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Il procuratore fiorentino: "Ingerenza da parte dell’organo politico nell’attività giudiziaria"

La riforma Cartabia nei fatti rende possibile la celebrazione anche di un quarto grado di giudizio attravarso una norma con cui il Parlamento viene delegato a regolamentare la riapertura dei procedimenti giudiziari che abbiano subìto una pronuncia della Corte europea difforme da quella dei giudici italiani in base ad un articolo che dispone di “introdurre un mezzo di impugnazione straordinario davanti alla Corte di cassazione al fine di dare esecuzione alla sentenza definitiva della Corte europea dei diritti dell’uomo, proponibile dal soggetto che abbia presentato il ricorso, entro un termine perentorio”. Nel 2011 la Corte costituzionale aveva già disposto che nei casi di condanna dell’Italia a seguito di sentenze Cedu per violazione della Convenzione europea per i diritti dell’uomo, il condannato definitivo può chiedere la revisione del processo.
Ora con la riforma Cartabia il legislatore dovrà “attribuire alla Corte di cassazione il potere di adottare i provvedimenti necessari e disciplinare l’eventuale procedimento successivo” dando la possibilità a chi è già stato condannato in via definitiva di ribaltare l'esito del processo. Di questo ne ha parlato anche il procuratore aggiunto di Firenze Luca Tescaroli, il quale ha affermato in un’intervista del Fatto Quotidiano che: "Questa norma potrebbe tradursi nell’introduzione di un ulteriore grado di giudizio da parte di un giudice sovranazionale. I ricorsi alla Cedu si dilateranno a dismisura. E quindi una sentenza definitiva potrà essere rimessa in discussione con un allungamento di un iter processuale che già prevede tre gradi di giudizio. Esattamente l’opposto all’obiettivo della riforma in sé del tutto condivisibile", ossia quello di garantire la ragionevole durata del processo. Così anche l'ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi (che pagava la mafia da premier come dicono le sentenze definitive e indagato assieme a Marcello dell'Utri per le stragi del 1993 a Firenze), la cui condanna definitiva per frode fiscale sarà discussa dalla Cedu a settembre, può tornare a sperare di azzerare quel verdetto che lo aveva fatto decadere da senatore. E non solo. Perfino l'ex agente segreto Bruno Contrada, già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa per il suo contributo a Cosa Nostra, potrà chiedere ricorso.
Infatti molti magistrati hanno già lanciato l'allarme temendo che nei fatti la Corte di Strasburgo non sia adeguata a giudicare la realtà di un Paese con ben quattro organizzazioni mafiose saldamente insediate, la quali si arricchiscono anche nel diffusissimo fenomeno della corruzione, "ancora troppo radicato nel nostro Paese" ha detto Tescaroli.
Il paradosso del legislatore è stato quello di aver stabilito - dopo la trattativa del M5S e di Conte - che reati di mafia, voto di scambio, terrorismo e violenza sessuale, sono esclusi dall’istituto dall’improcedibilità. Tuttavia, nella stessa riforma, vi è una norma che affida agli indirizzi del Parlamento la priorità dei reati da perseguire. "Questa norma può creare dei cortocircuiti di costituzionalità - ha detto il pm fiorentino - vi è un’ingerenza da parte dell’organo politico nell’attività giudiziaria. Se per ipotesi un giorno si dovesse stabilire che per i reati di corruzione o di mafia non vi è una priorità, cosa accadrà? E ciò deve far riflettere".
Il fatto che i reati di mafia siano stati esclusi, almeno in parte dall'improcedibilità, "sicuramente è un elemento molto positivo - ha commentato Tescaroli - Mette in salvo tante indagini importanti. Ma bisognerebbe estenderlo ai delitti di corruzione".
Per Tescaroli, l'improcedibilità, "si tratta di un istituto anomalo che nei fatti potrebbe mascherare un’amnistia nel momento in cui impedisce la celebrazione del processo e non permette di stabilire se un imputato è colpevole o innocente. Ogni volta che questo avviene per lo Stato è un fallimento e un danno per le vittime, alle quali non verrà più assicurata giustizia. L’improcedibilità ucciderà tanti processi, salvo che non vengano implementati gli organici correlativamente all’entrata in vigore della riforma".
Sempre rimanendo nel tema dei processi per mafia, Tescaroli ha voluto sottolineare che i tempi dei processi possono rientrare nei limiti previsti dalle nuove norme solo se "vi sarà un reale ampliamento dell’organico sia del personale amministrativo sia dei magistrati, che sono decisamente inferiori rispetto alla media europea. Cito alcuni dati del rapporto del Cepej (la Commissione europea per l’efficienza della giustizia) del 2020 che ha posto in rilievo il numero dei giudici in rapporto a 100mila abitanti. In Italia è di 11,6 giudici ogni 100mila abitanti, la media degli altri Paesi del Consiglio di Europa è 21,4. Lo stesso vale per i pubblici ministeri: in Italia ce ne sono 3,7 ogni 100mila abitanti, la media europea è di 12,3. Solo con nuove assunzioni e con una coraggiosa depenalizzazione dei reati meno gravi si risolverà il problema del carico di lavoro degli uffici giudiziari. Sarebbe poi utile analizzare i carichi di lavoro delle diverse sedi giudiziarie: emergerebbero dati interessanti. Ad esempio le udienze preliminari si trascinano anche oltre l’anno. E accade con frequenza che richieste di misura cautelare restano anche un anno sul tavolo del gip, perché eccessivamente oberato".

Foto © Imagoeconomica

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