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Cari amici, ho avvertito molto forte in questi giorni il vostro affetto e la vostra stima e vi devo una spiegazione del perché non potrò fare il Sindaco di Catania.
In primo luogo per il rispetto che ho dei ruoli. Perché il mio compito non è questo e non mi va di occupare spazi che non mi competono. Oggi più che mai - con i magistrati accusati (non sempre a torto) di volere invadere gli ambiti della politica, sarebbe una scelta molto inopportuna, solo formalmente legittima.
Ma ci sono anche delle ragioni personali che vengono dopo, ma per me valgono molto. Dalla vita professionale ho avuto tutto quello che potevo desiderare e non ho altri traguardi da raggiungere. La stima e l’affetto dei miei concittadini è già un bene prezioso; non mi interessa esercitare potere su di essi. Semmai vorrei dare qualcosa alla mia città - non solo facendo il mio dovere pubblico, il che è scontato - ma in modo concreto, silenzioso e gratuito. Vi spiegherò poi come e in compagnia di chi se avremo modo di continuare questo dibattito con i vostri commenti.
Detto questo capisco da dove nasce tutto e mentirei se negassi che esiste un problema di scelta del Sindaco, che deve essere la bandiera di una comunità di residenti e li deve difendere e rappresentare ai massimi livelli.
Mi chiedo se sia accettabile il fatto che il primo cittadino sia scelto per equilibri politici; o, in passato, a volte perfino designato dall’alto tra personaggi che, per quanto illustri, parlavano il dialetto di altre regioni. E come tutto ciò sia avvenuto nel disinteresse della società, che pure esprime intelligenze e personalità di alto profilo.
A Catania, il primo cittadino dovrebbe essere anche, o soprattutto, il Sindaco dei poveri e delle periferie che ospitano tre quarti degli elettori; e deve esprimere competenza, non per forza emanazione di partiti.
Ma non può essere un magistrato, non posso essere io.
Catania ha gli uomini con le competenze necessarie e non può mortificarli con quella che potrebbe apparire come una scelta di immagine.
Se sarà utile spenderò la mia immagine nella formazione dei giovani e laddove potrò essere utile senza invadere campi altrui. Perché non mi tiro indietro nell’impegno civile ed anzi chiedo a coloro che come me hanno avuto molto, di fare qualcosa di concreto per Catania: impegnare un po’ del loro tempo tra i ragazzi dei quartieri; cedere una piccola parte del proprio reddito per iniziative di intervento sociale; vigilare con un dibattito pubblico sulla scelta del Sindaco, ma poi di darvi supporto nelle azioni difficili e coraggiose per i quartieri e per il loro riequilibrio socioeconomico. E farlo nella prospettiva di chi vuole restituire qualcosa agli altri per avere già ricevuto tanto. Dobbiamo agire da privati nella solidarietà e pretendere poi serietà e rigore dalle istituzioni, perché il pubblico ci appartiene più di casa nostra. Solo così la città riavrà il peso istituzionale che merita, anche sul piano culturale e sportivo.
Per tutto questo, e per voi, ci sono e ci sarò sempre.
Vi abbraccio tutti e Vi ringrazio di cuore per l’affetto e la considerazione che mi avete dimostrato. Mi avete fatto sentire orgoglioso di essere catanese.

Foto © Imagoeconomica

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