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L’intervista del frontman sulla crisi di Cuba provocata dal blocco americano

Qualche giorno fa, Roger Waters, storico bassista e frontman dei Pink Floyd, ha rilasciato un’intervista al canale web “Peoples Dispatch”. La discussione è ruotata intorno agli ultimi fatti di Cuba e, più nello specifico, alle pressioni esercitate degli Stati Uniti per tentare ancora una volta di rovesciare il governo della piccola isola caraibica. Le posizioni “controcorrente” dell’artista britannico non sono certo nuove: in più occasioni si è distinto nel panorama artistico per non avere peli sulla lingua, palesando le sue posizioni anti-imperialistiche e pacifiste, affrontando spessissimo tematiche considerate scomode come la questione palestinese o la detenzione del giornalista Julian Assange.

Il contesto cubano e l’intervista
L’11 luglio a Cuba sono sorte delle contenute proteste contro la difficile situazione economica che sta vivendo l’isola. I sostenitori del governo attribuiscono questi problemi al bloqueo, il famigerato embargo illegale statunitense ai danni dell’isola caraibica, il più lungo che un paese abbia mai affrontato. Inoltre, proprio durante la pandemia, il governo degli Stati Uniti ha intensificato questo blocco: Trump ha emesso 243 nuove sanzioni soffocanti contro Cuba. I detrattori del governo, invece, puntano il dito contro lo stesso governo cubano. Nelle ultime settimane quest'ultimi, i detrattori, sono scesi in strada, fomentati e sostenuti da una campagna mediatica e social che non ha tenuto conto della verità. Una “fake news” su tutte: le foto delle recenti manifestazioni che ci sono state nell’isola a sostegno del governo, sono state spacciate invece per proteste contro il governo. A inciampare “involontariamente” in questo errore sono stati arcinoti giornali internazionali e nostrani. Un’infamante campagna di fango che non è certo nuova e il cui motore, ovviamente, sono gli Stati Uniti. Ma Roger Waters non ha dubbi da che parte stare: contro l’imperialismo statunitense e il suo ennesimo tentativo di destabilizzare un paese non allineato alle sue politiche.
Durante l’intervista, infatti, il musicista ha parlato di come nel corso della sua rivoluzione, iniziata nel 1959, il popolo cubano non solo abbia resistito agli Stati Uniti e ad alcune sue rozze invasioni - tra le quali la Baia dei Porci è la più eclatante -, ma anche di come Cuba rappresenti un esempio da seguire, soprattutto per “l’amore duraturo che ha sempre diffuso in ogni paese del mondo in vari modi”, dall’invio di truppe in Africa Occidentale nel 1970 per combattere il colonialismo, all’invio di medici durante la pandemia di Covid19. “Perché Cuba addestra grandi dottori e, soprattutto, addestra grandi dottori con grandi cuori”.
Del resto, domanda retoricamente il musicista, “la situazione sarà migliore per la gente se si riconsegnerà il paese ai gangster, alla mafia, al governo degli Stati Uniti, la cui storia è basata sullo stuprare e saccheggiare qualsiasi paese del mondo?”.
Da Cuba, l’intervista si sposta poi su altri temi e paesi, inevitabilmente collegati tra loro da un unico comune denominatore: l’imperialismo statunitense. Roger Waters ha infatti citato solo alcuni dei paesi che hanno subito un rovesciamento di governo da parte dell’impero statunitense, manifestando la speranza che ciò non avvenga anche a Cuba e in Cile che, attualmente, si trova in un processo di riscrittura della Costituzione, “per dare al popolo cileno la possibilità di sviluppare una società più simile a Cuba”, basata su principi di legalità, fraternità e libertà.
Infine, nel rispondere alla domanda dell’intervistatore “quando hai iniziato a conoscere Cuba”, Roger Waters ha raccontato di come sua madre, iscritta al Partito Comunista inglese, lo portasse già all’età di 5 anni (nel 1948) “sul duro pavimento di legno” a guardare “film sgranati in 8 millimetri, sulla gente che lottava contro il governo fantoccio dei giapponesi”. Dunque la sua coscienza sociale si sviluppò molto presto e, nonostante l’età, in quegli anni sapeva bene che Cuba era “un'isola caraibica gestita da gangster e da una profonda dittatura dispotica: il regime del peggior dittatore Batista. Ma fondamentalmente, tutti i pezzi erano mossi dalla mafia ed è una meraviglia che il popolo cubano abbia avuto la sua rivoluzione. E ora hanno avuto almeno la possibilità di costruire una società che è in qualche misura egualitaria o forse completamente libera”.
Spesso gli artisti preferiscono tirarsi indietro piuttosto che affrontare certi temi o, peggio ancora, preferiscono seguire la narrativa mainstream anche senza conoscere minimamente l’argomento. Il motivo è da ricercare probabilmente nella paura di ripercussioni sulla propria carriera. Ma una cosa è certa: tra questi artisti, non c’è sicuramente il nome di Roger Waters.

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