. Ho voluto dare a mio padre quella dimensione umana che i quotidiani non danno. Un atto d’amore che vuole essere d’aiuto e da monito a tutte quelle persone e quei figli che vivono le esperienze che ho vissuto io e non hanno magari il coraggio di uscire da questi contesti contro i quali non è facile ribellarsi per via di parentele che ti marchiano a vita”. La figlia dell’infiltrato ha quindi ricordato il padre morto ammazzato e la sua vita. 
“Avessi una bacchetta magica cancellerei gli sbagli da lui commessi, ma non è possibile. Di conseguenza l’unica cosa giusta da fare da parte mia è quella di parlare con la verità”, ha detto. “Avrei perso di credibilità e fatto perdere di credibilità alla sua figura. Sono profondamente rammaricata per gli sbagli fatti dalla sua precedente vita”. L’ospite ha quindi rammentato che Ilardo “ha scelto di collaborare con la giustizia da uomo libero dopo aver pagato il suo debito con la giustizia (ha scontato 11 anni di detenzione, ndr). Di conseguenza queste sua scelta dignitosa mi ha permesso di poterlo difendere in qualche maniera e far passare il giusto messaggio che la sua collaborazione era onesta - ha concluso - e frutto di pentimento della sua anima”.

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