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L’indomani delle stragi è mutata la strategia di approccio della struttura mafiosa che si è ispirata a regole proiettate alla sommersione e all’inabissamento per continuare a svolgere le proprie attività, in modo che calasse la pressione”. A dirlo, intervistato da TG Norba 24, è Luca Tescaroli, procuratore aggiunto di Firenze e magistrato che si è occupato delle indagini sulle stragi di mafia. Secondo il procuratore è proprio questo inabissamento di Cosa nostra a costituire “il rischio che con il passare degli anni, rispetto a quegli interventi traumatici, si perda la consapevolezza di quella pericolosità”. Il magistrato è intervenuto ieri a un incontro organizzato a Locorotondo (Bari) dall’associazione Legalitria dal titolo “Mafia, Stato e dintorni”. Nel corso della serata si è parlato della Puglia come una regione appetibile per la mafia, come dimostrano le tante denunce di attività criminali in agricoltura. I dati indicativi della presenza criminale in Puglia sono anche altri: la regione è al quarto posto in Italia per amministratori minacciati, al secondo posto per giornalisti e scrittori che hanno ricevuto minacce e al primo posto per numero di grandi comuni sciolti per mafia e commissariati. Una mafia che nel tempo è cambiata ma non per questo meno pericolosa, come ha sottolineato Tescaroli.

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