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Presente all’evento la famiglia Agostino, il questore di Palermo e Salvatore Borsellino

Il 5 agosto 1989 sul lungomare di Villagrazia di Carini la mafia - e non solo - uccideva il poliziotto Antonino Agostino e la moglie Ida Castelluccio, da poco in dolce attesa. Questa mattina Polizia di Stato e istituzioni hanno commemorato quel triplice omicidio nel luogo del delitto. Durante la celebrazione il questore di Palermo Leopoldo Laricchia ha deposto una corona di alloro sul cippo che sorge a pochi metri dal luogo dove i coniugi furono trucidati. A seguire c’è stata la Messa in Cattedrale a Palermo.

I due coniugi furono uccisi da sicari giunti in moto. La crudeltà dell’omicidio fu ancora più efferata poiché la morte colpì la coppia a conclusione di un momento di convivialità familiare, i coniugi avevano appena comunicato ai parenti di aspettare un figlio. Un momento di estrema felicità della loro vita. Antonino Agostino fu raggiunto per primo dai proiettili dei killer e morì quasi sul colpo. Fece in tempo a fare da scudo alla moglie. Purtroppo non bastò. Anche la donna venne colpita intenzionalmente. Ma prima di essere colpita fatalmente si rialzò, guardò negli occhi i sicari e gridò: “Io so chi siete”. Morì poco dopo in ospedale.





Tanti anni sono passati da quel lontano 5 agosto 1989. 32 anni per l’esattezza. E in questo lungo percorso, come per tanti altri, i familiari si sono fatti carico della responsabilità e del peso della ricerca della verità e della giustizia. Un percorso pieno di intemperie e depistaggi, ma da sempre intrapreso dai genitori del giovane poliziotto: Vincenzo Agostino e Schiera Augusta. Quest’ultima venuta a mancare nel 2019.

Dopo 32 lunghissimi anni dal delitto, con fatica, finalmente è giunta una condanna in primo grado in abbreviato per Antonino Madonia all'ergastolo. Mentre Gaetano Scotto e Francesco Paolo Rizzuto hanno chiesto il rito ordinario. Per loro il processo si è aperto a maggio scorso e dopo la pausa estiva ci sarà come primo testimone il padre dell'agente, Vincenzo Agostino. Scotto e Madonia sono ritenuti i mandanti ed esecutori del delitto, mentre Rizzuto è accusato di favoreggiamento.

Presenti all’evento commemorativo di stamane anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Inoltre, anche Antonio Vullo - unico agente sopravvissuto alla Strage di Via d’Amelio -, Fabio Repici (legale della famiglia Agostino) e alcuni membri del Movimento delle Agende Rosse di Salvatore Borsellino, tra cui lo stesso fratello del giudice Paolo Borsellino.





Essere qui significa fare memoria, quindi non arrendersi - ha detto ai nostri microfoni Salvatore Borsellino questa mattina -. Significa continuare a chiedere verità e giustizia anche quando purtroppo le cose prendono una brutta piega, perché in questo periodo ci sono state tante cose che ci hanno colpito a partire dal depistaggio Avola fino alla Riforma Cartabia, che è una resa dello Stato alla sua essenza di Stato di Diritto, dato che praticamente lo Stato rinuncia a chiedere giustizia e portare avanti i processi. È un momento difficile ed è il momento in cui bisogna raccogliere le forze e combattere con tutte le forze”.

L’inizio del primo processo Agostino a settembre è una tappa importante per la famiglia Agostino perché c’è un barlume di giustizia - ha continuato il fratello di Paolo Borsellino -. Finalmente la Procura generale di Palermo sta portando a fondo questo processo nel quale collabora in qualità di parte civile anche l’avvocato Repici che mi ha difeso nel processo ‘Borsellino Quater’. Speriamo che Vincenzo Agostino possa tagliarsi la barba”.





In merito alla Riforma Cartabia, invece, Salvatore Borsellino ha detto: “Non ci arrendiamo a combattere queste abnormità. Stiamo raccogliendo firme per realizzare un vero e proprio referendum abrogativo della legge. Probabilmente non abbiamo le forze, ma le battaglie vanno combattute quando sono giuste non soltanto quando si pensa di vincerle. Quindi questa battaglia la combatteremo e la porteremo fino in fondo”.

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