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Gabinetto dei ministri responsabile di non aver fatto nulla per impedire il massacro della giornalista

Nuovi risvolti giudiziari sul caso dell’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia.
Il tycoon maltese Yorgen Fenech è stato rinviato a giudizio con l'accusa di essere stato il mandante e l'organizzatore del complotto per l'omicidio della giornalista e blogger maltese che il 16 ottobre 2017 vene uccisa con una bomba piazzata nella sua auto. Lo scorso mercoledì 18 agosto, l’accusa ha presentato il “bill of indictment” - ovvero l’atto di richiesta di apertura del processo - chiedendo l'ergastolo per omicidio volontario premeditato ed altri tra 20 e 30 anni per l'associazione a delinquere. Il processo si dovrà celebrare entro 30 mesi. La fase della raccolta delle prove, svolta nell'ultimo anno e mezzo - con la presentazione di tutti gli elementi contro Fenech - secondo gli inquirenti si conclude.  Centrale, la testimonianza di Melvin Theuma, l'intermediario di morte che cominciò a collaborare nell'autunno 2019 portando all'arresto del miliardario che si sentiva minacciato dalla blogger. Fenech, a breve 40enne, quando venne arrestato alla fine di novembre 2019 mentre tentava la fuga da Malta con uno yacht di famiglia, era il capo del Tumas Group: un impero fatto di casinò, alberghi a 5 stelle, ristoranti, edilizia, gioco online, finanza, assicurazioni.
Da anni Daphne Caruana Galizia rivelava nel suo blog la corruzione endemica del suo paese. Inchieste che hanno attirato antipatie generalizzate. Ma a decretare la sentenza di morte di Daphne, stando all'accusa, è stata la pubblicazione di un post a inizio 2017 che rivelava l'esistenza di una società chiamata “17 Black”, con sede a Dubai, che ogni anno versava milioni di euro sui conti offshore dell'allora capo di gabinetto del governo Muscat, Keith Schembri, e del ministro dell'Energia - passato successivamente al Turismo -, Konrad Mizzi, per un patto corruttivo legato alla centrale elettrica di Malta: una joint venture con società di stato dell'Azerbaigian, che fornisce anche il gas necessario. Ma solo nel novembre del 2018 il consorzio giornalistico Daphne Project con Reuters e Times of Malta confermò che la “17 Black” di Dubai apparteneva a Fenech. E proprio in quel periodo l'imprenditore aveva perfezionato l'acquisto nel dark web di due pistole con silenziatore, due mitragliette Skorpion, due granate e 20 grammi di cianuro. Il dettaglio è stato riferito in Tribunale dall'accusa in risposta all'ennesimo ricorso presentato ieri da Fenech per chiedere la libertà su cauzione. Una richiesta respinta per l’ennesima volta per il rischio di fuga.
Secondo il Times of Malta, nella primavera del 2019 fu l'Fbi ad informare la polizia maltese di aver individuato i movimenti di Fenech sul dark web indagando su cinque suoi portafogli di criptovalute. Altre indagini giornalistiche, inoltre, durante il biennio 2018-2020 hanno rivelato che la società segreta del magnate maltese era al centro di altri affari illeciti, compresa la proprietà di una società di gioco online privata della licenza di gioco in Svezia perchè colpevole di riciclaggio a favore della criminalità organizzata.
Alla fine di luglio l'inchiesta pubblica condotta da tre magistrati emeriti ha concluso che l'omicidio di Daphne Caruana Galizia è stato possibile grazie "all'atmosfera di impunità creata dalle più alte sfere del governo maltese" ed ha affermato che l'intero gabinetto dei ministri aveva la "responsabilità” di non aver fatto nulla per impedire il massacro della giornalista.

Foto © Continentaleurope/Wikimedia

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